Dovunque eternamente

Dovunque, Eternamente

Simona Rondolini

Elliot, 2014 (Scatti)

dovunqueeternamente

Cominciò a passare le ore nello studio vuoto di suo padre. Le piaceva stare lì perché, mezzo buio com’era anche di giorno, la faceva sentire al sicuro come un animaletto del bosco nella sua piccola tana. Un giorno fece partire il cd che suo padre aveva nello stereo. Era la Prima Sinfonia di Mahler. Claudio Abbado che dirigeva la Chicago Symphony Orchestra. Lesse sul retro di copertina l’indicazione apposta da Mahler al primo movimento…-lento, strascicato, come un suono della natura- e non sentì niente. Ma sul display i secondi scorrevano. Allora diede un mezzo giro alla manopola del volume e si diffuse un suono del tutto diverso da ciò che lei associava alla musica. Sibilo Incorporeo, tremolio lucente del pulviscolo in una foresta all’alba, rumore della natura prima che la musica venisse inventata, una nota tenuta dei violini, acutissima, e una profondissima dei contrabbassi. Non le aveva udite a volume basso perché strisciavano davvero, letteralmente, fuori dal fondo primordiale dell’essere. Trattenendo nei polmoni il fiato, e con esso la certezza e la paura che in quel momento stava per cominciare tutto.

Rilanci

Film – La Perdizione – Vita di Gustav Mahler – Ken Russel, Usa, 1974

Letture – Stabat Mater, Tiziano Scarpa, Einaudi, 2008

Musica – Gustave Mahler, Sinfonie Nr.1 in D-Dur, diretta da Leonard Bernstein ed eseguita dalla Wiener Philharmoniker

Genere

Narrativa

Parole chiave

Musica, Padri e figlie , Identità

Trama

“Per tutta la vita Laura Paliani si è sentita in dovere di essere all’altezza dei propri genitori, il padre Luigi, famoso direttore d’orchestra, e la madre Olga, altrettanto celebre cantante lirica. È una famiglia inusuale e complicata quella di Laura: si parla poco, e la musica, sempre al centro di tutto, sostituisce le parole, avvicina e allontana i tre. Specialmente Luigi, che dal confronto con l’arte dell’amato Mahler (nessuno sa dirigere una sua composizione come Paliani) esce ogni volta spossato fisicamente e psicologicamente. Ed è proprio dopo un ciclo mahleriano che l’uomo cade in uno stato di depressione profonda che lo conduce in un vicolo cieco dell’anima, nel quale si perde per sempre. Laura, in seguito a profondi contrasti con la madre, decide di lasciare casa, far perdere le sue tracce e iniziare una nuova vita in un’altra città, una vita senza musica, in cui le giornate scorrono uguali, scandite dal lavoro in una fabbrica per la macellazione di conigli. Poi un giorno un telegramma la raggiunge costringendola a fare i conti con tutto ciò che si è lasciata alle spalle, ma soprattutto a fare i conti con se stessa e con la musica che, capisce finalmente, anche grazie a uomini come suo padre riesce a collegare mondi separati, a mostrare dimensioni invisibili” (tratto da Rete Bibliotecaria Bergamasca

Autore

Simona Rondolini è nata nel 1970 a Perugia, dove vive. Nel 1989 si è diplomata nel Liceo Classico della sua città e nel 1995 ha conseguito presso l’Università di Perugia la Laurea in Filosofia. Fino al dicembre 2010 ha lavorato nell’azienda commerciale di proprietà della sua famiglia. Da allora ha ripreso a scrivere racconti e ha portato a termine “I costruttori di ponti”, che è il suo primo romanzo e che ha ricevuto la menzione speciale della Giuria al Premio Calvino, anno 2013. Nel 2014, Elliot pubblicherà il suo romanzo con il titolo “Dovunque Eternamente”

Bibliografia

Questo è il suo primo e , per ora, unico romanzo. Il titolo originale era “I costruttori di ponti”, che è il suo primo romanzo e che ha ricevuto la menzione speciale della Giuria al Premio Calvino, anno 2013. Nel 2014, Elliot pubblicherà il suo romanzo con il titolo “Dovunque Eternamente”

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore

Un’intervista all’autrice, apparsa sul blog GraphoMania

Una recensione pubblicata sulla rivista culturale on line MINIMA&MORALIA

Un’altra recensione dal sito Cronache letterarie

 

 

Altro

Il silenzio delle vittime

Il silenzio delle vittime

Robert Wilson

Longanesi, 2004 (La Gaja Scienza, 874)

silenziodellevittime

 

