Taggato: Autobiografia

Le otto montagne

Le otto montagne

Paolo Cognetti

Einaudi 2016 (Super Coralli)

Tutta la valle era ancora in ombra e umida di rugiada. Mio padre beveva un caffè nel primo bar aperto, poi si caricava lo zaino in spalla con la solennità di un alpino: il sentiero partiva da dietro una chiesa, o dopo un ponticello di legno, entrava nel bosco e subito si inerpicava. Prima di imboccarlo , alzavo un’ultima volta gli occhi ala cielo. Sopra le nostre teste splendevano i ghiacciai già illuminati dal sole. Il freddo del mattino sulle gambe nude mi dava la pelle d’oca. Sul sentiero mio padre mi lasciava camminare in testa. Mi stava dietro a un passo, così che potessi sentire una sua parola quando serviva e il suo respiro alle mie spalle.

Rilanci

Letture – Il ragazzo selvatico: quaderno di montagna. Paolo Cognetti, Terre di mezzo, 2013

Film – Wild, Jean Claude Vallé, dal romanzo autobiografico di Cheryl Strayed, USA, 2014

Genere

Narrativa, diari e memorie

Parole Chiave

Montagna, memoria, autobiografia, crescita, scelte di vita

Trama

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.
Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.
Paolo Cognetti, uno degli scrittori piú apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo. ( tratto dal sito di Einaudi editore  )

Autore

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. È autore di alcuni documentari – Vietato scappare, Isbam, Box, La notte del leone, Rumore di fondo – che raccontano il rapporto tra i ragazzi, il territorio e la memoria. Per minimum fax media ha realizzato la serie Scrivere/New York, nove puntate su altrettanti scrittori newyorkesi, da cui è tratto il documentario Il lato sbagliato del ponte, viaggio tra gli scrittori di Brooklyn.
Per minimum fax ha pubblicato Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007), vincitore, tra gli altri, del Premio Fucini, del Premio Settembrini e finalista al Premio Chiara, Sofia si veste sempre di nero, selezionato al Premio Strega 2013 e A pesca nelle pozze più profonde. Meditazioni sull’arte di scrivere racconti. Ha vinto il Premio Strega Giovani e il Premio Strega con il romanzo Le otto montagne (Einaudi 2016). ( Le note biografiche sono tratte dal sito dell’editore Minimum Fax)

 

Bibliografia

Tutti i libri di Paolo Cognetti possono essere visionati e prenotati sul sito di Rete Bibliotecaria Bergamasca:

Link

La scheda del libro sul sito dell’editore.

Il blog dell’autore

Una recensione dal sito on line “Critica Letteraria”

L’intervista all’autore apparsa su La Stampa il 22 luglio 2o17

Altro

Di che giardino sei?

Di che giardino sei?

Conoscersi attraverso un simbolo

Duccio Demetrio

Mimesis, 2016

 

Il giardino, nelle sue molteplici forme mediante le quali le donne e gli uomini lo hanno concepito, coltivato, fatto rinascere, ha rappresentato di volta in volta il riemergere di desideri, diritti, narrazioni, immagini della nostra umanità, ispirati alla ricerca del bello e della quiete, della laboriosità o dell’ozio, della lentezza e dell’attesa, del bisogno di silenzio. I giardini, nella loro grandiosità o nella insignificante modestia sono da sempre il nostro specchio: riflettono le nostre concezioni della vita, della nostra persona e del carattere, dei nostri stati d’animo e dell’età che, dinnanzi all’apparire di tali interessi, avanzata ci invoglia più di prima ad occuparcene con maggiore determinazione. A nostra immagine e somiglianza li abbiamo inventati, immaginati e realizzati. Ogni giardino il cui nome sia appropriato è portatore di una sua filosofia sofisticata o del tutto pop. In ragione del rapporto con la natura, con la nozione di bello o di sgraziato,con l’idea di ordine o di disarmonia i giardini hanno finito con l’assomigliarci o viceversa. Essi ci ricordano qualcosa di noi insomma, sia coltivandoli in prima persona, sia invidiando chi ne possiede uno ben tenuto , sono una metafora, nella varietà delle loro specie, del nostro agire ed essere nel mondo

