Momenti di trascurabile felicità

Momenti di trascurabile felicità

Francesco Piccolo

Einaudi, 2014 (Super ET)

 

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Non parti mai, d’estate. Te ne stai sempre a casa di giorno e giri per la città di notte. E’ il periodo dell’anno che ti piace di più. Agosto: La parte centrale di agosto, meglio. Una settimana, al massimo dieci gioni, quello è il momento perfetto. Tutti vanno in vacanza e tu rimani qui. E’ la tua vacanza senza vacanza.

E’ come se avessi un balcone che affaccia su tutta la città e da giugno la vedessi riempirsi sempre di più, con le notti piene di cose da fare ela gente che non ha nessuna voglia di tornarsene a casa. A un certo punto, però, ti accorgi che la gente laggiù comincia a venire meno. Se ti sporgessi a cercare di ascoltare le parole, sentiresti che si salutano, domani parto ci riivediamo quando torno. Pian piano la città si vuota. E in mezzo ad agosto saluti l’ultimo amico: e finalmente rimani solo.

Così la chiami: la tua vacanza senza vacanza.

Rilanci

Letture Mi ricordo, George Perec, Bollati e Boringhieri, 2013

FilmLa felicità è un sistema complesso, Paolo Genovese, Italia, 2016

Genere

Narrativa

 Parole Chiave

Felicità, frammenti

Trama

“Sei in coda al supermercato in attesa del tuo turno, magari sei bloccato nel traffico, oppure aspetti che la tua ragazza esca dal camerino di un negozio d’abbigliamento. Sei un po’ distratto, insomma. Quando all’improvviso la realtà intorno a te sembra convergere in un solo punto, e lo fa brillare. E allora capisci di averne appena incontrato uno. I momenti di trascurabile felicità funzionano così: possono annidarsi ovunque, pronti a pioverti in testa e farti aprire gli occhi su qualcosa che fino a un attimo prima non avevi considerato.
Per farti scoprire, ad esempio, quant’è preziosa quella manciata di giorni d’agosto in cui tutti vanno in vacanza e tu rimani da solo in città. Quale interesse morboso ti spinge a chiuderti a chiave nei bagni delle case in cui non sei mai stato e curiosare su tutti i prodotti che usano. O la soddisfazione nel constatare che un amico ha ripreso in poco tempo tutti i chili persi con una dieta faticosissima che, per qualche giorno, sei stato tentato di fare anche tu.

A metà strada tra Mi ricordo di Perec e le implacabili leggi di Murphy – ma col gusto tutto italiano della divagazione – Francesco Piccolo mette a nudo con spietato umorismo i piaceri più inconfessabili, i tic, le debolezze con le quali prima o poi tutti noi dobbiamo fare i conti. Pagina dopo pagina, momento dopo momento, si finisce col venire travolti da un’inarrestabile ondata di divertimento, intelligenza e stupore.
Con la stessa sensibilità con cui ha perlustrato l’Italia «spensierata», Francesco Piccolo raccoglie, cataloga e fa sue le mille epifanie che sbocciano a ogni angolo di strada. Perché solo riducendo a spicchi la realtà si riesce ad afferrare per la coda – magari un attimo appena – il senso più profondo della vita” ( tratto da einaudi.it)

Autore

Francesco Piccolo, classe 1964, è scrittore e sceneggiatore. P ha firmato sceneggiature importanti per Nanni Moretti, Paolo Virzi, Francesca Archibugi e Silvio Soldini. Per Einaudi ha pubblicato: La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010), Il desiderio di essere come tutti (2013) che ha vinto il Premio Strega nel 2014. L’ultimo libro pubblicato è Momenti di trascurabile infelicità(2015).

 Bibliografia

Tutti i libri di Francesco Piccoli nel cataologo on line della Rete Bibliotecaria Bergamasca

Link

La recensione su wuz.it

L’articolo apparso su L’Unità on line

 

Altro

Atti osceni in luogo privato

Atti osceni in luogo privato

Marco Missiroli

Feltrinelli, 2015 (I narratori)

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Tra le faccende che avevano preso una brutta piega c’erano le insufficienze in matematica e la sfioritura completa delle mie compagne che un tempo promettavano. Ma la disfatta era un’altra: a sedici anni finiti ero vergine anche di baci, al contrario di Antoine che aveva fatto progressi con una turista americana affascinata dalla erre moscia.

Comunque durante quell’anno: John McEnroe aveva vinto Wimbledon; riuscivo a fare puzzle da mille pezzi, avevo smesso di leggere il futuro con le carte; Antoine mi teneva lontano da sua sorella Lunette; l’estate eravamo tornati in Italia per una settimana e avevo rivisto Lorenzo e Mario. Entrambi avevano amoreggiato con due tedesche a Forte dei Marmi; Parigi mi piaceva.