Mentre tornava Falcon aveva tre pensieri che gli ronzavano nella testa. Perché Ignacio Ortega lo inquietava tanto? Era chiaro che non avesse ucciso suo fratello, ma quell’uomo si teneva ben chiuso nella testa qualcosa e questo faceva pensare che avesse qualche responsabilità. Come si rompeva una noce dura come Ignacio Ortega? E come si poteva scoprire ciò che un morto aveva nascosto dentro di sé? Come sarebbe stato più facile il lavoro dei poliziotti se si fosse potuto e scaricare e leggere sullo schermo il contenuto della mente altrui! Il software della vita. Che aspetto avrebbe avuto? I fatti distorti dalle emozioni. La realtà trasformata dall’illusione. La verità ricoperta dal rifiuto della verità. Sviluppare un programma per sbrogliare quell’intrico non sarebbe stata cosa da poco

Rilanci

Film – Mystic River, Clint Eastwood, Usa, 2003

Letture – Una piccola morte a Lisbona, Robert Wilson, 2001

 

Genere

Narrativa

Parole chiave

Siviglia, psicopterapia, pedofilia

Trama

Un mattino di una torrida estate sivigliana i coniugi Vega vengono trovati morti nella loro casa di Santa Clara, la città-giardino costruita nei primi anni Cinquanta dagli americani . Gli indizi sembrano indicare un patto suicida, ma l’ispettore Falcón non è convinto. Dalle indagini sull’ attività di Rafael Vega, emergono ambigui legami con la mafia russa e un probabile caso di doppia identità. I primi interrogatori ai ricchi vicini, lasciano il protagonista con molti dubbi e diverse piste di indagine aperte. Javier Falcon, rientrato al lavoro dopo un periodo di forte disagio, indaga avvalendosi del suo percorso di psicoterapia, chiedendo aiuto alla sua terapeuta per far luce su un delitto del passato che ha inquietanti legami con quelli del presente.

Autore

“Robert Wilson non è il tipico autore di gialli all’inglese. Nato nel 1957 e laureatosi a Oxford nel 1979, ha cominciato giovanissimo a viaggiare per il mondo lavorando presso società di trasporto marittimo, pubblicità e commercio in Africa, in Asia e in Grecia. Nel corso della sua esistenza ha dunque assorbito culture e visioni differenti che lo distaccano dalla scuola del giallo britannico. Ha sempre coltivato la passione per la scrittura, alla quale si è dedicato a tempo pieno dopo essersi stabilito in Portogallo. Da molti critici paragonato a Raymond Chandler per il virile romanticismo dei suoi protagonisti, si è assicurato il premio Gold Dagger per Piccola Morte a Lisbona” (notizia tratta dal sito di Longanesi, il suo editore italiano)

Bibliografia

Alcuni libri dell’autore sul sito di Meridiano Zero

Altri libri in italiano di Robert Wilson dal sito di Longanesi

Link

 

La scheda del libro 

 

Una recensione apparsa sul blog mangialibri.com

 

 

Altro

Depressione, lavoro e identità – Il fiume, la canoa e la psicoterapia.

Il Divenire in pillole.

Storie di sedute cliniche inventate.

A cura della Dottoressa Gloria Volpato.

Un numero crescente di donne e di uomini sta cercando un nuovo modo di svolgere il proprio lavoro e di vivere la propria vita. Spesso questo desiderio nasce in una fase matura della propria esistenza. Purtroppo, i condizionamenti del passato e le convinzioni interne possono impedire di vedere con chiarezza l’emergenza di nuovi bisogni.

Così accade che la persona inconsapevole presenti un quadro depressivo, fatto di smarrimento e di mancanza di motivazione ad impegnarsi nel lavoro come un tempo. Se a livello sociale sarebbe più opportuna avere la possibilità di evolvere verso un’idea più circolare ed umanizzante delle carriere e dei percorsi lavorativi, a livello individuale, è importante sapere che gli ostacoli risiedono all’interno del mondo psichico di ognuno e riguardano la ridefinizione dei parametri personali di successo, in termini di qualità di vita e di significato della propria esistenza.

Il colloquio qui proposto – un racconto completamente inventato che prende spunto da tante storie cliniche che ho incontrato negli anni – parla proprio della difficoltà di lasciare andare i propri riferimenti interni per dare ascolto alla necessità di un’evoluzione.

Facendo emergere i condizionamenti interni, legati principalmente alla storia personale e poi alla cultura di appartenenza, è possibile iniziare ad aprirsi alla possibilità di lasciare il certo per l’incerto.

Storia di una donna che voleva avere anche una vita.