Rilanci

Letture –  La religiosità della terra, Duccio Demetrio, Raffaello Cortina, 2013

Film – Oltre il giardino, Hal Ashby, 1979, Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone

Musica –  L’après midi d’un Faune – Preludio, Claude Debussy

 

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Giardini, simboli scrittura, autobiografia, manuali

Trama

Attraverso la ricomposizione delle immagini, dei ricordi, delle fantasie che costituiscono l’archetipo del nostro giardino intimo ognuno di noi può imparare a conoscere più in profondità se stesso e gli altri. Questo saggio restituisce il giardino alla sua funzione di luogo e produzione del mito. Un mito personale, liberato dalle convenzioni uniformanti della dimensione sociale, per accogliere lo spazio interno e privato della memoria, dell’attenzione amorevole a quel che si è stati, a quello che si sceglie di essere

Autore

Già professore ordinario di Filosofia dell’educazione e di Teorie e pratiche della narrazione, è ora direttore scientifico della Libera università dell’ Autobiografia di Anghiari, da lui fondata nel 1998 con Saverio Tutino e di “Accademia del silenzio”. Si occupa di pedagogia sociale, educazione permanente, educazione interculturale ed epistemologia della conoscenza in età adulta. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo: Le solitudini degli uomini. L’interiorità maschile (2010),  Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione(2011) e La religiosità delIa terra. Una fede civile per la cura del mondo(2013). L’ultimo suo libro si intitola L’ingratitudine – la memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina, 2016

Bibliografia

Tutti i libri di Duccio Demetrio si possono consultare o richiedere in prestito nelle biblioteche, sul sito della Rete Bibliotecaria bergamasca

 

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore, disponibile anche in e-book

Una presentazione fatta a Fahreneit – i libri e le idee – Rai Radio tre

 

Altro

Primavere e autunni

 

Primavere e Autunni

Matteo DeMonte, Ciaj Rocchi

Becco Giallo, 2015

 

Questo lavoro vorrei poterlo mostrare a mia nonna, e non tanto a mio nonno che invece ne è il protagonista. Mio nonno non era un chiacchierone e quando sono nato io era già vecchio e forse anche malato. Mia nonna, invece, l’ho conosciuta bene, abbiamo vissuto nella stessa casa fino a quando ho avuto vent’anni ed lei che mi ha raccontato questa storia. Erano suoi questi ricordi prima di diventare miei: lei li ha mantenuti vivi per tanto tempo – perché era la sua storia – poi me li ha passati… e oggi vorrei poterle dare questo fumetto, “questo giornaletto” come avrebbe detto lei, per farle vedere che non mi sono dimenticato, anzi. Come aveva fatto lei prima di me, anch’io ho cercato di tenere vivi questi ricordi fissandoli su carta, con un linguaggio semplice, che possa prima di tutto restare per mio figlio, ma non solo. La storia di mio nonno è la storia delle origini della comunità cinese di Milano e di storie come la mia ce ne sono tante,talmente tante che questo libro potrebbe diventare simbolo di una memoria condivisa più ampia, quasi una biografia collettiva. (Matteo demonte, nipote di WU Li Shan)

Rilanci

Letture: S di Gipi, Coconino Press/ Fandango, ultima edizione 2013

Film: Al di là delle Montagne, Jia Zhan Ke, Cina, Francia, Giappone, 2015

 

Genere

Romanzi a fumetti

 

Parole chiave

Memoria – Biografie – Autobiografia

 

Trama

“Wu Li Shan è un giovane venditore ambulante di cravatte. Arriva a Milano nel 1931 da uno sperduto villaggio di montagna della Cina orientale. In città sono appena terminati i lavori della nuovaStazione Centrale e le vie sono piene di gente. Wu non conosce l’italiano ed ha a malapena una stanza dove stare, ma quella città gli piace: adora il rumore dei passi cadenzati sui marciapiedi , le carrozze sulle strade, le chiacchiere delle belle signore che tengono i figli per mano.