In tutto questo la mia voce si era fatta scura, e anche il mio cuore: presagiva violente rivoluzioni

Rilanci

Letture – Lo Straniero, Albert Camus, Bompiani, 2001 (I Grandi Tascabili)

Il deserto dei Tartari, Dino Buzzati

Il filo del rasoio, Somerset Maughan

Diario del Corpo, Daniel Pennac (link interno)

FilmIl Grande Freddo, Lawrence Kasdan, USA, 1983.

Baci Rubati, Francois Truffaut, Francia, 1968

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Crescita, identità, sessualità, amore

Trama

“Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna.
Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere”. Tratto dal sito di Feltrinelli, l’editore del romanzo 

 

Autore

Marco Missiroli è nato a Rimini nel 1981 e vive e lavora a Milano. Con il suo primo romanzo, Senza coda (Fanucci,2005), ha vinto il Premio Campiello Opera Prima.  L’editore Guanda ha pubblicato
ha pubblicato i romanzi Il buio addosso (2007), Bianco (2009) e Il senso dell’elefante che lo rende famoso e guadagna diversi premi (2012; premio Selezione Campiello 2012, premio Vigevano e premio Bergamo). Per Feltrineli ha pubblicato Atti osceni in luogo privato (2015; Premio Mondello 2015). Scrive per le pagine della Cultura de’ Il «Corriere della Sera».

Bibliografia

Tutti i libri di Marco Missiroli raccolti nel catalogo on line della Rete Bibliotecaria Bergamasca

 

Link

Il Book Trailer del romanzo

L’incontro con Marco Missiroli raccontato in un articolo di Annalisa Veraldi sul sito web wuz.it

L’intervista di La Daga su leultime20.it

La recensione di Gad Lerner sul suo blog

La recensione sul sito web de’ Il fatto Quotidiano

Il profilo facebook dell’autore

 

Altro

Foto Terapia. Metodologia e applicazioni cliniche

Foto Terapia. Metodologia e applicazioni cliniche

Judy Weiser

Franco Angeli, 2013 (Psicoterapie)

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“Se conservi ancora la mia fotografia, vuol dire che mi tieni ancora nel cuore”

Sapeva esattamente quello che voleva: “là accanto a quell’albero, con il mare sullo sfondo”. Osservò la scena per comporla nella sua mente e poi tracciò una X sul terreno con il suo piede per segnare l’esatto punto in cui la sua amica avrebbe dovuto mettersi con la macchina fotografica. “Aspetta a scattare finché non sono pronta e sono in posa con il mio braccio attorno all’albero. Quando sorrido, fai la foto e stai attenta a non includere nessun altro nella foto”. E la sua maica fece del suo meglio per soddisfare le sue richieste. Guardando tutto questo dal balcone dell’hotel, fui colpita nuovamente dalla precisione delle aspettative che le persone hanno riguardo alla registrazione fotografica dei loro momenti speciali. Ero anche abbastanza in ansia per l’amica della donna che ci si aspettava scattasse quell’immagine perfetta che avrebbe poi dovuto testimoniare la bella vacanza.

Mi chiesi cosa ne sarebbe stato di quel singolo scatto: sarebbe stato custodito nella sua casa a memoria di una vacanza passata con un’amica o sarebbe stato immediatamente bocciato perché non era come lei lo aveva immaginato? Le sarebe piaciuto come appariva nell’immagine finale o forse avrebbe trovato che invece le ricordava sua madre? Magari questa foto avrebbe portato alla memoria ricordi associati ad altri luoghi, altre persone, altri momenti della vita, collegandosi ad esperienze simili o sarebbe servita solo come icona di un momento felice e isolato in confronto alla successiva disillusione? Era consapevole del fatto che quel momento che aveva scelto per fermare il tempo contenesse così tanti significati?

Rilanci

Film – Blow up di Michelangelo Antonioni, Gran Bretagna/Italia,1966 (Palma D’oro al Festival di Cannes, 1967)

Letture – Fotografia come terapia, Anna D’Elia, Meltemi, 1999

Musica – Rimmel, Francesco De Gregori, dall’omonimo album, RCA, 1975

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Fotografia, terapia, manuali

Trama

“…Questo manuale insegna ad usare in terapia foto e album di famiglia ed avviare così con i pazienti un dialogo che consenta di dare forma a sentimenti che altrimenti potrebbero rimanere celati all’indagine verbale. Judy Weiser spiega come usare questo dialogo per riportare alla memoria informazioni e ricordi dimenticati, frenati o rimossi, e come applicare queste intuizioni ad una efficace strategia terapeutica. Il manuale propone sia un quadro teorico in cui la tecnica si cala, sia tecniche dettagliate, illustrazioni aneddotiche ed esercizi pratici che aiuteranno gli psicoterapeuti ad avvicinarsi a questa pratica. Guardando tutti i tipi di fotografie – quelle che il paziente colleziona, quelle per le quali posa, o quelle che scatta – la Weiser spiega come far entrare il paziente in contatto con il linguaggio fotografico.
Fornendo esempi tratti da casi reali per illustrare come le risposte dei pazienti possano essere integrate nel processo terapeutico, Judy Weiser presenta uno strumento che può essere utilizzato indipendentemente dalla matrice teorica di riferimento.
Inoltre, ai lettori viene offerta la possibilità di scaricare da questo sito nell’area Biblioteca Multimediale, un ricco materiale aggiuntivo di esercizi ed esempi” (dalla presentazione del manuale sul sito di Franco Angeli)

Autore

Judy Weiser, psicologa, arte-terapeuta, consulente, formatore, docente universitario, ha speso più di 35 anni a studiare, spiegare ed insegnare la Foto Terapia. Dirige il PhotoTherapy Centre di Vancouver, Canada.

