Taggato: Memoria

Le otto montagne

Le otto montagne

Paolo Cognetti

Einaudi 2016 (Super Coralli)

Tutta la valle era ancora in ombra e umida di rugiada. Mio padre beveva un caffè nel primo bar aperto, poi si caricava lo zaino in spalla con la solennità di un alpino: il sentiero partiva da dietro una chiesa, o dopo un ponticello di legno, entrava nel bosco e subito si inerpicava. Prima di imboccarlo , alzavo un’ultima volta gli occhi ala cielo. Sopra le nostre teste splendevano i ghiacciai già illuminati dal sole. Il freddo del mattino sulle gambe nude mi dava la pelle d’oca. Sul sentiero mio padre mi lasciava camminare in testa. Mi stava dietro a un passo, così che potessi sentire una sua parola quando serviva e il suo respiro alle mie spalle.

Rilanci

Letture – Il ragazzo selvatico: quaderno di montagna. Paolo Cognetti, Terre di mezzo, 2013

Film – Wild, Jean Claude Vallé, dal romanzo autobiografico di Cheryl Strayed, USA, 2014

Genere

Narrativa, diari e memorie

Parole Chiave

Montagna, memoria, autobiografia, crescita, scelte di vita

Trama

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.
Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.
Paolo Cognetti, uno degli scrittori piú apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo. ( tratto dal sito di Einaudi editore  )

Autore

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. È autore di alcuni documentari – Vietato scappare, Isbam, Box, La notte del leone, Rumore di fondo – che raccontano il rapporto tra i ragazzi, il territorio e la memoria. Per minimum fax media ha realizzato la serie Scrivere/New York, nove puntate su altrettanti scrittori newyorkesi, da cui è tratto il documentario Il lato sbagliato del ponte, viaggio tra gli scrittori di Brooklyn.
Per minimum fax ha pubblicato Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007), vincitore, tra gli altri, del Premio Fucini, del Premio Settembrini e finalista al Premio Chiara, Sofia si veste sempre di nero, selezionato al Premio Strega 2013 e A pesca nelle pozze più profonde. Meditazioni sull’arte di scrivere racconti. Ha vinto il Premio Strega Giovani e il Premio Strega con il romanzo Le otto montagne (Einaudi 2016). ( Le note biografiche sono tratte dal sito dell’editore Minimum Fax)

 

Bibliografia

Tutti i libri di Paolo Cognetti possono essere visionati e prenotati sul sito di Rete Bibliotecaria Bergamasca:

Link

La scheda del libro sul sito dell’editore.

Il blog dell’autore

Una recensione dal sito on line “Critica Letteraria”

L’intervista all’autore apparsa su La Stampa il 22 luglio 2o17

Altro

Primavere e autunni

 

Primavere e Autunni

Matteo DeMonte, Ciaj Rocchi

Becco Giallo, 2015

 

Questo lavoro vorrei poterlo mostrare a mia nonna, e non tanto a mio nonno che invece ne è il protagonista. Mio nonno non era un chiacchierone e quando sono nato io era già vecchio e forse anche malato. Mia nonna, invece, l’ho conosciuta bene, abbiamo vissuto nella stessa casa fino a quando ho avuto vent’anni ed lei che mi ha raccontato questa storia. Erano suoi questi ricordi prima di diventare miei: lei li ha mantenuti vivi per tanto tempo – perché era la sua storia – poi me li ha passati… e oggi vorrei poterle dare questo fumetto, “questo giornaletto” come avrebbe detto lei, per farle vedere che non mi sono dimenticato, anzi. Come aveva fatto lei prima di me, anch’io ho cercato di tenere vivi questi ricordi fissandoli su carta, con un linguaggio semplice, che possa prima di tutto restare per mio figlio, ma non solo. La storia di mio nonno è la storia delle origini della comunità cinese di Milano e di storie come la mia ce ne sono tante,talmente tante che questo libro potrebbe diventare simbolo di una memoria condivisa più ampia, quasi una biografia collettiva. (Matteo demonte, nipote di WU Li Shan)

Rilanci

Letture: S di Gipi, Coconino Press/ Fandango, ultima edizione 2013

Film: Al di là delle Montagne, Jia Zhan Ke, Cina, Francia, Giappone, 2015

 

Genere

Romanzi a fumetti

 

Parole chiave

Memoria – Biografie – Autobiografia

 

Trama

“Wu Li Shan è un giovane venditore ambulante di cravatte. Arriva a Milano nel 1931 da uno sperduto villaggio di montagna della Cina orientale. In città sono appena terminati i lavori della nuovaStazione Centrale e le vie sono piene di gente. Wu non conosce l’italiano ed ha a malapena una stanza dove stare, ma quella città gli piace: adora il rumore dei passi cadenzati sui marciapiedi , le carrozze sulle strade, le chiacchiere delle belle signore che tengono i figli per mano.