Prima di Milano Wu ha vissuto in altre grandi città, come Parigi e Amsterdam, eppure comprende che è l’Italia il luogo che il destino ha scelto per lui e per il futuro della sua famiglia.

Da venditore ambulante a titolare d’azienda, dal matrimonio con la sarta italiana Giulia alla Rivoluzione Maoista che lo allontanerà per sempre dal paese natale, pagina dopo pagina la vita e le imprese di Wu rinascono nella memoria del nipote per diventare finalmente una storia universale.” (tratta dal sito dell’editore BeccoGiallo )

Autori

Matteo Demonte è il nipote di Wu li Shan, il protagonista del racconto biografico. E’ nato a Milano nel 1973, è studioso di lingua e cultura cinese, è stato allievo di Gong Fu tradizionale cinese presso la Ba Ji Shen Quan Hui Guandel maestro Zu Yao Wu e presso la scuola Wu Shu Guandel maestro Chang Zu Yao. Diplomato presso l’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente), ha studiato calligrafia presso la Yunnan University di Kunming e cinese moderno presso l’istituto di Lingua e Cultura dell’Università di Pechino. Nel 2005, insieme a Ciaj Rocchi, ha fondato la GLK Film, un collettivo di videomaker e attori, con cui continua a collaborare a pieno ritmo.

Ciaj Rocchi, (Milano, 1976), dopo aver lavorato per anni nel mondo della comunicazione, nel 2005 ha fondato la Gurukula Film, e da allora è impegnata nella produzione di fiction, documentari, animazioni, in un processo creativo che va dalla scrittura alle riprese, dai costumi al montaggio. Per il resto del tempo è mamma e precaria nel mondo dell’editing video.

(Le notizie biografiche sono tratte dal sito di Fandango Editore )

Bibliografia

Primavere e autunni è la loro opera prima.

 

Link

Una recensione apparsa sul sito on line della rivista “Internazionale”

Un’altra recensione apparsa sul blog “Lo Spazio Bianco”

L’intervista all’autore trasmessa da Radio Popolare e ripresa dal blog dell’editore BeccoGiallo

 

Altro

I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé

I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé

Raffaella Biagioli

Liguori editore, 2016 (Riletture, 3 – Tracce e memorie pedagogiche)

 

Saper scrivere e parlare di sé è storia delle conquiste delle libertà personali ed è anche la storia di una diffusione della cultura del sé e del bisogno umano di sentirsi protagonisti della propria storia e delle forme più adatte per raccontarla, un modello pedagogico autoermeneutico diretto a dar senso ed a comprendere da multiple angolazioni, l’esperienza interiore, psicologica, estetica e professionale dei soggetti in formazione, siano essi bambini, adolescenti o adulti…E’ scegliendo la via dello scrivere di sé, come attività consueta, non per ambizioni letterarie, ma per autoconoscenza che la fatica di darsi un volto si presenta sotto forma di attività di autoformazione che non conosce arresti né età, non c’è infatti un’età per imparare a parlare e a scrivere di sé.

Rilanci

Letture – Philippe Lejeune Una vita per l’autobiografia, Caterina Benelli, Unicopli, 2006

Film – Boyhood, Richard Linklater, Stati Uniti, 2014. Il Film ha vinto l’Orso d’argento per la miglior regia al Festival di Berlino del 2014 e Patricia Arquette ha vinto l’oscar come miglior attrice non protagonista nel 2015.

Musica – “Hero”, Family of the year,  2014, la canzone che fa da colonna sonora al film.

 

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Pedagogia, scrittura di sé, autobiografia

Trama

Il volume pone a tema le scritture autobiografiche nei loro significati, problematicità, risorse, e si propone come stimolo ad una riflessione densa di possibilità di crescita educativa. Si costituisce attorno ad alcune scelte epistemologiche ben definite: centralità della narrazione e della ricerca ermeneutica, intreccio di riflessione cognitiva e di ricerca-azione come prassi pedagogica e didattica. Propone percorsi narrativi che riguardano i significati della scrittura in ambito pedagogico e vengono presentate alcune metodologie per scrivere e per raccontarsi.