Bibliografia

Fototerapia. Metodologia e applicazioni cliniche è il suo unico libro

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editoredisponibile anche in e-book

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=1250.224

Sulla stessa pagina due link ad altrettante recensioni apparse su diverse testate.

Il sito del Phototherapy-centre di Vancouver diretto da judy Weiser

 

 

Altro

Era una notte buia e tempestosa

Era una notte buia e tempestosa. Piccoli esercizi di scrittura creativa

Davide Giansoldati – Ivan Ottaviani

Editrice bibliografica, 2015 (I libri di wuz)

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Era una notte buia e tempestosa è l’incipit per antonomasia che tutti conoscono e associano alle imprese letterarie di Snoopy, che nel corso degli anni è diventato l’icona dell’autore esordiente…

Era una notte buia e tempestosa è uno dei simboli delle scuole di scrittura creativa e anche noi lo abbiamo utilizzato all’interno dei nostri incontri di Writers and Readers. E ci sembrava giusto intitolare così questo libro, come tributo a questo incipit leggendario… Seguendo il nostro stile questo non è solo un libro da leggere, è anche da scrivere, da rileggere, da riprendere a distanza di tempo per trovare nuovi stimoli e idee per raccontare storie.. Se la paura del foglio bianco può sembrare simile al tormento di una notte buia e tempestosa, con questo libro, vogliamo cercare di portare il sereno nel cielo della scrittura che, prima di tutto, è un gioco, una sfida creativa, è il risultato di tante lampadine che si accendono per una nuova idea.

Rilanci

Film Julie e Julia di Nora Ephron, Stati Uniti, 2009

LetturePubblicare un libro, Maria Grazia Cocchetti, Editrice bibliografica, 2015 (I libri di Wuz)

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Scrittura, Incipit, Manuali

Trama

Dall’incipit più famoso della letteratura (nonostante l’autore sia un cane bracchetto), un agile manuale di scrittura creativa, a cura degli stessi autori di Scrivilo!.

Attraverso nove capitoli, il lettore è guidato in un percorso che parte dalle “componenti fondative” della narrazione come la descrizione dei luoghi, dei personaggi, degli oggetti. Come gestire poi i dialoghi al meglio? Come non perdere di vista l’azione? Come riuscire a trovare la propria “voce”?

Stimolante e denso di spunti eterodossi (avreste mai pensato di scrivere un dialogo tra un Comic Sans e un Times New Roman?), un piccolo scrigno di esercizi pratici da tenere sempre accanto alla tastiera per vincere timidezze e il timore del foglio bianco. (Dalla presentazione editoriale del sito Editrice Bibliografica )

Autori

Davide Giansoldati e Ivan Ottaiani sono formatori e autori di diversi manuali di scrittura. Hanno ideato il metodo “Writers and Readers” per migliorare la propria scrittura basato su quattro pilastri importanti: scrivere,leggere, ascoltare e valutare. È il frutto di sei anni di corsi di formazione, progetti, esperimenti e feedback che hanno portato alla creazione di un manuale a questo dedicato, Scrivilo!

Bibliografia

I libri di Davide Giansoldati e Ivan Ottaviani

http://www.editricebibliografica.it/cerca.php?s=giansoldati

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore, disponibile anche in e-book

La recensione della pubblicazione apparsa su aphorism

 

 

 

Altro

L’impostore

L’impostore

Javier Cercas

Guanda, 2015 (I narratori della Fenice)

 

L'impostore (L')

 

Il risultato del miscuglio tra una verità e una menzogna è sempre una menzogna, tranne che nei romanzi, dove è una verità. Marco ha confuso di proposito i romanzi e la vita: avrebbe dovuto mescolare verità e menzogna nei primi non nella seconda; avrebbe dovuto scrivere un romanzo. Magari se avesse scritto un romanzo non avrebbe fatto ciò che ha fatto. Magari è un romanziere frustrato. O magari non lo è e non gli bastato scrivere un romanzo e ha voluto viverlo. Marco ha fatto della sua vita un romanzo.

Per questo ci sembra spaventoso: perché non ha accettato di essere chi era e ha avuto la temerarietà e la sfacciataggine di inventarsi a furia di menzogne; perché le menzogne sono sbagliatissime nella vita, anche se sono giustissime nei romanzi. In tutti, è chiaro, tranne che in un romanzo senza finzione o in un racconto reale. In tutti, tranne che in questo libro.

