Categoria: Saggistica

Di che giardino sei?

Di che giardino sei?

Conoscersi attraverso un simbolo

Duccio Demetrio

Mimesis, 2016

 

Il giardino, nelle sue molteplici forme mediante le quali le donne e gli uomini lo hanno concepito, coltivato, fatto rinascere, ha rappresentato di volta in volta il riemergere di desideri, diritti, narrazioni, immagini della nostra umanità, ispirati alla ricerca del bello e della quiete, della laboriosità o dell’ozio, della lentezza e dell’attesa, del bisogno di silenzio. I giardini, nella loro grandiosità o nella insignificante modestia sono da sempre il nostro specchio: riflettono le nostre concezioni della vita, della nostra persona e del carattere, dei nostri stati d’animo e dell’età che, dinnanzi all’apparire di tali interessi, avanzata ci invoglia più di prima ad occuparcene con maggiore determinazione. A nostra immagine e somiglianza li abbiamo inventati, immaginati e realizzati. Ogni giardino il cui nome sia appropriato è portatore di una sua filosofia sofisticata o del tutto pop. In ragione del rapporto con la natura, con la nozione di bello o di sgraziato,con l’idea di ordine o di disarmonia i giardini hanno finito con l’assomigliarci o viceversa. Essi ci ricordano qualcosa di noi insomma, sia coltivandoli in prima persona, sia invidiando chi ne possiede uno ben tenuto , sono una metafora, nella varietà delle loro specie, del nostro agire ed essere nel mondo

Rilanci

Letture –  La religiosità della terra, Duccio Demetrio, Raffaello Cortina, 2013

Film – Oltre il giardino, Hal Ashby, 1979, Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone

Musica –  L’après midi d’un Faune – Preludio, Claude Debussy

 

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Giardini, simboli scrittura, autobiografia, manuali

Trama

Attraverso la ricomposizione delle immagini, dei ricordi, delle fantasie che costituiscono l’archetipo del nostro giardino intimo ognuno di noi può imparare a conoscere più in profondità se stesso e gli altri. Questo saggio restituisce il giardino alla sua funzione di luogo e produzione del mito. Un mito personale, liberato dalle convenzioni uniformanti della dimensione sociale, per accogliere lo spazio interno e privato della memoria, dell’attenzione amorevole a quel che si è stati, a quello che si sceglie di essere

Autore

Già professore ordinario di Filosofia dell’educazione e di Teorie e pratiche della narrazione, è ora direttore scientifico della Libera università dell’ Autobiografia di Anghiari, da lui fondata nel 1998 con Saverio Tutino e di “Accademia del silenzio”. Si occupa di pedagogia sociale, educazione permanente, educazione interculturale ed epistemologia della conoscenza in età adulta. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo: Le solitudini degli uomini. L’interiorità maschile (2010),  Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione(2011) e La religiosità delIa terra. Una fede civile per la cura del mondo(2013). L’ultimo suo libro si intitola L’ingratitudine – la memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina, 2016

Bibliografia

Tutti i libri di Duccio Demetrio si possono consultare o richiedere in prestito nelle biblioteche, sul sito della Rete Bibliotecaria bergamasca

 

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore, disponibile anche in e-book

Una presentazione fatta a Fahreneit – i libri e le idee – Rai Radio tre

 

Altro

I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé

I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé

Raffaella Biagioli

Liguori editore, 2016 (Riletture, 3 – Tracce e memorie pedagogiche)

 

Saper scrivere e parlare di sé è storia delle conquiste delle libertà personali ed è anche la storia di una diffusione della cultura del sé e del bisogno umano di sentirsi protagonisti della propria storia e delle forme più adatte per raccontarla, un modello pedagogico autoermeneutico diretto a dar senso ed a comprendere da multiple angolazioni, l’esperienza interiore, psicologica, estetica e professionale dei soggetti in formazione, siano essi bambini, adolescenti o adulti…E’ scegliendo la via dello scrivere di sé, come attività consueta, non per ambizioni letterarie, ma per autoconoscenza che la fatica di darsi un volto si presenta sotto forma di attività di autoformazione che non conosce arresti né età, non c’è infatti un’età per imparare a parlare e a scrivere di sé.