Autore

Raffaella Biagioli è  Professore Associato di Pedagogia Generale e Sociale, presso l’ Universita d Firenze. Si interessa di Pedagogia della Scuola con riferimento alle figure marginali o con difficoltà  di apprendimento. In particolare si è occupata di Pedagogia della Marginalità, di Pedagogia di Genere e di Pedagogia Interculturale con ricadute sulla Didattica e sui Processi Formativi.

Bibliografia

Tutti i libri e gli articoli di Raffella Biagioli sono elencati nella pagina apposita del suo blog personale

 

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore,disponibile anche in e-book

 

Una presentazione fatta a Fahreneit – i libri e le idee – Rai Radio tre

 

Altro

Il museo del mondo

Il museo del mondo

Melania Gaia Mazzucco

Einaudi, 2014 (Frontiere)

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Ne ho scelte cinquantadue – una alla settimana, per un anno…Il desiderio di un’opera è l’unico criterio veramente fondamentale della mia selezione. Non perché abbia mai desiderato possederla o collezionarla…Ma perché ho il desiderio di ascoltarla ancora, consapevole che essa ha tutto da insegnarmi, e non smetterà mai di parlarmi. Ne scrivo appunto per ritrovarla e rivivere l’esperienza di quell’incontro. Se dopo aver letto questi testi, o qualcuno di essi, sentirete anche voi voglia di vedere (o rivedere) questa o quell’opera coi vostri occhi, allora questo museo esisterà davvero e sarà nostro

 

Rilanci

Letture –  La lunga attesa dell’angelo, Melania Gaia Mazzucco, Rizzoli, 2008

Film – Mr. Turner, Mike Leigh, Gran Bretagna, 2014

Musica – Il senso delle cose, Cristina Donà, 2015

Genere

Saggistica, Memorie e diari

 

Parole Chiave

Museo, pittura, scrittura, autobiografia passione, arte,

Trama

“Cinquantadue capolavori per cinquantadue storie. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Giove e Io di Correggio, da Black Iris di Georgia O’Keeffe al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Van Gogh, Caravaggio, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Un museo sempre aperto, pronto ad accogliere il lettore e a fargli incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo” (presentazione tratta dal sito web dell’editore).

 

Autore

Melania G. Mazzucco è laureata in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e in Cinema al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha scritto per anni soggetti e sceneggiature per il cinema.
Dal 1995 collabora all’Enciclopedia Italiana Treccani, per la quale ha curato il settore letteratura e spettacolo di varie opere dell’Istituto.  Nella narrativa ha esordito nel 1992 con il racconto Seval e altri suoi racconti sono stati pubblicati successivamente da varie testate.  I romanzi Il bacio della Medusa (1996) e La camera di Baltus (1998) sono stati ben accolti dal pubblico e sono stati finalisti al Premio Strega.
Con il terzo romanzo, Lei così amata (2000), la Mazzucco ha vinto il SuperPremio Vittorini, il Premio Bari Costa del Levante, il Premio Chianciano e il Premio Napoli.
Ha scritto inoltre numerose storie per la radio e articoli e recensioni sul teatro. Proprio per il teatro, insieme con Luigi Guarnieri ha scritto, a metà degli anni ’90, “Una pallida felicità – Un anno nella vita di Giovanni Pascoli” vincitore della Medaglia d’oro per la drammaturgia italiana nel 1996.
Nel 2003 con Vita Melania Mazzucco ha vinto il Premio Strega.
Del 2012 è  il suo romanzo sulla guerra in Afghanistan Limbo (Einaudi) e Il bassotto e la regina(Einaudi). Nel 2016 pubblica Io sono con te. Storia di Brigitte (Einaudi), vincitore del premio Libro dell’Anno 2016 di Radio3 Fahrenheit  (Le notizie biografiche sono tratte da wuz.it – il social dei libri)

 

Bibliografia

Tutti i libri di Melania G. Mazzucco si trovano nelle biblioteche e si possono prenotare sul sito della Rete Bibliotecaria bergamasca

 

Link

L’intervista all’autrice che presenta la sua opera sul sito di Rai News 24

Una recensione apparsa sul sito Cultura&Culture

 