 

Rilanci

FilmL’impostore, Bart Layton, 2012

LettureL’avversario, Emmanuel Carrère, Adelphi, 2013

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Verità, menzogna, identità, narcisismo

Trama

Un affascinante romanzo vero, ma allo stesso tempo una mirabile opera di finzione. La finzione, però, in questo caso non è esclusivamente frutto della fantasia dell’autore, ma è opera dello stesso protagonista, Enric Marco. Chi è Enric Marco? Un novantenne di Barcellona, militante antifranchista, che negli anni Settanta è stato segretario del sindacato anarchico – la CNT – e in seguito ha presieduto l’associazione spagnola dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, ricevendo numerosi riconoscimenti per il coraggio dimostrato negli anni e la testimonianza degli orrori del lager. Enric Marco è un impostore. Perché nel 2005 la sua menzogna è stata pubblicamente smascherata. Enric Marco, come ha rivelato uno storico, non è mai stato internato a Flossenbürg, e anche la sua partecipazione alla guerra civile spagnola non è affatto dimostrata.  Javier Cercas traduce in un romanzo singolare l’enigma del personaggio, le sue verità e le sue bugie. In queste pagine intense si dipana un intero secolo di Storia, raccontato con la passione di un sovversivo della letteratura e un’ammirevole onestà dissacratoria.

(Tratto dal sito dell’editore Ugo Guanda)

 

Autore

È un collaboratore abituale dell’edizione catalana di “El País” e del supplemento del sabato e dal 1989 è docente di letteratura spagnola all’Università di Gerona. E’ un romanziere molto prolifico e interessante che ha vinto con le sue opere numerosi premi.
Ha raggiunto il successo con Soldati di Salamina (Guanda 2002), che in Spagna è arrivato alla quindicesima edizione;

Bibliografia

Tutti i libri di Cercas sul catalogo on line di Rete Bibliotecaria Bergamasca

Link

La recensione di Marco Belpoliti dall’inserto Tuttolibri de’ La Stampa

La recensione di Giovanni Dozzini su Nazione Indiana

La recensione di Marco Bernardi Guardi da Il Tempo

 

Altro

I cento libri

I cento libri che rendono più ricca la nostra vita

Piero Dorfles

Garzanti, 2014 (Saggi)

centolibri

Più letture in comune si hanno, più grande è il sistema di riferimenti e di esperienza, più vari sono i tipi umani a cui fare riferimento, più estesa è la gamma di sentimenti che si possono citare; più ampia la zona di sapere condiviso che è quella che permette di vivere, se non in sintonia, almeno in compagnia degli altri.

Forse esagero, ma penso che senza lettura sia difficile comprendere quanto ci arricchisce il rapporto con chi è diverso da noi: che senza lettura non si abbia lo stimolo a pensare su come potrebbe essere migliorato il mondo in cui viviamo; che senza lettura è improbabile che si riesca a pensare al futuro come a qualcosa il cui andamento dipende da noi.

Rilanci

Letture La metamorfosi, Franz Kafka, Principi & Principi, 2010 (Piccola Biblioteca dell’Immaginario)

LettureCosa guardo stasera? Dvd per tutte le occasioni (anche le più strane), Il Castoro, 2009

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Lettura, letteratura, condivisione

Trama

Leggere ha ancora un senso? Cosa può insegnarci e come può cambiarci la vita? In questo libro Piero Dorfles ci accompagna in un viaggio nel magico mondo della letteratura attraverso i cento capolavori che meglio rappresentano il nostro immaginario letterario condiviso e ineludibile, e traccia un itinerario che appassionerà quanti si rivolgono ai libri per studiare, insegnare e cercare di capire meglio il mondo. Raccontandoci di utopie, di desideri, di mondi fantastici e di avventure emozionanti, ci fa rivivere la lettura come un’avventura dello spirito, un’esperienza della vita e un passaggio di maturazione. Con la consapevolezza costante che più libri si hanno in comune, più grande è il sistema di riferimenti, di esperienza e di sapere condiviso che ci permette di vivere in armonia con gli altri. Da 1984 di Orwell a Se questo è un uomo di Levi, dal Conte di Montecristo di Dumas a Delitto e castigo di Dostoevskij, la lettura diventa così un’esperienza in grado di arricchire le nostre vite attraverso ponti di emozioni e saperi condivisi, capace di avvicinarci al prossimo e di renderci sensibili al mondo e al destino dell’uomo. (Tratto da Garzantilibri.it)

 

Autore

Piero Dorfles è giornalista e critico letterario, per la Rai ha curato diversi programmi radiofonici e televisivi tra cui Il baco del millennio e La banda. Ha affiancato Patrizio Roversi, Neri Marcorè e Veronica Pivetti nella conduzione della fortunata trasmissione televisiva Per un pugno di libri. È autore di saggi dedicati al mondo della comunicazione come Carosello e l’Atlante della radio e della televisione.