Dottoressa ho perso completamente il mio amore per il lavoro. Mi sento persa e depressa. Cosa? Che dice? Dovrei rinunciare alla mia identità professionale per recuperare la mia passione? Ma è matta? È come chiedermi di rinunciare al mio nome! La mia identità coincide con quello che faccio. Che c’è di sbagliato in questo? La mia carriera è tutto quello che ho, è ciò a cui ho dedicato ogni singolo istante della mia esistenza. I miei pensavano a questo già dall’infanzia. Ho fatto le migliori scuole, ho suonato il violino e praticato danza classica per imparare l’impegno e la disciplina. Grazie a questo, ho capito che ci vuole una totale dedizione per raggiungere il successo, altrimenti fallisci. Chiedermi di dimenticare la mia identità professionale è rinunciare anche ai valori imposti dalla mia famiglia. Ah, certo, dottoressa, so dove vuole arrivare. Secondo lei sono ancora succube di una legge che arriva dall’infanzia. Come dite voi psicologi? Ah sì: sono irretita. Anche questa volta, finirà che è tutta colpa della mamma e del papà se sono messa conciata così.

Le sembro arrabbiata? Davvero? Certo che lo sono, con Lei e con tutti quelli che vogliono prendersela con la mia famiglia. Io vado fiera di aver fatto un matrimonio come quello della mia mamma e una carriera come quella del mio papà! Sono una dirigente d’azienda, ma la mattina mi alzo per prima e preparo una colazione biologica per tutti, compreso il cane.

Bene! Ha capito. Mi fa piacere che stia zitta… Perché piango ora ? Cribbio! Che motivo ho per piangere? Ho un lavoro bellissimo, tutti mi stimano, ho un marito e dei figli meravigliosi… Dio quanto mi odio! Perché sono fatta così male? È tutta colpa mia, se non sono capace di essere felice.

Perché mi chiede quanti anni ho? Ne ho quarantasette. Cosa c’entra l’età?

Perché mi chiede se ho degli amici? Non vedo perché dovrei raccontarle di come passo il mio tempo libero Cosa c’entra con la mia depressione?

Sì, ha ragione, sono terribilmente aggressiva. Non mi ero resa conto prima d’ora di quanto fossi arrabbiata. Cosa c’è che non va con Lei? Forse lo so, ma mi vergogno a dirlo. Mi vergogno di provare questi sentimenti di invidia nei suoi confronti.

Non so nemmeno bene cosa invidiarle… Non credo che guadagni più di me; investo parecchio denaro dall’estetista e, con rispetto parlando, io e Lei non sembriamo coetanee. Eppure, io sento che Lei ha qualcosa che io non ho….. Non so se sia vero, ma Lei sembra essere soddisfatta.

Se un cliente mi trattasse come io la sto trattando, ecco io mi sentirei persa. Invece Lei sembra mantenere una certa tranquillità. Non ha paura che gli altri possano pensare male di Lei, che la giudichino?

Cosa ha che vedere questo con me? In che senso?

Bingo! Dottoressa, bel colpo! Sono competitiva con Lei? Si ha ragione, non ne posso fare a meno. Se vorrei qualcosa di diverso? Dio come lo vorrei, ma non ci riesco, non so come si fa. Io traduco qualsiasi cosa in una sfida, in una montagna da scalare. Non sono capace di farmi bastare niente. Mi sento sempre alla rincorsa di qualcosa. I riconoscimenti che ho spariscono come nebbia al sole, è come se dentro di me non avessero alcun peso. Invece i miei errori, i miei difetti, le mie manchevolezze ne acquistano sempre di più.

Dove ho imparato tutto questo? Mah non saprei… A dire il vero lo so, ma ho paura a dirlo.

Ha un fazzoletto? Grazie, la prossima volta le porto un pacchetto nuovo. Non molla eh? Vuole proprio portarmi dove io non voglio vero? Va bene, smettiamola con questo gioco, prima o poi dovrò pur cominciare a guardare dentro la mia storia. Si fa questo dallo strizza, vero?

Ricordo che mia madre si sentiva sempre inferiore, perché non aveva studiato e aveva fatto la casalinga. Aveva cresciuto me e mio fratello mentre mio padre costruiva il suo piccolo impero provinciale. Quando osava dire qualcosa, mio padre la zittiva, dicendole che quando il buon dio aveva distribuito i cervelli lei era nel cesso. Dottoressa, se io non guadagno soldi mi sento male, malissimo.

Mio padre ha sempre fatto pesare il fatto che lui ci faceva star bene economicamente e ha sempre dato i soldi a mia madre con il contagocce. Se non guadagno, mi sento incapace e ho paura. Se per un momento immagino di dipendere da qualcuno, impazzisco. Mi sale un terrore incomprensibile. Mi vergogno tanto.