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L’altra figlia

L’altra figlia

Annie Ernaux

L’ Orma, 2016 (Kreuzville Aleph)

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Da bambina credevo sempre di essere il doppio di un’altra, una che viveva altrove. Di non stare nemmeno vivendo per davvero, ma che la mia vita fosse “la scrittura”, la finzione dell’altra. E’ qualcosa da approfondire, questa assenza d’essere, questo essere fittizio. Forse è questo l’oggetto della finta lettera che sto scrivendo – sono vere solo quelle indirizzate ai viventi….La tua esistenza passa solo attraverso l’impronta che hai lasciato sulla mia. Scriverti non è altro che fare il giro della tua assenza. Descrivere l’eredità d’assenza. Sei una forma vuota che è impossibile riempire di scrittura.

E’ forse dallo scrivere che sei rinata, da quello scendere a ogni libro dentro ciò che non conoscevo in anticipo, come qui, ora, dove ho l’impressione di scostare dei veli che si moltiplicano senza sosta lungo un corridoio infinito.

Rilanci

Letture – Il Posto, Annie Ernaux, L’orma, 2014

Film – Cloro di Lamberto Sanfelice, 2015, Italia

Genere

Memorie e diari

Parole Chiave

Autobiografia, Lutto, Segreti, Identità, Scrittura, Madri e figlie

Trama

Durante un’ assolata domenica d’estate, una bambina ascolta per caso la conversazione della madre con una conoscente e scopre che i genitori hanno avuto un’altra figlia, morta a sei anni, due anni prima che lei nascesse. E’ una rivelazione che cambia per sempre la vita di quella bambina, diventa lo spartiacque di un’infanzia e determina il destino di una donna e di una scrittrice. Ad un certo punto della sua vita adulta, l’autrice sente il bisogno di scrivere una lettera a questa sorella mai conosciuta e di provare a sondare con la scrittura la sua eredità d’assenza.

Autore

Annie Ernaux è nata a Lillebonne nel 1940 ed è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese. Studdiata e pubblicata in tutto il mondo, di recente l’editore Gallimard le ha dedicato una mnografia nella prestigiosa collana Quarto. Nei suoi libri ha reivantato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita, in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale

Bibliografia

Tutti i libri di Annie Ernaux dal catalogo on line lafeltrinelli

 

Link

Una recensione dal blog Il mondo di Athena

Un’altra recensione dal sito internet Le parole e le cose – Letteratura e Realtà

L’intervista di Marco Missiroli: La scrittura, il tempo, l’attesa

Se vuoi prenotare una copia del romanzo,puoi farlo dal sito della Rete bibliotecaria Bergamasca:

 

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PERCHE’ ESSERE FELICE QUANDO PUOI ESSERE NORMALE?

Perché essere felice quando puoi essere normale?


Jeanette Winterson


Arnoldo Mondadori, 2012 e 2014 in Oscar Contemporanea









CITAZIONE

Cercare la felicità, e io l’ho fatto, e lo faccio tuttora, non equivale affatto ad essere felici, una condizione che io trovo effimera, dipendente dalle circostanze e un po’ ottusa.Se il sole splende, goditelo, sì, sì, sì. I giorni felici sono una benedizione, ma i giorni felici passano, devono passare, perché il tempo passa.La ricerca della felicità è più elusiva: dura tutta una vita e non è vincolata ad uno scopo.
Quello che cerco è il significato: una vita che abbia un significato. C’è l’hap, il fato, la giocata che è tua e non è prefissata, ma cambiare il corso del fiume, o dare nuove carte, qualunque sia la metafora che preferisci usare, richiederà un sacco di energie.Ci saranno volte in cui andrà così male che sopravvivrai a malapena e volte in cui capirai che sopravvivere a malapena secondo i tuoi parametri è meglio che vivere una vita pomposa secondo i parametri degli altri.La ricerca non è tutto o niente: è tutto. E niente, come ci insegnano le quest stories.