Bibliografia

Tra i suoi libri, sempre di argomenti legati al mondo della comunicazione radiotelevisiva, si segnalano Atlante della radio e della televisione (Nuova ERI, 1988), “Guardando all’Italia”, Nuova ERI, 1991, e Carosello (Il Mulino, 1998) e Il Ritorno del Dinosauro, una difesa della cultura, pubblicato da Garzanti Libri, 2010.

Link

Una recensione tratta dal blog asinochinolegge

Un’altra recensione tratta da “Il Piccolo” di Trieste

 

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Prendere il volo

Prendere il volo

Adrien Bosc

 Ugo Guanda Editore, 2015 (Narratori della Fenice)

prendereilvolo

Ultimo giorno nell’arcipelago, vado a vedere le balene al di là delle montagne inclinate dove belano le pecore dei contadini dell’isola. A Lajes do Pico, dove i capitani Achab dalle reti sottili, gli emigrati incagliati sui moli dell’oceano, gli agricoltori che hanno scambiato i forconi con arpioni di fortuna sono stati rimpiazzati da navette che, a orari fissi, solcano le acque territoriali di Pico al servizio di tour operator che promettono l’avvistamento di cetacei. Al largo, lontano dalle coste, la pelle blu argentea di una balena, striata di linee chiare, affiora dall’acqua portando con sé canti di ultrasuoni. Vorrei parlarvi di Antonio Tabucchi e di Donna di Porto Pim , raccolta di storie delle Azzorre. Nel prologo il romanziere avverte che i racconti di naufraghi e baleniere sono  simboli dell’ infinito e dell’assoluto. Sul pontile il cuore stretto dalla solitudine e dall’assenza, penso allo schianto, a quell’aereo e ai suoi passeggeri come a immagini mosse dal caso e dalle coincidenze.

Ogni storia è un pretesto. Negli ultimi due anni ho creduto troppo ai segni, alla buona stella, mi sono perso, soltanto il racconto  nei queste vite chiuse dal destino nella carlinga di un Constellation poteva rispondere alle mie domande.

Rilanci

Film – Casablanca, Michael Curtiz, Usa, 1942

Letture – Antologia di Spoon River, Edgar Lee Masters, Rizzoli, Biblioteca Universale Rizzoli, 2014  – Libro in formato digitale)

Donna di Porto Pim, Antonio Tabucchi, Sellerio, 2013

Musica – La belle Historire d’amour, Edith Piaf, 1959

Genere

Romanzo

Parole chiave

Memoria, coincidenze, ricerca

Trama

“È la notte tra il 27 e il 28 ottobre 1949. Un aereo Constellation, modello di punta dell’Air France lanciato dall’eccentrico imprenditore Howard Hughes, decolla dall’aeroporto di Orly, diretto a New York. Non arriverà mai a destinazione. Durante la discesa per fare rifornimento, l’aereo precipita sul monte Redondo, in un’isola delle Azzorre. Nessuno dei trentasette passeggeri e degli undici membri dell’equipaggio sopravvive allo schianto. Adrien Bosc prende avvio da un fatto reale per raccontare quelle vite spezzate a partire da ciò che le unisce: la morte nello stesso istante, per una inesorabile concatenazione di piccoli eventi. Una scelta di prospettiva sorprendente, a dimostrazione che “il destino è sempre una questione di punti di vista”. Ciascuna di quelle vite è un romanzo: ci sono i ricchi e gli umili, i famosi e gli sconosciuti. C’è il pugile Marcel Cerdan, che andava a New York per strappare il titolo di campione del mondo dei pesi medi a Jake LaMotta, il Toro del Bronx. Ad attenderlo Édith Piaf, impaziente di stringere tra le braccia il suo amante: non si sarebbero più rivisti. Tra le altre vittime, un industriale cubano, un commerciante messicano, un autista iracheno, cinque pastori baschi in cerca di fortuna, un’operaia alsaziana che incredibilmente aveva ereditato un’azienda negli Stati Uniti… e una star come la violinista Ginette Neveu, pronta a conquistare la Carnegie Hall. Sono quarantotto naufraghi del cielo di cui viene ricostruito e rivissuto l’ultimo volo, ma anche “quarantotto frammenti di storie che formano un mondo”, destini rievocati come in una moderna Spoon River, con sommesso rammarico e sincera, sobria pietà umana, da un giovane scrittore di grande talento” (Abstract tratto da Rete Bibliotecaria Bergamasca.

Autore

Adrien Bosc è nato ad Avignone nel 1986. Ha fondato la casa editrice Sous Sol, che pubblica le riviste Feuilleton e Desports. Questo è il suo primo romanzo. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: è stato finalista al Goncourt des Lycéens e al Prix Interallié, e ha vinto il Grand Prix du Roman de l’Académie française.

Bibliografia

Questo è il suo primo e unico romanzo.