Sa cosa diceva mia nonna? Anche se le scarpe non si adattano ai nostri piedi, dobbiamo portarle comunque. Rido. Sa perché? Perché sia io che mia madre abbiamo l’ossessione per le scarpe… Ah, non avrei mai pensato di scoprire oggi il perché della mia ossessione per scarpe che non metto mai. Sono compulsiva, ne compro almeno un paio alla settimana. Si, è così.

Le sue parole risuonano dentro di me terribilmente: la mia professione è l’unica cosa sulla quale posso contare per avere la sensazione di valere qualcosa in questo mondo. Che ironia della sorte: mi sento intrappolata proprio in quello che credevo mi avrebbe reso libera.

La prego, dottoressa, mi aiuti a scendere da questa giostra infernale, perché la verità è che sono sfinita. Mi sento ostaggio di me stessa. È come se sapessi che sull’altra sponda del fiume c’è quello che desidero, ma anziché trovare le forze per attraversarlo, passo il tempo a dire che le acque sono fredde, che la corrente è forte e così via.

Bella questa immagine che mi propone: la psicoterapia come un corso di canoa. Ci sto… E quando avremo finito… Le regalerò una pagaia.

Altro

A pesca nelle pozze più profonde

A pesca nelle pozze più profonde

Paolo Cognetti

Minimum Fax, 2014 (Nichel, 66)

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A un certo punto del mio apprendistato mi in testa che, se volevo diventare un bravo scrittore di racconti, dovevo imparare a pescare. Non solo perché tutti i miei scrittori preferiti erano pescatori, né per la misteriosa attrazione della letteratura americana verso balene, pescispada, trote e salmoni, ma perché in quel periodo immaginavo la scrittura come una sorta di monachesimo, e ogni monaco che si rispetti ha una pratica di meditazione, dunque la pesca sarebbe stato il mio yoga, la mia danza vorticosa, il mio tiro con l’arco, la mia preghiera.

Il valore metaforico era fuori discussione. Che cosa si fa, mi dicevo, quando si va a pescare? Si sta da soli in riva all’acqua, che è la vita, cercando di catturare i pesci che ci nuotano dentro che sono le storie. Da fuori l’acqua nasconde i suoi segreti, ma un bravo pescatore è in grado di capire la profondità dal poco che si vede in superficie, di pazientare mentre tutto sembra immobile e di tenersi pronto.

Rilanci

Film – Moby dick – La balena bianca, John Huston, USA,1956

Letture – Addio Hemingway, Leonardo Padura Fuentes, Il saggiatore, 2015 (tascabili)

Genere

Saggistica

Parole chiave

Scrittura, pesca, ricerca

Trama

Il libro racchiude l’educazione letteraria e sentimentale di Paolo Cognetti, un promettente scrittore italiano di racconti. Utilizzando la metafora della pesca e del pescatore, l’autore si interroga su cosa ci sia dietro il lavoro quotidiano sulla pagina e quale sia il prezzo da pagare per riuscire a racchiudere il mondo in venti cartelle. Da Raymond Carver a Ernest Hemingway, da J.D. Salinger a Alice Munro, da John Cheever a Flannery O’Connor, Cognetti, Cognetti ci conduce nelle vite interiori e nelle botteghe di questi autori, che sono i suoi maestri. Un libro sull’arte di raccontare storie.

Autore

Paolo Cognetti è stato ospite del Festival Presente Prossimo nelle scorse settimane. Le notizie biografiche sono tratte dal sito del Festival:

Paolo Cognetti (Milano, 1978). Ha sempre avuto una predilezione per il racconto breve americano, che da Hawthorne e Poe arriva fino ad Alice Munro, passando per Hemingway, Salinger e Carver. Come narratore è stato naturale scegliere la stessa forma: ha pubblicato finora tre raccolte di racconti – Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007), Sofia si veste sempre di nero (2012) – tutte uscite per Minimum fax. La passione per l’America l’ha portato a realizzare documentari su New York (Scrivere New York del 2004, ritratti di scrittori newyorkesi) e due libri di viaggio: New York è una finestra senza tende(Laterza 2010) e Tutte le mie preghiere guardano verso ovest (Edt 2014). La sua altra passione, quella per la montagna, l’ha spinto a vivere diversi mesi l’anno in Val d’Aosta. Su un’esperienza di eremitaggio in baita ha scritto Il ragazzo selvatico (Terre di mezzo 2013). Il suo ultimo lavoro è una raccolta di meditazioni sull’arte di leggere e scrivere racconti, A pesca nelle pozze più profonde (Minimum fax 2014).