RILANCI

Film:

The Hours, Le ore, Stephen Daldry, 2002

Letture:


Non ci sono solo le arance, Jeanette Winterson, Arnoldi Mondadori, 1999 (Piccola biblioteca Oscar)

Musica:


L’orologio degli dei, Giovanni Allevi. Tratto da Joy, Ricordi- Sony, 2006

GENERE


Narrativa

PAROLE CHIAVE 


Autobiografia – Identità – Letteratura – Scrittura

TRAMA 


Jeanette Winterson riscrive la sua storia, quella di un’infanzia difficile con i genitori adottivi. A sedici anni – è l’autunno del 1975 – Jeanette sceglie di essere felice, abbandona la casa dei genitori pur di continuare a vedere la ragazza di cui è innamorata e vive per alcuni mesi in una Mini abbandonata, finché la sua insegnante di letteratura le offre un letto a casa sua. E’ la storia di una lotta per la sopravvivenza, della continua ricerca di un senso e di come il suo amore per la lettura e per la scrittura le abbiano più volte salvato la vita.

AUTORE


Jeanette Winterson è considerata una delle migliori scrittrici inglesi viventi. E’ vissuta nel nord dell’Inghilterra e ora vive a Londra. Ha esordito con il romanzo Non ci sono solo le arance che ha vinto il celebre Whitbread First Novel, poi diventata una fortunata serie televisiva della BBC. In Italia è diventata famosa con il romanzo Scritto sul corpo, pubblicato dalla Mondadori che ha pubblicato molti altri suoi libri, tra cui Il sesso delle ciliegie romanzo con cui l’autrice vinse nel 1989 il premio dell’American Arts and Letters Academy.

BIBLIOGRAFIA 


Tutti i libri di Jeanette Winterson, tradotti in italiano sul sito ibs.com


LINK


La scheda del libro sul sito dell’editore

Una recensione dalle pagine della Biblioteca San Giorgio di Pistoia


Un’intervistaalla Winterson apparsa su ilmiolibro.it


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IL CORPO IN CUI SONO NATA

Il corpo in cui sono nata


Guadalupe Nettel


Einaudi, 2014 (I Coralli)







CITAZIONE:
Secondo me il presunto incanto che molta gente attribuisce all’infanzia è uno degli scherzi che gioca la memoria. A prescindere dalle differenze tra una vita e l’altra, sono convinta che nessuna infanzia possa essere del tutto piacevole. I bambini vivono in un mondo dove la maggior parte delle situazioni in cui si trovano sono imposte. Altri decidono per loro: la gente che devono vedere, il luogo in cui devono vivere, la scuola che frequentano, persino ciò che mangiano ogni giorno. Il fatto che mio padre fosse in prigione era parte di tutto ciò. Non serviva a niente piangere o non essere d’accordo.
RILANCI:
Film:

Le Meraviglie, Alice Rohrwacher, 2014 (Grand premio della Giuria al Festival di Cannes, 2014)


Letture:
Zona disagio, Jonathan Franzen, Einaudi, 2006

Musica:
Universo, Cristina Donà, tratto dall’album La quinta stagione

GENERE:
Autobiografia – Narrativa
PAROLE CHIAVE:
Infanzia – Corpo – Scrittura
TRAMA:
Questa è la storia di una bambina cresciuta negli anni Settanta in una famiglia benestante  a Città del Messico. Una storia in cui si parla delle coppie aperte e di quelle che si separano, dei molti viaggi tra la Francia e il Messico, degli esuli cileni e di una nonna reazionaria, delle comuni hippy e di periferie francesi. Una storia di crescita narrata come un lungo resoconto alla dottoressa Sazlavski per venire a patti con la solitudine e con il dolore, ma anche per affermare il proprio riscatto grazie alla lettura e alla scrittura che affinano lo sguardo della narratrice fino a renderlo commovente e profondo ma sempre venato di ironia.
E’, infine, una storia in cui il corpo diventa protagonista e ogni suo segno distintivo in fondo merita di essere raccontato.