Prima di Milano Wu ha vissuto in altre grandi città, come Parigi e Amsterdam, eppure comprende che è l’Italia il luogo che il destino ha scelto per lui e per il futuro della sua famiglia.

Da venditore ambulante a titolare d’azienda, dal matrimonio con la sarta italiana Giulia alla Rivoluzione Maoista che lo allontanerà per sempre dal paese natale, pagina dopo pagina la vita e le imprese di Wu rinascono nella memoria del nipote per diventare finalmente una storia universale.” (tratta dal sito dell’editore BeccoGiallo )

Autori

Matteo Demonte è il nipote di Wu li Shan, il protagonista del racconto biografico. E’ nato a Milano nel 1973, è studioso di lingua e cultura cinese, è stato allievo di Gong Fu tradizionale cinese presso la Ba Ji Shen Quan Hui Guandel maestro Zu Yao Wu e presso la scuola Wu Shu Guandel maestro Chang Zu Yao. Diplomato presso l’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente), ha studiato calligrafia presso la Yunnan University di Kunming e cinese moderno presso l’istituto di Lingua e Cultura dell’Università di Pechino. Nel 2005, insieme a Ciaj Rocchi, ha fondato la GLK Film, un collettivo di videomaker e attori, con cui continua a collaborare a pieno ritmo.

Ciaj Rocchi, (Milano, 1976), dopo aver lavorato per anni nel mondo della comunicazione, nel 2005 ha fondato la Gurukula Film, e da allora è impegnata nella produzione di fiction, documentari, animazioni, in un processo creativo che va dalla scrittura alle riprese, dai costumi al montaggio. Per il resto del tempo è mamma e precaria nel mondo dell’editing video.

(Le notizie biografiche sono tratte dal sito di Fandango Editore )

Bibliografia

Primavere e autunni è la loro opera prima.

 

Link

Una recensione apparsa sul sito on line della rivista “Internazionale”

Un’altra recensione apparsa sul blog “Lo Spazio Bianco”

L’intervista all’autore trasmessa da Radio Popolare e ripresa dal blog dell’editore BeccoGiallo

 

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I nomi che diamo alle cose

I nomi che diamo alle cose

Beatrice Masini

Bompiani, 2016 (I Narratori)

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Scorsa la lettera, l’aveva subito ripiegata – strano, come ci spaventino certe chiamate o convocazioni ufficiali o pubbliche, come se avessimo sempre qualche colpa nascosta o da nascondere – per aprirla subito dopo e di nuovo rileggere le curiose righe centrali. Voleva saperne di più . Una delle poche volte in cui ha riconosciuto il momento giusto, la spinta assoluta, lei che di solito le cose le lascia passare con distacco, come tram fuori orario che se hanno voglia ti aspetteranno, e alla fine non sali perché è troppo tardi, o troppo presto. Vero che non poter dire di no, è diverso dal volere dire di sì, ma al momento le era parsa una sfumatura.

Rilanci

Letture – Bambini nel bosco, Fanucci, 2014

Film – La sedia della felicità, Carlo Mazzacurati, 2013, Italia

 

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Casa, segreti, dono, memoria, scrittura

Trama

“Spesso quando si desidera distrattamente qualcosa si finisce per ottenerlo senza sapere che farsene. È quello che scopre Anna, quarant’anni, quando Iride Bandini, celebre autrice per ragazzi conosciuta anni prima, le lascia in eredità una piccola casa, la portineria della sua proprietà: un curioso, eccessivo gesto di gratitudine che invita Anna a cambiare vita senza rifletterci troppo. Dalla città alla campagna, passato un primo periodo in solitario nuovi legami s’impongono, si rendono necessari: un capomastro gentile e devoto, l’ex segretaria e il figlio irrequieto della scrittrice, uno sceicco che non è uno sceicco, una coppia di contadini con bambine, tutti sembrano volere qualcosa da Anna, come se la sua presenza in quel luogo non fosse quasi casuale ma richiesta. “ ( tratto da ibs.com)

Autore

Beatrice Masini è nata a Milano, dove vive e lavora. Scrittrice, giornalista editor della narrativa per ragazzi traduttrice – ha tradotto dall’inglese la saga di Harry Potter, pubblicato in Italia da Salani.