Rilanci

Letture – Philippe Lejeune Una vita per l’autobiografia, Caterina Benelli, Unicopli, 2006

Film – Boyhood, Richard Linklater, Stati Uniti, 2014. Il Film ha vinto l’Orso d’argento per la miglior regia al Festival di Berlino del 2014 e Patricia Arquette ha vinto l’oscar come miglior attrice non protagonista nel 2015.

Musica – “Hero”, Family of the year,  2014, la canzone che fa da colonna sonora al film.

 

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Pedagogia, scrittura di sé, autobiografia

Trama

Il volume pone a tema le scritture autobiografiche nei loro significati, problematicità, risorse, e si propone come stimolo ad una riflessione densa di possibilità di crescita educativa. Si costituisce attorno ad alcune scelte epistemologiche ben definite: centralità della narrazione e della ricerca ermeneutica, intreccio di riflessione cognitiva e di ricerca-azione come prassi pedagogica e didattica. Propone percorsi narrativi che riguardano i significati della scrittura in ambito pedagogico e vengono presentate alcune metodologie per scrivere e per raccontarsi.

Autore

Raffaella Biagioli è  Professore Associato di Pedagogia Generale e Sociale, presso l’ Universita d Firenze. Si interessa di Pedagogia della Scuola con riferimento alle figure marginali o con difficoltà  di apprendimento. In particolare si è occupata di Pedagogia della Marginalità, di Pedagogia di Genere e di Pedagogia Interculturale con ricadute sulla Didattica e sui Processi Formativi.

Bibliografia

Tutti i libri e gli articoli di Raffella Biagioli sono elencati nella pagina apposita del suo blog personale

 

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore,disponibile anche in e-book

 

Una presentazione fatta a Fahreneit – i libri e le idee – Rai Radio tre

 

Altro

Il museo del mondo

Il museo del mondo

Melania Gaia Mazzucco

Einaudi, 2014 (Frontiere)

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Ne ho scelte cinquantadue – una alla settimana, per un anno…Il desiderio di un’opera è l’unico criterio veramente fondamentale della mia selezione. Non perché abbia mai desiderato possederla o collezionarla…Ma perché ho il desiderio di ascoltarla ancora, consapevole che essa ha tutto da insegnarmi, e non smetterà mai di parlarmi. Ne scrivo appunto per ritrovarla e rivivere l’esperienza di quell’incontro. Se dopo aver letto questi testi, o qualcuno di essi, sentirete anche voi voglia di vedere (o rivedere) questa o quell’opera coi vostri occhi, allora questo museo esisterà davvero e sarà nostro

 

Rilanci

Letture –  La lunga attesa dell’angelo, Melania Gaia Mazzucco, Rizzoli, 2008

Film – Mr. Turner, Mike Leigh, Gran Bretagna, 2014

Musica – Il senso delle cose, Cristina Donà, 2015

Genere

Saggistica, Memorie e diari

 

Parole Chiave

Museo, pittura, scrittura, autobiografia passione, arte,

Trama

“Cinquantadue capolavori per cinquantadue storie. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Giove e Io di Correggio, da Black Iris di Georgia O’Keeffe al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Van Gogh, Caravaggio, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Un museo sempre aperto, pronto ad accogliere il lettore e a fargli incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo” (presentazione tratta dal sito web dell’editore).

 

Autore

Melania G. Mazzucco è laureata in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e in Cinema al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha scritto per anni soggetti e sceneggiature per il cinema.
Dal 1995 collabora all’Enciclopedia Italiana Treccani, per la quale ha curato il settore letteratura e spettacolo di varie opere dell’Istituto.  Nella narrativa ha esordito nel 1992 con il racconto Seval e altri suoi racconti sono stati pubblicati successivamente da varie testate.  I romanzi Il bacio della Medusa (1996) e La camera di Baltus (1998) sono stati ben accolti dal pubblico e sono stati finalisti al Premio Strega.
Con il terzo romanzo, Lei così amata (2000), la Mazzucco ha vinto il SuperPremio Vittorini, il Premio Bari Costa del Levante, il Premio Chianciano e il Premio Napoli.
Ha scritto inoltre numerose storie per la radio e articoli e recensioni sul teatro. Proprio per il teatro, insieme con Luigi Guarnieri ha scritto, a metà degli anni ’90, “Una pallida felicità – Un anno nella vita di Giovanni Pascoli” vincitore della Medaglia d’oro per la drammaturgia italiana nel 1996.
Nel 2003 con Vita Melania Mazzucco ha vinto il Premio Strega.
Del 2012 è  il suo romanzo sulla guerra in Afghanistan Limbo (Einaudi) e Il bassotto e la regina(Einaudi). Nel 2016 pubblica Io sono con te. Storia di Brigitte (Einaudi), vincitore del premio Libro dell’Anno 2016 di Radio3 Fahrenheit  (Le notizie biografiche sono tratte da wuz.it – il social dei libri)