AUTORE:
Guadalupe Nettel è una giovane scrittrice messicana, nata a Città del Messico nel 1973. Questo è il suo primo romanzo tradotto in italiano.
Maggiori notizie sulla Nettel, si possono recuperare nella voce in spagnolo a lei dedicata su wikipedia

BIBLIOGRAFIA
Il corpo in cui sono nataè il solo romanzo tradotto in italiano
LINK:
La scheda del libro sul sito dell’editore Einaudi 

Una recensione apparsa su Qlibri.it

Un’ulteriore recensione apparsa su europaquotidiano.it
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IL BAR DELLE GRANDI SPERANZE


Il bar delle grandi speranze

J.R Moehringer

Piemme, 2007












CITAZIONE:
Ci andavamo per ogni nostro bisogno. Quando avevamo sete, naturalmente, e fame, e quand’eravamo stanchi morti. Ci andavamo se eravamo felici, per festeggiare, e quand’eravamo tristi, per tenere il broncio. Ci andavamo dopo i matrimoni e i funerali, a prendere qualcosa per calmarci i nervi, e appena prima, per farci coraggio. Ci andavamo quando non sapevamo di cosa avevamo bisogno, nella speranza che  qualcuno ce lo dicesse. Ci andavamo in cerca di amore,o di sesso, o di guai, o di qualcuno che era sparito, perché prima o poi capitava lì. Ci andavamo soprattutto quando avevamo bisogno di essere ritrovati.
Il mio elenco personale di bisogni era lungo. Figlio unico abbandonato da mio padre, avevo bisogno di una famiglia, di una casa e di uomini. Specialmente di uomini. Mi servivano uomini come mentori, eroi, modelli, e come contrappeso maschile alla madre, la nonna, la zia e le cinque cugine con cui vivevo. Il bar mi ha fornito tutti gli uomini di cui avevo bisogno, e uno o due di cui avrei fatto volentieri a meno.   
RILANCI:
Film:
Smoke, Wayne Wang, Paul Auster, 1995
Letture:
Trilogia di New York, Paul Auster,  Einaudi, 2007. (Molte altre edizioni)
Musica:
Let’s get lost, Chet Baker


GENERE:
Narrativa, Diari e memorie.
PAROLE CHIAVE:

Autobiografia, Scelte di vita, Scrittura

TRAMA:
Una storia di formazione e di riscatto appassionata ed intensa che racconta le avventure di JR dalla prima infanzia fino all’età adulta.
Figlio unico, vive con la madre nella casa dei nonni materni, con una zia e un imprecisato numero di cugini. Il bimbo cresce catturato da una voce, quella del padre- disc-jockey in una radio di New York – che ha abbandonato lui e sua madre in condizioni di precarietà e di povertà
La madre è una figura di riferimento positiva che non abbandona mai il sogno di una vita migliore e fa di tutto per realizzarlo, il protagonista le è molto affezionato ma cerca anche qualcosa di più.
A otto anni quando anche la voce della radio scompare, J.R. corre al bar dell’angolo e là scopre un mondo nuovo, un coro turbolento di nuove voci da cui rimane incantato. Si tratta di baristi, camerieri, poliziotti, allibratori, soldati, star del cinema, poeti che si ritrovano tutti al “Dickens” per raccontare le proprie storie o dimenticare i propri guai, annegandoli in epiche bevute. Saranno questi uomini, ognuno con la propria diversa umanità a prendersi cura di lui e ad accompagnarlo verso l’età adulta.
AUTORE:
J. R. Moehringer è un giornalista e uno scrittore americano, nato nel 1964.
Diplomato alla Yale University ha iniziato la sua carriera giornalistica come fattorino al New York Times per poi approdare al Los Angeles Time in cui lavora come corrispondente dal 1994
 Nel 2000 vince il Premio Pulitzer per il giornalismo di approfondimento con il suo  Ritratto di Gee’s Bend, una isolata comunità fluviale in Alabama dove vivono molti discendenti di schiavi, e di come la loro vita possa cambiare in seguito all’arrivo di un traghetto verso la terraferma.
Il bar delle grandi speranze(The tender bar, 2005) è il suo primo romanzo e riceve molti importanti riconoscimenti. Il libro è stato definito da diversi giornali americani tra cui il New York TimesUsa today come “Il più bel libro dell’anno”.
Ha contribuito in modo sostanziale alla stesura di Open, l’autobiografia del tennista statunitense Andre Agassi, pubblicata nel 2009 (in Italia nel 2011).
Il suo ultimo romanzo risale al 2012, Sutton(Pieno giorno in Italia, ed. True Piemme), storia del rapinatore Willie Sutton, detto “l’Attore”.
BIBLIOGRAFIA
Open,2011 Einaudi