Ha scritto moltissimi libri per bambini e ragazzi, dagli album illustrati per i più piccoli a romanzi per adolescenti. Le sue storie sono tradotte in tutto il mondo. Nel 2004 ha vinto il “Premio Pippi”  per Signore e signorine – Corale greca, il “Premio Elsa Morante Ragazzi” per La spada e il cuore – Donne della Bibbia e il “Premio Andersen – Il mondo dell’infanzia” come miglior autore. Nei suoi testi affronta con impegno e passione i più diversi generi letterari e le più diverse tematiche: storie di scuola, conversazioni tra nonni e bambini che appagano il bisogno di evadere con la fantasia, ma soprattutto riesce a rappresentare con straordinaria sensibilità il mondo dei ragazzi di oggi, i loro dubbi ed i conflitti come quello vissuto da Olga.  Per la EL ha dato voce alle eroine della classicità greca, protagoniste di commedie e tragedie e dell’epica omerica come Alcesti, Cassandra, Circe, Penelope Nausica, Medea, e alle donne della Bibbia. Bambini nel bosco, è stato finalista al “Premio Strega” del 2010. Con Tentativi di botanica degli affetti, la Masini ha fatto parte dei finalisti del “Premio Campiello” – edizione 2013.

I nomi che diamo alle cose è il suo ultimo romanzo.

Bibliografia

Tutti i libri della Masini, compresa la sua produzione per ragazzi, sul sito di Rete Bibliotecaria Bergamasca

 

Link

Michela Murgia racconta del libro nella trasmissione “Quante storie”

Una recensione di Ida Bozzi apparsa su Corriere della sera/Cultura

Ancora una recensione sul blog Letteratitudine

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Mi ricordo

Mi ricordo

Matteo B. Bianchi

Fernandel, 2004

Mi-ricordo

 

 

Mi ricordo come la lettura dei ricordi di Perec suscitasse quasi automaticamente una cascata di ricordi in me. A volte bastava un nome, una citazione, un modo di dire e subito mi trovavo a zampillare memorie personali. Era i processo del ricordo stesso ad essere stimolato, perché molto spesso i riferimenti dell’autore erano lontanissimi, per collocazione storica, geografica o generazionale, da me. Queste differenze tuttavia non intaccavano l’alchimia: bastava che lui citasse marche di caramelle sconosciute che subito a me tornavano alla mente le marche di quelle che mangiavo io da bambino. E quando, di tanto in tanto, mi capitava di condividere proprio il medesimo ricordo, il senso di identificazione che scattava era eccezionale.

Rilanci

Letture – Mi ricordo – Je me souviens, George Perec, Bollati & Boringhieri

Mi ricordo – I remember, Joe Brainard ????

Film – Amarcord, Federico Fellini, Italia, 1973

 

Genere

Memorie e Diari

Parole Chiave

Ricordi, memoria, scrittura

 

Trama

Mi ricordo è un repertorio di ricordi individuali, un elenco per frammenti strettamente autobiografico. Quello che avviene leggendolo è una specie di rezazione chiamica, i ricodi dell’autore si collegano ai nostri, in alcuni ci ritroviamo, altri fungono da catalizzatore e ne fanno emergere di nostri.

Autore

Matteo B. Bianchi ha pubblicato i romanzi, “Generations of love” (1999), “Fermati tanto così” (2002) ed “Esperimenti di felicità provvisoria” (2006), tutti per Baldini Castoldi Dalai editore. Ha pubblicato inoltre il memoriale “Mi ricordo” (2004) per Fernandel e la favola “Tu Cher dalle stelle” (2006) per Playground. Per sette anni è stato autore del programma quotidiano “Dispenser” di Radio Due RAI. Attualmente è uno degli autori dello show televisivo “Very Victoria”, in onda su MTV. Insieme al regista Max Croci ha realizzato sei cortometraggi: “Volevo sapere sull’amore”, “Cheesecake”, “Golden Hays”, “Babbo a spillo”, “Vedo cose” e “Castigo divino” (gli ultimi cinque prodotti da Sky Cinema). Scrive su “Linus”, “Rolling Stone” e “D di Repubblica” e dirige on-line la sua personale rivista di narrativa ” ‘tina “. (La biografia è stata ricavata dal sito dell’autore)