Link

Una recensione dal blog doppiozero

La presentazione del libro dal portale web de’ Il fatto Quotidiano

Altro

Dovunque eternamente

Dovunque, Eternamente

Simona Rondolini

Elliot, 2014 (Scatti)

dovunqueeternamente

Cominciò a passare le ore nello studio vuoto di suo padre. Le piaceva stare lì perché, mezzo buio com’era anche di giorno, la faceva sentire al sicuro come un animaletto del bosco nella sua piccola tana. Un giorno fece partire il cd che suo padre aveva nello stereo. Era la Prima Sinfonia di Mahler. Claudio Abbado che dirigeva la Chicago Symphony Orchestra. Lesse sul retro di copertina l’indicazione apposta da Mahler al primo movimento…-lento, strascicato, come un suono della natura- e non sentì niente. Ma sul display i secondi scorrevano. Allora diede un mezzo giro alla manopola del volume e si diffuse un suono del tutto diverso da ciò che lei associava alla musica. Sibilo Incorporeo, tremolio lucente del pulviscolo in una foresta all’alba, rumore della natura prima che la musica venisse inventata, una nota tenuta dei violini, acutissima, e una profondissima dei contrabbassi. Non le aveva udite a volume basso perché strisciavano davvero, letteralmente, fuori dal fondo primordiale dell’essere. Trattenendo nei polmoni il fiato, e con esso la certezza e la paura che in quel momento stava per cominciare tutto.

Rilanci

Film – La Perdizione – Vita di Gustav Mahler – Ken Russel, Usa, 1974

Letture – Stabat Mater, Tiziano Scarpa, Einaudi, 2008

Musica – Gustave Mahler, Sinfonie Nr.1 in D-Dur, diretta da Leonard Bernstein ed eseguita dalla Wiener Philharmoniker

Genere

Narrativa

Parole chiave

Musica, Padri e figlie , Identità

Trama

“Per tutta la vita Laura Paliani si è sentita in dovere di essere all’altezza dei propri genitori, il padre Luigi, famoso direttore d’orchestra, e la madre Olga, altrettanto celebre cantante lirica. È una famiglia inusuale e complicata quella di Laura: si parla poco, e la musica, sempre al centro di tutto, sostituisce le parole, avvicina e allontana i tre. Specialmente Luigi, che dal confronto con l’arte dell’amato Mahler (nessuno sa dirigere una sua composizione come Paliani) esce ogni volta spossato fisicamente e psicologicamente. Ed è proprio dopo un ciclo mahleriano che l’uomo cade in uno stato di depressione profonda che lo conduce in un vicolo cieco dell’anima, nel quale si perde per sempre. Laura, in seguito a profondi contrasti con la madre, decide di lasciare casa, far perdere le sue tracce e iniziare una nuova vita in un’altra città, una vita senza musica, in cui le giornate scorrono uguali, scandite dal lavoro in una fabbrica per la macellazione di conigli. Poi un giorno un telegramma la raggiunge costringendola a fare i conti con tutto ciò che si è lasciata alle spalle, ma soprattutto a fare i conti con se stessa e con la musica che, capisce finalmente, anche grazie a uomini come suo padre riesce a collegare mondi separati, a mostrare dimensioni invisibili” (tratto da Rete Bibliotecaria Bergamasca

Autore

Simona Rondolini è nata nel 1970 a Perugia, dove vive. Nel 1989 si è diplomata nel Liceo Classico della sua città e nel 1995 ha conseguito presso l’Università di Perugia la Laurea in Filosofia. Fino al dicembre 2010 ha lavorato nell’azienda commerciale di proprietà della sua famiglia. Da allora ha ripreso a scrivere racconti e ha portato a termine “I costruttori di ponti”, che è il suo primo romanzo e che ha ricevuto la menzione speciale della Giuria al Premio Calvino, anno 2013. Nel 2014, Elliot pubblicherà il suo romanzo con il titolo “Dovunque Eternamente”

Bibliografia

Questo è il suo primo e , per ora, unico romanzo. Il titolo originale era “I costruttori di ponti”, che è il suo primo romanzo e che ha ricevuto la menzione speciale della Giuria al Premio Calvino, anno 2013. Nel 2014, Elliot pubblicherà il suo romanzo con il titolo “Dovunque Eternamente”

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore

Un’intervista all’autrice, apparsa sul blog GraphoMania

Una recensione pubblicata sulla rivista culturale on line MINIMA&MORALIA

Un’altra recensione dal sito Cronache letterarie

 

 

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Il silenzio delle vittime

Il silenzio delle vittime

Robert Wilson

Longanesi, 2004 (La Gaja Scienza, 874)

silenziodellevittime

 

Mentre tornava Falcon aveva tre pensieri che gli ronzavano nella testa. Perché Ignacio Ortega lo inquietava tanto? Era chiaro che non avesse ucciso suo fratello, ma quell’uomo si teneva ben chiuso nella testa qualcosa e questo faceva pensare che avesse qualche responsabilità. Come si rompeva una noce dura come Ignacio Ortega? E come si poteva scoprire ciò che un morto aveva nascosto dentro di sé? Come sarebbe stato più facile il lavoro dei poliziotti se si fosse potuto e scaricare e leggere sullo schermo il contenuto della mente altrui! Il software della vita. Che aspetto avrebbe avuto? I fatti distorti dalle emozioni. La realtà trasformata dall’illusione. La verità ricoperta dal rifiuto della verità. Sviluppare un programma per sbrogliare quell’intrico non sarebbe stata cosa da poco