 I suoi film preferiti

– In mezzo scorre il fiume di Robert Redford
– I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee
– Into the Wild di Sean Penn

Bibliografia

Tutti i libri dell’autore sul sito di Minimum Fax

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore

Nella sezione del sito di Minimum Fax dedicata al libro si trovano raccolte recensioni, interviste all’autore e un video in cui Cognetti parla di come si scrive un racconto

L’autore parla del suo libro nel suo blog

Altro

Il libro delle cose nuove e strane

Il libro delle cose nuove e strane

Michel Faber

Bompiani, 2015 (Narratori Stranieri)

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Ti vedo sulla riva di un grande lago. E’ notte e il cielo è pieno di stelle. In acqua ci sono centinaia di barchette di pescatori. Su ciascuna c’è almeno una persona, su alcune ce ne sono tre o quattro, ma è troppo buio per vedere bene. Le barche non vanno da nessuna parte perché hanno buttato l’ancora e tutti stanno ad ascoltare. C’è un tale silenzio che non devi neanche gridare. La tua voce si propaga lungo la superficie.

Rilanci

Letture: Non lasciarmi, Kazuo Ishiguro, Einaudi, 2006 (Supercoralli)

Film: Lei/ Her, Spike Jonze, Usa, 2013

Musica: All I need, Radiohead

 

Genere

Narrativa

Parole chiave

Fede, perdita, amore

Trama

Peter, un pastore cattolico, decide di seguire la sua vocazione e tenta un’impresa incredibile quella di portare la “buona novella” ad una popolazione aliena che abita su un altro pianeta, colonizzato dagli umani ma che si trova a milioni di anni luce dalla Terra. Per farlo, dovrà lasciare la moglie Bea, la sua compagna di vita. E’ un singolare romanzo  questo. Si costruisce sull’epistolario “digitale” di Bea e Peter che cercano di colmare le distanze siderali scrivendo continuamente di loro. Il nuovo pianeta ha aria respirabile, acqua e cibo a volontà e gli alieni sono molto diversi dagli umani e incredibilmente miti e ben disposti. Eppure assomiglia ai desolati ambienti di periferia dipinti da Hopper nei suoi quadri.  Desolanti sono anche i colonizzatori umani che sembrano essere stati scelti proprio  per la loro mancanza di legami. Peter è all’inizio l’eccezione ma la distanza lo mette molto alla prova e presto si rende conto di come e quanto la sua missione sia diversa da quella che si era prefigurato.

Autore

Michel Faber è cresciuto in Australia e dal 1993 vive in una vecchia stazione ferroviaria nel nord della Scozia. È autore, tra l’altro, della raccolta di racconti La pioggia deve cadere (Einaudi Stile libero, 2008) e dei romanzi, pubblicati da Einaudi: Sotto la pelle (Stile libero, 2004 e Super ET, 2006), A voce nuda (Stile libero, 2005), Il petalo cremisi e il bianco (Stile libero, 2003 e Super ET, 2005), I gemelli Fahrenheit (Stile libero, 2006) e I centonovantanove gradini (L’Arcipelago, 2006). Nel 2005 ha partecipato a Il mio nome è nessuno. Global Novel e ha pubblicato in anteprima mondiale in Italia la raccolta di racconti Natale in Silver Street (Stile libero, 2005). I suoi libri sono tradotti in 22 paesi.

A cura di Wuz.it

Bibliografia

Tutti i libri tradotti in italiano di Faber, li potete trovare nel sito di e-commerce, ibs.it

Link

La scheda del libro sul sito del suo editore italiano

Una recensione di Leonetta Bentivoglio pubblicata da  Repubblica.it

Un’ altra recensione pubblicata sul blog iodonna.it

Altro

Il gatto venuto dal cielo

Il gatto venuto dal cielo

Hiraide Takashi

Einaudi, 2015 (Il contesto, 53)

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Ci ricordiamo spesso di quando la gatta Chibi comparve, e di quando entrò nella nostra casetta in affitto. Era il tardo autunno del 1988… In un luminoso pomeriggio, chissà quando, si era infilata nello spiraglio la sciato dalla porta socchiusa. Le zampe di un bianco splendente, calpestavano con circospezione la pedana di legno, per metà investita dal sole, su cui era posata la lavatrice. Lei osservava in silenzio la povera stanza, esprimendo con tutto il corpicino un’educata curiosità… Una volta capito come si accedeva alla nostra casetta, Chibi aveva preso l’abitudine di entrare silenziosa, se solo le si lasciava uno spiraglio. Non è che venisse a fare danni: passeggiava piano piano per la casa. Spesso il suo flessuoso corpicino sembrava sparire tra un oggetto e l’altro…