Pieno giorno ( Sutton), Piemme, 2013


LINK:
La scheda del libro sul sito dell’editore Piemme

Una recensione apparsa su panorama.it


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L’AMORE E’ TUTTO. E’ TUTTO CIO’ CHE SO DELL’AMORE

L’Amore è tutto. E’ tutto ciò che so dell’amore

Michela Marzano

Utet, 2013









CITAZIONE:

L’amore, quello vero, è fatto di un andirivieni continuo tra la realtà e l’immaginazione. Un andare verso l’altro poco prima di allontanarsi. Un esserci che non può impedire all’altro di essere talvolta assente.

Anche nell’amore più grande c’è uno spazio vuoto che non si può riempire, con tante zone d’ombra che non si potranno mai cancellare.

Non c’è amore senza incertezze. E le incertezze sono il contrario esatto della cristallizzazione.

Solo l’ideale è immobile. Solo ciò che non esiste non cambia mai.

RILANCI:
Film:
Le onde del destino, Lars Von Trier, 1996 ( Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes del 1996) 

Letture:
La piazza del diamante, Mercè Rodoreda, La Nuova frontiera, 2008; Beat, 2012

Musica:

      Los suenos, Astor Piazzolla ( dalla colonna Sonora del film Sur)


GENERE:
Diari e Memorie
PAROLE CHIAVE:
Amore – Autobiografia
TRAMA:
Michela Marzano sa che, sull’amore, di libri ne sono stati scritti molti; per formazione e professione conosce quello che hanno detto i filosofi e poi ha letto i poeti e i romanzieri. E’ anche convinta che, con le teorie, coi libri, l’amore c’entri poco o niente: l’unico amore che vale la pena di essere raccontato è quello quotidiano, reale, concreto. L’amore che siamo e che ci portiamo addosso.
Da bambina che sogna il Principe Azzurro a donna che oscilla tra l’eccesso di romanticismo e una sorta di cinismo per proteggersi dalle delusioni, una sera –  per caso, per gioco – incontra l’uomo che diventerà suo marito. La narrazione si dipana da quell’incontro, che pare simile a molti altri, al suo matrimonio, attraversando tutte le diverse fasi di costruzione della relazione amorosa.
Non aspettatevi quindi un manuale o un saggio filosofico, piuttosto una sorta di memoriale che partendo dall’esperienza di vita dell’autrice, esprime ciò che tutti prima poi hanno vissuto o vivono nel proprio rapporto amoroso. È un libro di speranza e tristezza, ma soprattutto un libro che racconta un’esperienza comune, uguale per tutti noi, anche se poi per ognuno di noi assume una forma differente.
AUTORE:
Michela Marzano è nata a Roma nel 1970. Ha studiato all’università di Pisa e ha conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. È autrice di numerosi saggi e articoli di filosofia morale e politica. In Italia ha pubblicato, tra gli altri, Estensione del dominio della manipolazione (2009), Sii bella e stai zitta (2010),Volevo essere una farfalla (2011), Avere fiducia (2012). Direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali (SHS – Sorbona) e professore ordinario all’Université Paris Descartes, dirige una collana di saggi filosofici per le Edizioni PUF e collabora con “la Repubblica” e con “Vanity fair” dove cura una rubrica dal titolo, l’amore è tutto? Attualmente è anche deputato del Parlamento italiano e membro della Commissione Gustizia.

BIBLIOGRAFIA:
Un  elenco dei suoi libri – in francese e in italiano – raccolti sulla voce di Wikipedia a lei dedicata.

LINK:
La scheda del libro sul sito dell’editore Utet

Un lungo articolo di  Elvira Serra dal Corriere 


Il blog di Michela Marzano


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