Rilanci

Film – Mystic River, Clint Eastwood, Usa, 2003

Letture – Una piccola morte a Lisbona, Robert Wilson, 2001

 

Genere

Narrativa

Parole chiave

Siviglia, psicopterapia, pedofilia

Trama

Un mattino di una torrida estate sivigliana i coniugi Vega vengono trovati morti nella loro casa di Santa Clara, la città-giardino costruita nei primi anni Cinquanta dagli americani . Gli indizi sembrano indicare un patto suicida, ma l’ispettore Falcón non è convinto. Dalle indagini sull’ attività di Rafael Vega, emergono ambigui legami con la mafia russa e un probabile caso di doppia identità. I primi interrogatori ai ricchi vicini, lasciano il protagonista con molti dubbi e diverse piste di indagine aperte. Javier Falcon, rientrato al lavoro dopo un periodo di forte disagio, indaga avvalendosi del suo percorso di psicoterapia, chiedendo aiuto alla sua terapeuta per far luce su un delitto del passato che ha inquietanti legami con quelli del presente.

Autore

“Robert Wilson non è il tipico autore di gialli all’inglese. Nato nel 1957 e laureatosi a Oxford nel 1979, ha cominciato giovanissimo a viaggiare per il mondo lavorando presso società di trasporto marittimo, pubblicità e commercio in Africa, in Asia e in Grecia. Nel corso della sua esistenza ha dunque assorbito culture e visioni differenti che lo distaccano dalla scuola del giallo britannico. Ha sempre coltivato la passione per la scrittura, alla quale si è dedicato a tempo pieno dopo essersi stabilito in Portogallo. Da molti critici paragonato a Raymond Chandler per il virile romanticismo dei suoi protagonisti, si è assicurato il premio Gold Dagger per Piccola Morte a Lisbona” (notizia tratta dal sito di Longanesi, il suo editore italiano)

Bibliografia

Alcuni libri dell’autore sul sito di Meridiano Zero

Altri libri in italiano di Robert Wilson dal sito di Longanesi

Link

 

La scheda del libro 

 

Una recensione apparsa sul blog mangialibri.com

 

 

Altro

Depressione, lavoro e identità – Il fiume, la canoa e la psicoterapia.

Il Divenire in pillole.

Storie di sedute cliniche inventate.

A cura della Dottoressa Gloria Volpato.

Un numero crescente di donne e di uomini sta cercando un nuovo modo di svolgere il proprio lavoro e di vivere la propria vita. Spesso questo desiderio nasce in una fase matura della propria esistenza. Purtroppo, i condizionamenti del passato e le convinzioni interne possono impedire di vedere con chiarezza l’emergenza di nuovi bisogni.

Così accade che la persona inconsapevole presenti un quadro depressivo, fatto di smarrimento e di mancanza di motivazione ad impegnarsi nel lavoro come un tempo. Se a livello sociale sarebbe più opportuna avere la possibilità di evolvere verso un’idea più circolare ed umanizzante delle carriere e dei percorsi lavorativi, a livello individuale, è importante sapere che gli ostacoli risiedono all’interno del mondo psichico di ognuno e riguardano la ridefinizione dei parametri personali di successo, in termini di qualità di vita e di significato della propria esistenza.

Il colloquio qui proposto – un racconto completamente inventato che prende spunto da tante storie cliniche che ho incontrato negli anni – parla proprio della difficoltà di lasciare andare i propri riferimenti interni per dare ascolto alla necessità di un’evoluzione.

Facendo emergere i condizionamenti interni, legati principalmente alla storia personale e poi alla cultura di appartenenza, è possibile iniziare ad aprirsi alla possibilità di lasciare il certo per l’incerto.

Storia di una donna che voleva avere anche una vita.

Dottoressa ho perso completamente il mio amore per il lavoro. Mi sento persa e depressa. Cosa? Che dice? Dovrei rinunciare alla mia identità professionale per recuperare la mia passione? Ma è matta? È come chiedermi di rinunciare al mio nome! La mia identità coincide con quello che faccio. Che c’è di sbagliato in questo? La mia carriera è tutto quello che ho, è ciò a cui ho dedicato ogni singolo istante della mia esistenza. I miei pensavano a questo già dall’infanzia. Ho fatto le migliori scuole, ho suonato il violino e praticato danza classica per imparare l’impegno e la disciplina. Grazie a questo, ho capito che ci vuole una totale dedizione per raggiungere il successo, altrimenti fallisci. Chiedermi di dimenticare la mia identità professionale è rinunciare anche ai valori imposti dalla mia famiglia. Ah, certo, dottoressa, so dove vuole arrivare. Secondo lei sono ancora succube di una legge che arriva dall’infanzia. Come dite voi psicologi? Ah sì: sono irretita. Anche questa volta, finirà che è tutta colpa della mamma e del papà se sono messa conciata così.