Rilanci

Film – Gli Aristogatti, Wolfgang Reitherman Walt Disney Production, 1970
Letture – Storia di una gabbanella e di un gatto che le insegnò a volare. Luis Sepulveda, Salani editore, 1996

Musica – C’era una volta una gatta, Gino Paoli, 1961

Genere

Narrativa

Parole chiave

Gatti, amore, riconciliazione

Trama

“Un gatto entrò nella loro vita. E la cambiò per sempre. Chibi si autoinvita nella cucina di una coppia che sembrava non avere piú nulla da dirsi, e come una brezza dolce e scatenata spazza via i silenzi che dividevano marito e moglie. Giorno dopo giorno, le visite della piccola ospite – Chibi rifiuterà sempre di farsi adottare: è uno spirito libero lei! – regalano gioie nuove, scoperte continue, un modo diverso di prendersi cura l’uno dell’altro. Hiraide Takashi ha saputo raccontare con il passo enigmatico e saggio dei gatti la splendida storia di un amore ritrovato. “ (Notizia tratta dal sito dell’editore Einaudi)

Autore

Hiraide Takashi è nato nel 1950 nella prefettura di Fukuoka. Si trasferisce a Tokyo per studiare all’università e dalla fine degli anni Settanta inizia a lavorare in una casa editrice. Fin da giovanissimo inizia a pubblicare poesie e racconti e oggi è considerato uno dei piú importanti e raffinati poeti giapponesi. Il gatto venuto dal cielo (Einaudi 2015) in patria è oggetto di culto da molti anni, ed è diventato un autentico best seller in Francia, Inghilterra e Stati Uniti.

Bibliografia

Questo è l’unico libro tradotto in italiano

Link

La recensione di Ernesto Ferrero pubblicata da La Stampa/Tuttolibri

La recensione di Silvia Pelizzari pubblicata sul blog Finzioni

La recensione pubblicata da L’Huffington Post

Altro

L’ultimo arrivato

L’ultimo arrivato

Marco Balzano

Sellerio, 2014

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Comunque i giorni prima di partire non riuscivo a mettere il naso fuori di casa. Mio padre mi diceva se ero diventato una monachella, ma io non sapevo che dirgli… Un pomeriggio si affacciò al balcone il maestro Vincenzo che sbatteva le lenzuola per far cadere le cimici…

Vieni a trovarmi . Mi disse

Disse che a Milano potevo essere felice. Disse proprio felice e ricordo che la parola mi sembrò come i pantaloni per la campagna. Grande e mala adatta.

“La migliore cosa è scrivere giorno per giorno quello che ti succede. Poche righe possono bastare” disse frugando in un cassetto. “ certe volte si rientra da lavoro stanchi e non si vuole più saperne di niente” e mi allungò un quaderno che chiamò diario perché dentro aveva le date e le ricorrenze dei santi.

“Devo scrivere qui sopra quello che faccio durante il giorno? E’ un compito?” gli domandai come fossimo in classe.

“Su questo diario puoi farci quello che vuoi – continuò senza badarmi -Ti sembrerà di parlare con una persona che la pensa come te. Puoi annotare le cose che fai, ma pure quello che non riesci a confidare a nessuno.”

Rilanci

Film – Così ridevano, Gianni Amelio, 1998 (Leone d’oro alla 55° Mostra del Cinema di Venezia)

 

Letture – La scuola raccontata al mio cane, Paola Mastrocola, 2004

 

Musica – Now that I know Who I am, Nona Hendrix, soundtrack del film Precious

 

Genere

Narrativa – Memorie e diari

Parole chiave

Memoria, bambini, emigrazioni

Trama

Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Sud al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne, ma anche bambini che non si erano mai allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolse migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano, spesso per sempre, nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è “picciriddu” o adulto si spalanca il nuovo mondo, Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro, la scoperta della vita e di sé. Ad aiutarlo c’è poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche e qualche incontro felice. di qualche anno di Elementari.. E tutto gli accade come per la prima volta…

Autore

Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante di liceo. Ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso (Lieto Colle, Premio Gozzano). Nel 2008 è uscito il saggio I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo (Marsilio, Premio Centro Nazionale di Studi Leopardiani). Il suo primo romanzo è Il figlio del figlio che ha vinto numerosi premi nazionali ed è stato tradotto in tedesco . Con l’editore Sellerio ha pubblicato Pronti a tutte le partenze (2013) e L’ultimo arrivato (2014) che ha vinto la 53° edizione del Premio Campiello.