Bibliografia

Le opere di Matteo B. Bianchi sul sito di e-commerce ibs.it

Link

Se vuoi prenotare una copia del testo, puoi farlo sul sito della Rete bibliotecaria Bergamasca:

La presentazione del libro sul sito dell’editore

Il sito personale dell’autore

E il suo blog

 

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Prendere il volo

Prendere il volo

Adrien Bosc

 Ugo Guanda Editore, 2015 (Narratori della Fenice)

prendereilvolo

Ultimo giorno nell’arcipelago, vado a vedere le balene al di là delle montagne inclinate dove belano le pecore dei contadini dell’isola. A Lajes do Pico, dove i capitani Achab dalle reti sottili, gli emigrati incagliati sui moli dell’oceano, gli agricoltori che hanno scambiato i forconi con arpioni di fortuna sono stati rimpiazzati da navette che, a orari fissi, solcano le acque territoriali di Pico al servizio di tour operator che promettono l’avvistamento di cetacei. Al largo, lontano dalle coste, la pelle blu argentea di una balena, striata di linee chiare, affiora dall’acqua portando con sé canti di ultrasuoni. Vorrei parlarvi di Antonio Tabucchi e di Donna di Porto Pim , raccolta di storie delle Azzorre. Nel prologo il romanziere avverte che i racconti di naufraghi e baleniere sono  simboli dell’ infinito e dell’assoluto. Sul pontile il cuore stretto dalla solitudine e dall’assenza, penso allo schianto, a quell’aereo e ai suoi passeggeri come a immagini mosse dal caso e dalle coincidenze.

Ogni storia è un pretesto. Negli ultimi due anni ho creduto troppo ai segni, alla buona stella, mi sono perso, soltanto il racconto  nei queste vite chiuse dal destino nella carlinga di un Constellation poteva rispondere alle mie domande.

Rilanci

Film – Casablanca, Michael Curtiz, Usa, 1942

Letture – Antologia di Spoon River, Edgar Lee Masters, Rizzoli, Biblioteca Universale Rizzoli, 2014  – Libro in formato digitale)

Donna di Porto Pim, Antonio Tabucchi, Sellerio, 2013

Musica – La belle Historire d’amour, Edith Piaf, 1959

Genere

Romanzo

Parole chiave

Memoria, coincidenze, ricerca

Trama

“È la notte tra il 27 e il 28 ottobre 1949. Un aereo Constellation, modello di punta dell’Air France lanciato dall’eccentrico imprenditore Howard Hughes, decolla dall’aeroporto di Orly, diretto a New York. Non arriverà mai a destinazione. Durante la discesa per fare rifornimento, l’aereo precipita sul monte Redondo, in un’isola delle Azzorre. Nessuno dei trentasette passeggeri e degli undici membri dell’equipaggio sopravvive allo schianto. Adrien Bosc prende avvio da un fatto reale per raccontare quelle vite spezzate a partire da ciò che le unisce: la morte nello stesso istante, per una inesorabile concatenazione di piccoli eventi. Una scelta di prospettiva sorprendente, a dimostrazione che “il destino è sempre una questione di punti di vista”. Ciascuna di quelle vite è un romanzo: ci sono i ricchi e gli umili, i famosi e gli sconosciuti. C’è il pugile Marcel Cerdan, che andava a New York per strappare il titolo di campione del mondo dei pesi medi a Jake LaMotta, il Toro del Bronx. Ad attenderlo Édith Piaf, impaziente di stringere tra le braccia il suo amante: non si sarebbero più rivisti. Tra le altre vittime, un industriale cubano, un commerciante messicano, un autista iracheno, cinque pastori baschi in cerca di fortuna, un’operaia alsaziana che incredibilmente aveva ereditato un’azienda negli Stati Uniti… e una star come la violinista Ginette Neveu, pronta a conquistare la Carnegie Hall. Sono quarantotto naufraghi del cielo di cui viene ricostruito e rivissuto l’ultimo volo, ma anche “quarantotto frammenti di storie che formano un mondo”, destini rievocati come in una moderna Spoon River, con sommesso rammarico e sincera, sobria pietà umana, da un giovane scrittore di grande talento” (Abstract tratto da Rete Bibliotecaria Bergamasca.

Autore

Adrien Bosc è nato ad Avignone nel 1986. Ha fondato la casa editrice Sous Sol, che pubblica le riviste Feuilleton e Desports. Questo è il suo primo romanzo. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: è stato finalista al Goncourt des Lycéens e al Prix Interallié, e ha vinto il Grand Prix du Roman de l’Académie française.