Le sembro arrabbiata? Davvero? Certo che lo sono, con Lei e con tutti quelli che vogliono prendersela con la mia famiglia. Io vado fiera di aver fatto un matrimonio come quello della mia mamma e una carriera come quella del mio papà! Sono una dirigente d’azienda, ma la mattina mi alzo per prima e preparo una colazione biologica per tutti, compreso il cane.

Bene! Ha capito. Mi fa piacere che stia zitta… Perché piango ora ? Cribbio! Che motivo ho per piangere? Ho un lavoro bellissimo, tutti mi stimano, ho un marito e dei figli meravigliosi… Dio quanto mi odio! Perché sono fatta così male? È tutta colpa mia, se non sono capace di essere felice.

Perché mi chiede quanti anni ho? Ne ho quarantasette. Cosa c’entra l’età?

Perché mi chiede se ho degli amici? Non vedo perché dovrei raccontarle di come passo il mio tempo libero Cosa c’entra con la mia depressione?

Sì, ha ragione, sono terribilmente aggressiva. Non mi ero resa conto prima d’ora di quanto fossi arrabbiata. Cosa c’è che non va con Lei? Forse lo so, ma mi vergogno a dirlo. Mi vergogno di provare questi sentimenti di invidia nei suoi confronti.

Non so nemmeno bene cosa invidiarle… Non credo che guadagni più di me; investo parecchio denaro dall’estetista e, con rispetto parlando, io e Lei non sembriamo coetanee. Eppure, io sento che Lei ha qualcosa che io non ho….. Non so se sia vero, ma Lei sembra essere soddisfatta.

Se un cliente mi trattasse come io la sto trattando, ecco io mi sentirei persa. Invece Lei sembra mantenere una certa tranquillità. Non ha paura che gli altri possano pensare male di Lei, che la giudichino?

Cosa ha che vedere questo con me? In che senso?

Bingo! Dottoressa, bel colpo! Sono competitiva con Lei? Si ha ragione, non ne posso fare a meno. Se vorrei qualcosa di diverso? Dio come lo vorrei, ma non ci riesco, non so come si fa. Io traduco qualsiasi cosa in una sfida, in una montagna da scalare. Non sono capace di farmi bastare niente. Mi sento sempre alla rincorsa di qualcosa. I riconoscimenti che ho spariscono come nebbia al sole, è come se dentro di me non avessero alcun peso. Invece i miei errori, i miei difetti, le mie manchevolezze ne acquistano sempre di più.

Dove ho imparato tutto questo? Mah non saprei… A dire il vero lo so, ma ho paura a dirlo.

Ha un fazzoletto? Grazie, la prossima volta le porto un pacchetto nuovo. Non molla eh? Vuole proprio portarmi dove io non voglio vero? Va bene, smettiamola con questo gioco, prima o poi dovrò pur cominciare a guardare dentro la mia storia. Si fa questo dallo strizza, vero?

Ricordo che mia madre si sentiva sempre inferiore, perché non aveva studiato e aveva fatto la casalinga. Aveva cresciuto me e mio fratello mentre mio padre costruiva il suo piccolo impero provinciale. Quando osava dire qualcosa, mio padre la zittiva, dicendole che quando il buon dio aveva distribuito i cervelli lei era nel cesso. Dottoressa, se io non guadagno soldi mi sento male, malissimo.

Mio padre ha sempre fatto pesare il fatto che lui ci faceva star bene economicamente e ha sempre dato i soldi a mia madre con il contagocce. Se non guadagno, mi sento incapace e ho paura. Se per un momento immagino di dipendere da qualcuno, impazzisco. Mi sale un terrore incomprensibile. Mi vergogno tanto.

Sa cosa diceva mia nonna? Anche se le scarpe non si adattano ai nostri piedi, dobbiamo portarle comunque. Rido. Sa perché? Perché sia io che mia madre abbiamo l’ossessione per le scarpe… Ah, non avrei mai pensato di scoprire oggi il perché della mia ossessione per scarpe che non metto mai. Sono compulsiva, ne compro almeno un paio alla settimana. Si, è così.

Le sue parole risuonano dentro di me terribilmente: la mia professione è l’unica cosa sulla quale posso contare per avere la sensazione di valere qualcosa in questo mondo. Che ironia della sorte: mi sento intrappolata proprio in quello che credevo mi avrebbe reso libera.

La prego, dottoressa, mi aiuti a scendere da questa giostra infernale, perché la verità è che sono sfinita. Mi sento ostaggio di me stessa. È come se sapessi che sull’altra sponda del fiume c’è quello che desidero, ma anziché trovare le forze per attraversarlo, passo il tempo a dire che le acque sono fredde, che la corrente è forte e così via.

Bella questa immagine che mi propone: la psicoterapia come un corso di canoa. Ci sto… E quando avremo finito… Le regalerò una pagaia.

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