Bibliografia

Tutti i libri di Marco Balzano sul sito di e-commerce, ibs.com

 

Links

La scheda del libro sul sito dell’editore Sellerio

 

Un articolo di Repubblica.it in occasione dell’assegnazione del 53° Premio Campiello

 

Marco Balzano racconta il suo romanzo su Letteratitudine news

 

Un articolo apparso su Rai.cultura

 

 

Altro

Scarti

Scarti

Jonathan Miles

Minimum Fax, 2015 (Sotterranei, 183)

 

scarti

 

 

La spazzatura era l’unica cosa sincera prodotta dalla civiltà, perché era lì che andavano a finire tutti i segreti, tutte le lettere d’amore degli adulteri, e le armi degli omicidi e le poesie incompiute e le fotografie venute male e le bottiglie di liquore vuote che non verranno mai contate e i mucchi di fazzoletti di carta inumiditi da una donna che non capisce perché si sveglia alle tre del mattino e scivola in silenzio accanto al marito perfetto e ai figli perfetti addormentati per piangere al tavolo della cucina su imperfezioni a cui non sa dare nome. Era tutto lì dentro e aspettava solo di essere violato; i fascicoli segreti dell’umanità, riversati settimanalmente sui marciapiedi.

Rilanci

Film – America oggi (Short cuts), Robert Altman, 1993

 

LettureLe correzioni, Jonathan Franzen, Einaudi, 2014 (Super ET)

 

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Memoria, alzheimer, rinascita

Trama

“Talmadge e Micah abitano abusivamente in un appartamento di Manhattan, vivendo serenamente degli avanzi che trovano nei cassonetti, ma il loro equilibrio subisce una scossa quando devono ospitare un vecchio compagno universitario di lui. Elwin, un linguista di mezza età lasciato dalla moglie, deve fare i conti con un padre malato che va perdendo la memoria. Sara, un’avvenente vedova dell’11 settembre, vede sgretolarsi il rapporto con la figlia adolescente e con il secondo marito, Dave, un uomo che ha costruito la sua fortuna riscuotendo debiti scaduti. E mentre i personaggi seguono i loro percorsi – tra epifanie e rese dei conti, vecchi debiti da pagare e tentativi di comunicare con le generazioni future – le storie si muovono verso una convergenza ineluttabile e un epilogo che per il lettore sarà difficile dimenticare. A partire dai detriti, reali e metaforici, delle loro esistenze, Jonathan Miles costruisce un romanzo corale dagli incastri perfetti, tenuto insieme da una prosa impeccabile (e a tratti esilarante) e da una profonda riflessione etica sul concetto di spreco e di consumo, per giungere alla conclusione che tutto, ma proprio tutto, può essere salvato” (dal sito della casa editrice italiana)

Autore

Jonathan Miles (1971) ha esordito con il romanzo Dear American Airlines, nominato dal New York Times «Notable Book» e miglior libro dell’anno da Wall Street Journal, Los Angeles Times e Pittsburgh Post-Gazette. Ha scritto per ilNew York Times e i suoi racconti sono comparsi in numerose antologie. (dal sito della sua casa editrice italiana)

Bibliografia

Scarti è l’unico libro tradotto in italiano.

Jonathan Miles è diventato famoso con Dear American Airlines

 

Link

Speciale “Scarti” – La nota del traduttore

Una recensione pubblicata sul blog il club dei libri

La recensione pubblicata da “Internazionale” a giugno 2015

Altri commenti al libro, li potete trovare sul sito dell’editore italiano Minimum Fax

 

Altro

Rughe

Rughe

Paco Roca

Tunué, 2008-2013

rughe

 

Non capisco perché così tante pasticche, tante diete, tanti divieti

– Be’ per vivere più tempo

– Per mal-vivere più tempo. Intendi dire

– Dai Miguel non iniziare di nuovo con questa storia. Cerchiamo di vivere più tempo per godere della vita e per poter vedere i nostri figli e nipoti…

– Adesso basta discutere. Andiamo ai divani a fare un riposino fino all’ora di cena.