Bibliografia

Questo è il suo primo e unico romanzo.

Link

Una recensione dal blog doppiozero

La presentazione del libro dal portale web de’ Il fatto Quotidiano

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L’ultimo arrivato

L’ultimo arrivato

Marco Balzano

Sellerio, 2014

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Comunque i giorni prima di partire non riuscivo a mettere il naso fuori di casa. Mio padre mi diceva se ero diventato una monachella, ma io non sapevo che dirgli… Un pomeriggio si affacciò al balcone il maestro Vincenzo che sbatteva le lenzuola per far cadere le cimici…

Vieni a trovarmi . Mi disse

Disse che a Milano potevo essere felice. Disse proprio felice e ricordo che la parola mi sembrò come i pantaloni per la campagna. Grande e mala adatta.

“La migliore cosa è scrivere giorno per giorno quello che ti succede. Poche righe possono bastare” disse frugando in un cassetto. “ certe volte si rientra da lavoro stanchi e non si vuole più saperne di niente” e mi allungò un quaderno che chiamò diario perché dentro aveva le date e le ricorrenze dei santi.

“Devo scrivere qui sopra quello che faccio durante il giorno? E’ un compito?” gli domandai come fossimo in classe.

“Su questo diario puoi farci quello che vuoi – continuò senza badarmi -Ti sembrerà di parlare con una persona che la pensa come te. Puoi annotare le cose che fai, ma pure quello che non riesci a confidare a nessuno.”

Rilanci

Film – Così ridevano, Gianni Amelio, 1998 (Leone d’oro alla 55° Mostra del Cinema di Venezia)

 

Letture – La scuola raccontata al mio cane, Paola Mastrocola, 2004

 

Musica – Now that I know Who I am, Nona Hendrix, soundtrack del film Precious

 

Genere

Narrativa – Memorie e diari

Parole chiave

Memoria, bambini, emigrazioni

Trama

Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Sud al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne, ma anche bambini che non si erano mai allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolse migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano, spesso per sempre, nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è “picciriddu” o adulto si spalanca il nuovo mondo, Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro, la scoperta della vita e di sé. Ad aiutarlo c’è poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche e qualche incontro felice. di qualche anno di Elementari.. E tutto gli accade come per la prima volta…

Autore

Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante di liceo. Ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso (Lieto Colle, Premio Gozzano). Nel 2008 è uscito il saggio I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo (Marsilio, Premio Centro Nazionale di Studi Leopardiani). Il suo primo romanzo è Il figlio del figlio che ha vinto numerosi premi nazionali ed è stato tradotto in tedesco . Con l’editore Sellerio ha pubblicato Pronti a tutte le partenze (2013) e L’ultimo arrivato (2014) che ha vinto la 53° edizione del Premio Campiello.

Bibliografia

Tutti i libri di Marco Balzano sul sito di e-commerce, ibs.com

 

Links

La scheda del libro sul sito dell’editore Sellerio

 

Un articolo di Repubblica.it in occasione dell’assegnazione del 53° Premio Campiello

 

Marco Balzano racconta il suo romanzo su Letteratitudine news

 

Un articolo apparso su Rai.cultura

 

 

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Scarti

Scarti

Jonathan Miles

Minimum Fax, 2015 (Sotterranei, 183)

 

scarti

 

 

La spazzatura era l’unica cosa sincera prodotta dalla civiltà, perché era lì che andavano a finire tutti i segreti, tutte le lettere d’amore degli adulteri, e le armi degli omicidi e le poesie incompiute e le fotografie venute male e le bottiglie di liquore vuote che non verranno mai contate e i mucchi di fazzoletti di carta inumiditi da una donna che non capisce perché si sveglia alle tre del mattino e scivola in silenzio accanto al marito perfetto e ai figli perfetti addormentati per piangere al tavolo della cucina su imperfezioni a cui non sa dare nome. Era tutto lì dentro e aspettava solo di essere violato; i fascicoli segreti dell’umanità, riversati settimanalmente sui marciapiedi.