 

Bibliografia

Tutti i libri di Melania G. Mazzucco si trovano nelle biblioteche e si possono prenotare sul sito della Rete Bibliotecaria bergamasca

 

Link

L’intervista all’autrice che presenta la sua opera sul sito di Rai News 24

Una recensione apparsa sul sito Cultura&Culture

 

Altro

Camminare – Elogio dei sentieri e della lentezza

Camminare – Elogio dei sentieri e della lentezza

David Le Breton

Lit edizioni, 2015 (Edizioni dei Cammini)

 

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Camminare è inutile come tutte le attività essenziali. Atto superfluo e gratuito, non porta a niente se non a se stessi dopo innumerevoli deviazioni…

Certo una camminata è poca cosa rispetto ad una vita intera e spesso lascia solo una traccia fugace nella memoria. Ma probabilmente è lì la sua forza alimentare il gusto di vivere con una semplicità essenziale. Da lì il desiderio di ripartire ancora, di percorrere nuovi territori o di tornare sulle tracce di vecchi percorsi per ritrovarne ricordi e sensazioni. Ogni destinazione è buona per mettersi ancora in cammino…Come tutti gli uomini. Il camminatore non basta a se stesso, sui sentieri cerca ciò che gli manca, ma ciò che gli è ciò che alimenta il suo fervore. Spera in ogni istante di trovare ciò che tiene viva la sua ricerca. Abbiamo sempre la sensazione che alla fine del cammino ci aspetti qualcosa che era destinato solo a noi, una rivelazione non lontano da lì, a qualche ora di cammino, oltre le colline o la foresta. E l’immagine sfocata del paesaggio alimenta ancora di più al convinzione che un segreto stia per venire alla luce. Prendiamo alcune strade nel desiderio che esse scavino nella memoria un’incisione luminosa. Ogni cammino è custodito innanzitutto dentro di noi , prima che si declini sotto i nostri passi, porta a noi prima di condurre a una destinazione particolare. E a volte apre finalmente la stretta porta che si affaccia sulla felice trasformazione di noi stessi.

Rilanci

Letture: Filosofia del camminare – Esercizi di meditazione mediterranea. Duccio Demetrio, Raffaello Cortina, 2005

FilmIl cammino per Santiago (The Way) di Emilio Estevez, Spagna, Usa, 2010, 2012

Musica: Lost!, ColdPlay

https://www.youtube.com/watch?v=Pkgeai985rA

Genere

Memorie e Diari – Saggistica

Parole Chiave

Cammino, scrittura, ricerca, trasformazione

Trama

“Dieci anni dopo Il mondo a piedi (Feltrinelli 2001), David Le Breton torna sullo stesso tema, “come un camminatore che torna, anni dopo, su un percorso che ha immensamente amato”.
Uomo di grande sensibilità e cultura, illuminato interprete del suo tempo, Le Breton raccoglie in queste pagine schizzi paesaggistici, riflessioni e aneddoti sul camminare e sui camminatori, rievoca tradizioni e personaggi storici, e ci offre un punto di vista inedito e ispirato su un aspetto insolito del viaggio.
Percorrere sentieri e rotte insolite, sondare foreste e montagne, scalare colline solo per il piacere di ridiscenderle, poter contare solo sulle proprie forze fisiche, esposti di continuo agli stimoli del mondo fuori e dentro se stessi: questo è il camminare, un anacronismo in una contemporaneità che privilegia la velocità, il rendimento, l’efficienza. Per Le Breton camminare è un lungo rito d’iniziazione, una scuola universale, una filosofia dell’esistenza che purifica lo spirito e lo riconduce all’umiltà, un atto naturale e trasparente che restaura la dimensione fisica del rapporto con l’ambiente e ricorda il sentimento della nostra esistenza” (presentazione del testo dal sito dell’editore )