Rilanci

FilmStill Alice, Richard Glatzer,wash Westmoreland, 2015

FilmYouth, Paolo Sorrentino, 2015

LettureLe Braci, Sandor Marai, Adelphi, 2008

MusicaLa città vecchia, Fabrizio De Andrè

 

Genere

Romanzi a fumetti

 

Parole chiave

Vecchiaia, memoria

 

Trama

Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. In questo ambiente, egli apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana. La lotta contro la malattia è sorretta dalla volontà di mantenere la sua memoria e di evitare di essere portato all’ultimo piano, quello del non ritorno. La mancanza di memoria, dai ricordi più complessi alle cose più semplici, come il saper mangiare o il vestirsi, la mancanza di contatto con la realtà, il disagio dei famigliari e dei pazienti nei confronti della malattia, sono descritti con un misto di umorismo e commozione.

Autore

Paco Roca è un fumettista spagnolo contemporaneo. Con le sue storie a fumetti ha vinto numerosi premi internazionali. Quelle tradotte in italiano sono pubblicate dall’editore Tunué

Bibliografia

Tutti i titoli presenti nel catalogo dell’editore italiano Tunué

 

Link

Una recensione pubblicata sul sito Mangaforever

Un’altra recensione pubblicata da Lo spazio bianco

Rughe è diventato anche un film

Il blog dell’autore

 

Altro

La donna è un’isola

La donna è un’isola

Audur Ava Olafsdottir

Giulio Einaudi, 2013

donnaeunisola

 

E’ allora, precisamente in quel momento, che per la prima volta mi rendo davvero conto di quello che sono. Sono una donna al centro di un disegno, un disegno finemente intessuto, fatto di sentimenti e di tempo. E le cose che mi stanno capitando, e che hanno un impatto profondo sulla mia vita, sono talmente tante che sembra non si limitino ad avvenire semplicemente una dopo l’altra, ma piuttosto che accadano su diversi piani di pensieri, di sogni e di stati d’animo contemporaneamente: momenti inscritti all’interno di altri momenti. Soltanto tra molto tempo mi riuscirà di discernere un filo logico, nel caos di quello che sta succedendo.

Rilanci

Film Back soon, Solveig Anspach, Islanda- Francia 2008

(Un sorprendente “road movie” islandese. Anche se in lingua originale con i sottotitoli in inglese, ne consiglio la visione)

Letture – 101 Reykjavik, Hallgrimur Helgason, Guanda, 2001

Musica – Hyperballad, Bjork, 2012

 

Genere

Narrativa,

 

Parole chiave

Amicizia, Maternità, Perdita, Viaggio

 

Trama

“Due donne, tre uomini, tre pesci rossi, un bambino. Una vincita a una strana lotteria, una profezia di una medium, e un viaggio che esplora le strade dell’Islanda e l’anima di una donna.
La protagonista di questa storia ha trentatré anni  e conosce undici lingue. Ha gli occhi verdi, i capelli castani tagliati cortissimi, traduce testi che cura maniacalmente in superficie – senza troppo curarsi del senso – e poi consegna a domicilio.  La sua migliore amica, Auður, è una musicista, è incinta di due gemelle, che dovrà crescere da sola, come da sola ha cresciuto il primo figlio, Tumi. Tumi ha quattro anni e la saggezza di un vecchio. Non sente, e neppure vede benissimo, ma non gli sfugge nulla e la sua curiosità è immensa.

E ancora: un marito fedifrago tormentato dai dubbi, un veterinario sensibile, e un «terzo uomo» misterioso, quarantasette ricette più o meno sperimentali e uno schema per lavorare a maglia…
E poi l’Islanda, che se ne sta lì, «accucciata, come un povero randagio perduto e bagnato, con le zampe raccolte sotto di sé». Con il freddo e  la pioggia che non smette, le notti lunghissime e scenari di inaspettata meraviglia.

A tenere insieme il tutto, la scrittura inconfondibile di questa autrice capace di mettere in scena mondi improbabili e renderli, ai nostri occhi, gli unici mondi possibili.

Il desiderio, l’amore, la maternità e l’amicizia vivono in questo delicatissimo romanzo on the road e si combinano in sfumature inedite”

(dalla recensione sul sito della casa editrice)

Autore

Auður Ava Ólafsdóttir è nata a Reykjavík nel 1958. Ha insegnato Storia dell’arte ed è stata direttrice del Museo dell’Università d’Islanda.
Per Einaudi ha pubblicato Rosa candida (Supercoralli 2012, Super ET 2014; tradotto in tutti i maggiori paesi europei e negli Stati Uniti), La donna è un’isola (Supercoralli 2013, Super ET 2014) e L’eccezione (Supercoralli 2014).

 

Bibliografia

I libri dell’autrice, pubblicati in italiano, sono nel catalogo Einaudi

 

Link

Una recensione di Roberto Cotroneo, pubblicata sul suo blog

 

Un’intervista pubblicata da La Repubblica, in occasione dell’uscita di questo romanzo in Italia

 

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