Rilanci

Film – America oggi (Short cuts), Robert Altman, 1993

 

LettureLe correzioni, Jonathan Franzen, Einaudi, 2014 (Super ET)

 

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Memoria, alzheimer, rinascita

Trama

“Talmadge e Micah abitano abusivamente in un appartamento di Manhattan, vivendo serenamente degli avanzi che trovano nei cassonetti, ma il loro equilibrio subisce una scossa quando devono ospitare un vecchio compagno universitario di lui. Elwin, un linguista di mezza età lasciato dalla moglie, deve fare i conti con un padre malato che va perdendo la memoria. Sara, un’avvenente vedova dell’11 settembre, vede sgretolarsi il rapporto con la figlia adolescente e con il secondo marito, Dave, un uomo che ha costruito la sua fortuna riscuotendo debiti scaduti. E mentre i personaggi seguono i loro percorsi – tra epifanie e rese dei conti, vecchi debiti da pagare e tentativi di comunicare con le generazioni future – le storie si muovono verso una convergenza ineluttabile e un epilogo che per il lettore sarà difficile dimenticare. A partire dai detriti, reali e metaforici, delle loro esistenze, Jonathan Miles costruisce un romanzo corale dagli incastri perfetti, tenuto insieme da una prosa impeccabile (e a tratti esilarante) e da una profonda riflessione etica sul concetto di spreco e di consumo, per giungere alla conclusione che tutto, ma proprio tutto, può essere salvato” (dal sito della casa editrice italiana)

Autore

Jonathan Miles (1971) ha esordito con il romanzo Dear American Airlines, nominato dal New York Times «Notable Book» e miglior libro dell’anno da Wall Street Journal, Los Angeles Times e Pittsburgh Post-Gazette. Ha scritto per ilNew York Times e i suoi racconti sono comparsi in numerose antologie. (dal sito della sua casa editrice italiana)

Bibliografia

Scarti è l’unico libro tradotto in italiano.

Jonathan Miles è diventato famoso con Dear American Airlines

 

Link

Speciale “Scarti” – La nota del traduttore

Una recensione pubblicata sul blog il club dei libri

La recensione pubblicata da “Internazionale” a giugno 2015

Altri commenti al libro, li potete trovare sul sito dell’editore italiano Minimum Fax

 

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Rughe

Rughe

Paco Roca

Tunué, 2008-2013

rughe

 

Non capisco perché così tante pasticche, tante diete, tanti divieti

– Be’ per vivere più tempo

– Per mal-vivere più tempo. Intendi dire

– Dai Miguel non iniziare di nuovo con questa storia. Cerchiamo di vivere più tempo per godere della vita e per poter vedere i nostri figli e nipoti…

– Adesso basta discutere. Andiamo ai divani a fare un riposino fino all’ora di cena.

Rilanci

FilmStill Alice, Richard Glatzer,wash Westmoreland, 2015

FilmYouth, Paolo Sorrentino, 2015

LettureLe Braci, Sandor Marai, Adelphi, 2008

MusicaLa città vecchia, Fabrizio De Andrè

 

Genere

Romanzi a fumetti

 

Parole chiave

Vecchiaia, memoria

 

Trama

Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. In questo ambiente, egli apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana. La lotta contro la malattia è sorretta dalla volontà di mantenere la sua memoria e di evitare di essere portato all’ultimo piano, quello del non ritorno. La mancanza di memoria, dai ricordi più complessi alle cose più semplici, come il saper mangiare o il vestirsi, la mancanza di contatto con la realtà, il disagio dei famigliari e dei pazienti nei confronti della malattia, sono descritti con un misto di umorismo e commozione.

Autore

Paco Roca è un fumettista spagnolo contemporaneo. Con le sue storie a fumetti ha vinto numerosi premi internazionali. Quelle tradotte in italiano sono pubblicate dall’editore Tunué

Bibliografia

Tutti i titoli presenti nel catalogo dell’editore italiano Tunué

 

Link

Una recensione pubblicata sul sito Mangaforever

Un’altra recensione pubblicata da Lo spazio bianco

Rughe è diventato anche un film

Il blog dell’autore

 

Altro

Diario

Diario – Edizione integrale

Etty Hillesum

Adelphi, 2012 (anche in altre edizioni)

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Debbo vincere quella paura indefinita che mi porto dentro. La vita è difficile davvero, è una lotta di minuto in minuto, ma è una lotta invitante. Una volta io mi immaginavo un futuro caotico perché mi rifiutavo di vivere l’istante più prossimo. Ero come un bambino molto viziato, volevo che tutto mi fosse regalato. A volte avevo la certezza – peraltro molto vaga – che in futuro sarei potuta diventare ‘qualcuno’ e che avrei realizzato qualcosa di ‘straordinario’, altre volte mi ripigliava quella paura confusa che ‘sarei andata in malora lo stesso’. Comincio a capire perché: mi rifiutavo di adempiere ai compiti che avevo sotto gli occhi, mi rifiutavo di salire verso quel futuro di gradino in gradino.

Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria, avevo la sensazione che ogni cosa che facevo non fosse ancora quella ‘vera’, ma una preparazione a qualcosa di diverso, di grande, di vero, appunto. Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena di viverla ora, oggi, in questo momento; e se sapessi di dover morire domani direi: mi dispiace molto, ma così com’è stato, è stato un bene .

Rilanci

Film – Il convoglio, André Bossuroy, 2010

Film – Hannah Arendt, Margarethe Von Trotta,  Nexo, 2012

Letture – Diario, Anna Frank. Einaudi (molte edizioni)

Musica –  I’ve seen it all, Bjork, 2001 colonna sonora del film Dancer in the dark e raccolte poi nell’album Selma songs

Genere

Diari e memorie

 Parole chiave

Scrittura –Memoria – Shoah

Trama

All’inizio di questo Diario, Etty è una giovane donna di Amsterdam, intensa e passionale. Legge Rilke, Dostoevskij, Jung. È ebrea, ma non osservante. I temi religiosi la attirano, e talvolta ne parla. Poi, a poco a poco, la realtà della persecuzione comincia a infiltrarsi fra le righe del diario. Etty registra le voci su amici scomparsi nei campi di concentramento, uccisi o imprigionati. Un giorno, davanti a un gruppo sparuto di alberi, trova il cartello: «Vietato agli ebrei». Un altro giorno, certi negozi vengono proibiti agli ebrei. Un altro giorno, gli ebrei non possono più usare la bicicletta. Etty annota: «La nostra distruzione si avvicina furtivamente da ogni parte, presto il cerchio sarà chiuso intorno a noi e nessuna persona buona che vorrà darci aiuto lo potrà oltrepassare». Ma, quanto più il cerchio si stringe, tanto più Etty sembra acquistare una straordinaria forza dell’anima. Non pensa un solo momento, anche se ne avrebbe l’occasione, a salvarsi. Pensa a come potrà essere d’aiuto ai tanti che stanno per condividere con lei il «destino di massa» della morte amministrata dalle autorità tedesche. Confinata a Westerbork, campo di transito da cui sarà mandata ad Auschwitz, Etty esalta persino in quel «pezzetto di brughiera recintato dal filo spinato» la sua capacità di essere un «cuore pensante». Se la tecnica nazista consisteva innanzitutto nel provocare l’avvilimento fisico e psichico delle vittime, si può dire che su Etty abbia provocato l’effetto contrario. A mano a mano che si avvicina la fine, la sua voce diventa sempre più limpida e sicura, senza incrinature. Anche nel pieno dell’orrore, riesce a respingere ogni atomo di odio, perché renderebbe il mondo ancor più «inospitale». La disposizione che ha Etty ad amare è invincibile. Sul diario aveva annotato: «“Temprato”: distinguerlo da “indurito”». E proprio la sua vita sta a mostrare quella differenza.

(Dalla presentazione dell’ultima edizione italiana dei diari curata da Adelphi

Autore

Etty Hillesum è stata una giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz nel 1943. La sua vita è diventata emblema del cammino di una donna che oltre tutti i fili spinati, interiori ed esteriori, ha voluto “pensare con il cuore”, alla ricerca di una sorgente molto profonda, il divino che è in noi, da riscoprire e liberare. Partendo da un proprio percorso di autoanalisi e di indagine spirituale Etty Hillesum scelse di confrontarsi con il dolore proprio e altrui, facendosi testimone delle miserie e delle ricchezze dell’esperienza del campo di concentramento.  Per questo motivo, pur potendo salvarsi, decide di seguire i suoi nel campo di sterminio. Si tratta di una scelta di resistenza esistenziale di fronte agli orrori del suo tempo, oltre l’odio alla ricerca di un senso “altro” di sé e della relazione con gli altri.