Autore

David Le Breton è un antropologo e un sociologo francese. Insegna sociologia all’università di Strasburgo. Si occupa in particolare di antropologia del corpo, cui ha dedicato numerosi saggi, tra cui  Il sapore del mondoUn’antropologia dei sensi, La pelle e la traccia- Le ferite del sé, Esperienza del dolore fra distruzione e rinascita, Sul camminare ha scritto dieci anni fa Il mondo a piedi – Elogio della marcia

Bibliografia

Tutti i libri di Le Breton che si possono consultare o richiedere in prestito nelle biblioteche, sul sito della Rete Bibliotecaria bergamasca

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore,disponibile anche in e-book

Una recensione apparsa sul blog “La compagnia dei cammini”

 

Altro

Foto Terapia. Metodologia e applicazioni cliniche

Foto Terapia. Metodologia e applicazioni cliniche

Judy Weiser

Franco Angeli, 2013 (Psicoterapie)

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“Se conservi ancora la mia fotografia, vuol dire che mi tieni ancora nel cuore”

Sapeva esattamente quello che voleva: “là accanto a quell’albero, con il mare sullo sfondo”. Osservò la scena per comporla nella sua mente e poi tracciò una X sul terreno con il suo piede per segnare l’esatto punto in cui la sua amica avrebbe dovuto mettersi con la macchina fotografica. “Aspetta a scattare finché non sono pronta e sono in posa con il mio braccio attorno all’albero. Quando sorrido, fai la foto e stai attenta a non includere nessun altro nella foto”. E la sua maica fece del suo meglio per soddisfare le sue richieste. Guardando tutto questo dal balcone dell’hotel, fui colpita nuovamente dalla precisione delle aspettative che le persone hanno riguardo alla registrazione fotografica dei loro momenti speciali. Ero anche abbastanza in ansia per l’amica della donna che ci si aspettava scattasse quell’immagine perfetta che avrebbe poi dovuto testimoniare la bella vacanza.

Mi chiesi cosa ne sarebbe stato di quel singolo scatto: sarebbe stato custodito nella sua casa a memoria di una vacanza passata con un’amica o sarebbe stato immediatamente bocciato perché non era come lei lo aveva immaginato? Le sarebe piaciuto come appariva nell’immagine finale o forse avrebbe trovato che invece le ricordava sua madre? Magari questa foto avrebbe portato alla memoria ricordi associati ad altri luoghi, altre persone, altri momenti della vita, collegandosi ad esperienze simili o sarebbe servita solo come icona di un momento felice e isolato in confronto alla successiva disillusione? Era consapevole del fatto che quel momento che aveva scelto per fermare il tempo contenesse così tanti significati?

Rilanci

Film – Blow up di Michelangelo Antonioni, Gran Bretagna/Italia,1966 (Palma D’oro al Festival di Cannes, 1967)

Letture – Fotografia come terapia, Anna D’Elia, Meltemi, 1999

Musica – Rimmel, Francesco De Gregori, dall’omonimo album, RCA, 1975

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Fotografia, terapia, manuali

Trama

“…Questo manuale insegna ad usare in terapia foto e album di famiglia ed avviare così con i pazienti un dialogo che consenta di dare forma a sentimenti che altrimenti potrebbero rimanere celati all’indagine verbale. Judy Weiser spiega come usare questo dialogo per riportare alla memoria informazioni e ricordi dimenticati, frenati o rimossi, e come applicare queste intuizioni ad una efficace strategia terapeutica. Il manuale propone sia un quadro teorico in cui la tecnica si cala, sia tecniche dettagliate, illustrazioni aneddotiche ed esercizi pratici che aiuteranno gli psicoterapeuti ad avvicinarsi a questa pratica. Guardando tutti i tipi di fotografie – quelle che il paziente colleziona, quelle per le quali posa, o quelle che scatta – la Weiser spiega come far entrare il paziente in contatto con il linguaggio fotografico.
Fornendo esempi tratti da casi reali per illustrare come le risposte dei pazienti possano essere integrate nel processo terapeutico, Judy Weiser presenta uno strumento che può essere utilizzato indipendentemente dalla matrice teorica di riferimento.
Inoltre, ai lettori viene offerta la possibilità di scaricare da questo sito nell’area Biblioteca Multimediale, un ricco materiale aggiuntivo di esercizi ed esempi” (dalla presentazione del manuale sul sito di Franco Angeli)

Autore

Judy Weiser, psicologa, arte-terapeuta, consulente, formatore, docente universitario, ha speso più di 35 anni a studiare, spiegare ed insegnare la Foto Terapia. Dirige il PhotoTherapy Centre di Vancouver, Canada.

Bibliografia

Fototerapia. Metodologia e applicazioni cliniche è il suo unico libro

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editoredisponibile anche in e-book

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=1250.224

Sulla stessa pagina due link ad altrettante recensioni apparse su diverse testate.

Il sito del Phototherapy-centre di Vancouver diretto da judy Weiser

 

 

Altro

Era una notte buia e tempestosa

Era una notte buia e tempestosa. Piccoli esercizi di scrittura creativa

Davide Giansoldati – Ivan Ottaviani

Editrice bibliografica, 2015 (I libri di wuz)

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Era una notte buia e tempestosa è l’incipit per antonomasia che tutti conoscono e associano alle imprese letterarie di Snoopy, che nel corso degli anni è diventato l’icona dell’autore esordiente…

Era una notte buia e tempestosa è uno dei simboli delle scuole di scrittura creativa e anche noi lo abbiamo utilizzato all’interno dei nostri incontri di Writers and Readers. E ci sembrava giusto intitolare così questo libro, come tributo a questo incipit leggendario… Seguendo il nostro stile questo non è solo un libro da leggere, è anche da scrivere, da rileggere, da riprendere a distanza di tempo per trovare nuovi stimoli e idee per raccontare storie.. Se la paura del foglio bianco può sembrare simile al tormento di una notte buia e tempestosa, con questo libro, vogliamo cercare di portare il sereno nel cielo della scrittura che, prima di tutto, è un gioco, una sfida creativa, è il risultato di tante lampadine che si accendono per una nuova idea.

Rilanci

Film Julie e Julia di Nora Ephron, Stati Uniti, 2009

LetturePubblicare un libro, Maria Grazia Cocchetti, Editrice bibliografica, 2015 (I libri di Wuz)

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Scrittura, Incipit, Manuali

Trama

Dall’incipit più famoso della letteratura (nonostante l’autore sia un cane bracchetto), un agile manuale di scrittura creativa, a cura degli stessi autori di Scrivilo!.

Attraverso nove capitoli, il lettore è guidato in un percorso che parte dalle “componenti fondative” della narrazione come la descrizione dei luoghi, dei personaggi, degli oggetti. Come gestire poi i dialoghi al meglio? Come non perdere di vista l’azione? Come riuscire a trovare la propria “voce”?

Stimolante e denso di spunti eterodossi (avreste mai pensato di scrivere un dialogo tra un Comic Sans e un Times New Roman?), un piccolo scrigno di esercizi pratici da tenere sempre accanto alla tastiera per vincere timidezze e il timore del foglio bianco. (Dalla presentazione editoriale del sito Editrice Bibliografica )

Autori

Davide Giansoldati e Ivan Ottaiani sono formatori e autori di diversi manuali di scrittura. Hanno ideato il metodo “Writers and Readers” per migliorare la propria scrittura basato su quattro pilastri importanti: scrivere,leggere, ascoltare e valutare. È il frutto di sei anni di corsi di formazione, progetti, esperimenti e feedback che hanno portato alla creazione di un manuale a questo dedicato, Scrivilo!

Bibliografia

I libri di Davide Giansoldati e Ivan Ottaviani

http://www.editricebibliografica.it/cerca.php?s=giansoldati

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore, disponibile anche in e-book

La recensione della pubblicazione apparsa su aphorism

 

 

 

Altro

I cento libri

I cento libri che rendono più ricca la nostra vita

Piero Dorfles

Garzanti, 2014 (Saggi)

centolibri

Più letture in comune si hanno, più grande è il sistema di riferimenti e di esperienza, più vari sono i tipi umani a cui fare riferimento, più estesa è la gamma di sentimenti che si possono citare; più ampia la zona di sapere condiviso che è quella che permette di vivere, se non in sintonia, almeno in compagnia degli altri.