Bibliografia

La breve vita di Etty Hillesum non le ha consentito di curare la sua passione di scrittrice come avrebbe voluto. Questi i titoli pubblicati

Link

Il sito curato dal Centro studi Etty Hillesum

La puntata dedicate da Rai Storia ad Etty Hillesum

 

Altro

Qui e là. Visioni dai luoghi

Qui e là. Visioni dai luoghi

Anna Fabbrini

Archinto,  2006

quielavisionidailuoghi

 

Fotografo per spalancare il tempo e per fare una stregoneria. Non certo per imbalsamare la vita, ma al contrario per esorcizzare il limite. Fotografo per liberare la mente e i sogni che contiene, per sciogliere i lacci di una storia che, qualunque essa sia, è sempre una e solo quella e quando ti volti  ti chiedi se c’è stata davvero e vuoi sapere dove tutto, il tuo riso, il tuo pianto, le tue fatiche, i denti stretti e  le tue gioie, dove tutto quanto, ora, sia andato a finire.

Fotografo perché mi commuovono i luoghi cari, i visi composti, i legami e le anime. E mi commuove lo sforzo dell’uomo ad addomesticare il mondo, ad arare il mare e i campi, a prevedere i moti del cielo, a domare gli umori della pelle per trasformarli in sentimenti che durano: bisogno di abitudini e confini che mai si pacifica con la passione e il caos che tutto sovverte.

Chi dice che la fotografia sia degli ossessivi non ha colto il punto. La fotografia come ogni graffito è sei sognatori indomabili, è la traccia dell’utopia che afferma che non basta vivere per vivere.

Fotografo per produrre segni di luce e sogni e per dire ai compagni di viaggio: “Guardate amici tutto lo sforzo umano per costruire la dignità e non smettere di cercare. C’è sempre altro ai bordi, c’è sempre un altro punto di vista, ci sono altre meraviglie oltre a quelle che ci concediamo di vedere. Il mondo non finisce dove sembra”.

Rilanci

Film Il sale della terra, Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado, 2014

Letture –  Fotografia come terapia: attraverso le immagini di Luigi Ghirri, Anna d’Elia, Meltemi, 1999

Musica –  Time after time, Cyndi Lauper. Brano contenuto nell’album She so unusual, 1984

 

Genere

Diari e memorie

 Parole chiave

Fotografia – Memoria

 Trama

“Non è un romanzo, non è un saggio, non sono racconti e neppure poesie. Sono fotografie della mente, immagini, flash, scatti, panoramiche, zoomate dello sguardo nei luoghi dell’interno e del mondo. Sono frammenti di presente e di memoria, un modo di cogliere la vita, di immagazzinare volti e cose venendo a patti con le parole che sempre filtrano ogni ingombro, aggiustano l’accumulo e trasformano in esperienza la vaghezza degli stati emotivi, addomesticandoli”. (Dalla presentazione editoriale dell’autrice)

Autore

Anna Fabbrini è psicologa e psicoterapeuta, docente di Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano e delle Scuole di  specializzazione post universitarie in Psicoterapia della Gestalt. E’ supervisore e Didatta ordinario della Federazione Italiana Scuole e Istituti di Gestalt (F.I.S.I.G.) di cui è membro-fondatore.
Dopo diversi anni di lavoro istituzionale presso servizi pubblici per l’età evolutiva, ha fondato a Milano nel 1979, assieme ad Alberto Melucci il Centro Alia – psicoterapia e formazione.
Ha coordinato e condotto numerosi programmi formativi per Enti pubblici ed Istituzioni e ha diretto la Scuola di Formazione in Psicoterapia della Gestalt e il corso biennale sulla relazione di aiuto. E’ stata promotrice e coordinatrice di importanti progetti di ricerca-intervento per l’IRRSAE Lombardia e molti altri enti e istituzioni. E’ stata membro della Commissione Ministeriale del diritto allo studio presso il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica.
Attualmente svolge attività di psicoterapia con adulti, adolescenti, terapia di coppia e gruppi di supervisione per psicoterapeuti. Presso il Centro Alia conduce uno spazio di confronto e di ricerca, il Cantiere della conoscenza clinica  (CCC) che riflette sulle forme emergenti di patologia, sul rapporto tra società contemporanea e disagio psichico e sulle innovazioni della metodologia clinica applicate alle problematiche dell’identità personale, del rapporto mente-corpo nei disturbi psicosomatici e nel trauma.

Dagli anni ’80 svolge l’attività di fotografa. Ha esposto i suoi lavori in diverse mostre personali e collettive. Oltre all’opera qui presentata, ha pubblicato il volume di foto in bianco e nero “I giorni della quiete”, Editore Pazzini, Verucchio 2001, con introduzione di Roberto Mutti e il CD  TERRAMADRE. Impressioni d’Islanda, Comune di Rimini – Museo degli Sguardi.

Bibliografia

I libri disponibili su ibs.com

La bibliografia completa curata dall’autrice

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