Forse esagero, ma penso che senza lettura sia difficile comprendere quanto ci arricchisce il rapporto con chi è diverso da noi: che senza lettura non si abbia lo stimolo a pensare su come potrebbe essere migliorato il mondo in cui viviamo; che senza lettura è improbabile che si riesca a pensare al futuro come a qualcosa il cui andamento dipende da noi.

Rilanci

Letture La metamorfosi, Franz Kafka, Principi & Principi, 2010 (Piccola Biblioteca dell’Immaginario)

LettureCosa guardo stasera? Dvd per tutte le occasioni (anche le più strane), Il Castoro, 2009

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Lettura, letteratura, condivisione

Trama

Leggere ha ancora un senso? Cosa può insegnarci e come può cambiarci la vita? In questo libro Piero Dorfles ci accompagna in un viaggio nel magico mondo della letteratura attraverso i cento capolavori che meglio rappresentano il nostro immaginario letterario condiviso e ineludibile, e traccia un itinerario che appassionerà quanti si rivolgono ai libri per studiare, insegnare e cercare di capire meglio il mondo. Raccontandoci di utopie, di desideri, di mondi fantastici e di avventure emozionanti, ci fa rivivere la lettura come un’avventura dello spirito, un’esperienza della vita e un passaggio di maturazione. Con la consapevolezza costante che più libri si hanno in comune, più grande è il sistema di riferimenti, di esperienza e di sapere condiviso che ci permette di vivere in armonia con gli altri. Da 1984 di Orwell a Se questo è un uomo di Levi, dal Conte di Montecristo di Dumas a Delitto e castigo di Dostoevskij, la lettura diventa così un’esperienza in grado di arricchire le nostre vite attraverso ponti di emozioni e saperi condivisi, capace di avvicinarci al prossimo e di renderci sensibili al mondo e al destino dell’uomo. (Tratto da Garzantilibri.it)

 

Autore

Piero Dorfles è giornalista e critico letterario, per la Rai ha curato diversi programmi radiofonici e televisivi tra cui Il baco del millennio e La banda. Ha affiancato Patrizio Roversi, Neri Marcorè e Veronica Pivetti nella conduzione della fortunata trasmissione televisiva Per un pugno di libri. È autore di saggi dedicati al mondo della comunicazione come Carosello e l’Atlante della radio e della televisione.

Bibliografia

Tra i suoi libri, sempre di argomenti legati al mondo della comunicazione radiotelevisiva, si segnalano Atlante della radio e della televisione (Nuova ERI, 1988), “Guardando all’Italia”, Nuova ERI, 1991, e Carosello (Il Mulino, 1998) e Il Ritorno del Dinosauro, una difesa della cultura, pubblicato da Garzanti Libri, 2010.

Link

Una recensione tratta dal blog asinochinolegge

Un’altra recensione tratta da “Il Piccolo” di Trieste

 

Altro

A pesca nelle pozze più profonde

A pesca nelle pozze più profonde

Paolo Cognetti

Minimum Fax, 2014 (Nichel, 66)

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A un certo punto del mio apprendistato mi in testa che, se volevo diventare un bravo scrittore di racconti, dovevo imparare a pescare. Non solo perché tutti i miei scrittori preferiti erano pescatori, né per la misteriosa attrazione della letteratura americana verso balene, pescispada, trote e salmoni, ma perché in quel periodo immaginavo la scrittura come una sorta di monachesimo, e ogni monaco che si rispetti ha una pratica di meditazione, dunque la pesca sarebbe stato il mio yoga, la mia danza vorticosa, il mio tiro con l’arco, la mia preghiera.

Il valore metaforico era fuori discussione. Che cosa si fa, mi dicevo, quando si va a pescare? Si sta da soli in riva all’acqua, che è la vita, cercando di catturare i pesci che ci nuotano dentro che sono le storie. Da fuori l’acqua nasconde i suoi segreti, ma un bravo pescatore è in grado di capire la profondità dal poco che si vede in superficie, di pazientare mentre tutto sembra immobile e di tenersi pronto.

Rilanci

Film – Moby dick – La balena bianca, John Huston, USA,1956

Letture – Addio Hemingway, Leonardo Padura Fuentes, Il saggiatore, 2015 (tascabili)

Genere

Saggistica

Parole chiave

Scrittura, pesca, ricerca

Trama

Il libro racchiude l’educazione letteraria e sentimentale di Paolo Cognetti, un promettente scrittore italiano di racconti. Utilizzando la metafora della pesca e del pescatore, l’autore si interroga su cosa ci sia dietro il lavoro quotidiano sulla pagina e quale sia il prezzo da pagare per riuscire a racchiudere il mondo in venti cartelle. Da Raymond Carver a Ernest Hemingway, da J.D. Salinger a Alice Munro, da John Cheever a Flannery O’Connor, Cognetti, Cognetti ci conduce nelle vite interiori e nelle botteghe di questi autori, che sono i suoi maestri. Un libro sull’arte di raccontare storie.

Autore

Paolo Cognetti è stato ospite del Festival Presente Prossimo nelle scorse settimane. Le notizie biografiche sono tratte dal sito del Festival:

Paolo Cognetti (Milano, 1978). Ha sempre avuto una predilezione per il racconto breve americano, che da Hawthorne e Poe arriva fino ad Alice Munro, passando per Hemingway, Salinger e Carver. Come narratore è stato naturale scegliere la stessa forma: ha pubblicato finora tre raccolte di racconti – Manuale per ragazze di successo (2004), Una cosa piccola che sta per esplodere (2007), Sofia si veste sempre di nero (2012) – tutte uscite per Minimum fax. La passione per l’America l’ha portato a realizzare documentari su New York (Scrivere New York del 2004, ritratti di scrittori newyorkesi) e due libri di viaggio: New York è una finestra senza tende(Laterza 2010) e Tutte le mie preghiere guardano verso ovest (Edt 2014). La sua altra passione, quella per la montagna, l’ha spinto a vivere diversi mesi l’anno in Val d’Aosta. Su un’esperienza di eremitaggio in baita ha scritto Il ragazzo selvatico (Terre di mezzo 2013). Il suo ultimo lavoro è una raccolta di meditazioni sull’arte di leggere e scrivere racconti, A pesca nelle pozze più profonde (Minimum fax 2014).

 I suoi film preferiti

– In mezzo scorre il fiume di Robert Redford
– I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee
– Into the Wild di Sean Penn

Bibliografia

Tutti i libri dell’autore sul sito di Minimum Fax

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore

Nella sezione del sito di Minimum Fax dedicata al libro si trovano raccolte recensioni, interviste all’autore e un video in cui Cognetti parla di come si scrive un racconto

L’autore parla del suo libro nel suo blog

Altro

Non è più come prima-Elogio del perdono nella vita amorosa

“Non è più come prima” – Elogio del perdono nella vita amorosa

Massimo Recalcati

Raffaello Cortina, 2014 (Temi)

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Nessun amore, nemmeno quello che vive nella promessa del “per sempre”, è al riparo dal rischio della fine, perché ogni amore umano implica sempre l’esposizione assoluta all’ Altro che non esclude mai la possibilità del suo ritiro e della sua scomparsa. In tutte quelle situazioni dove l’impatto traumatico del tradimento ha messo l’amore in ginocchio, è davvero possibile che il lavoro del perdono restituisca la vita a ciò che sembrava ormai irrimediabilmente morto? E’ la più autentica posta in gioco di questo libro.

Rilanci

FilmAlabama Monroe – Una storia d’amore, Felix Van Groeningen, Belgio, 2012 (In Italia, 2014)

LettureDona Flor e i suoi due mariti, George Amado, Garzanti, 2003 (Nuova Biblioteca Garzanti)

Musica –  Perdono, Caterina Caselli, 1968

 

Genere

Saggistica

Parole chiave

Amore, perdono, cambiamento

Trama

“Questo libro si interessa dell’amore che dura, delle sue pene e della sua possibile redenzione. Non si occupa degli innamoramenti che si esauriscono nel tempo di una notte senza lasciare tracce. Indaga gli amori che lasciano il segno, che non vogliono morire nemmeno di fronte all’esperienza traumatica del tradimento e dell’abbandono. Cosa accade in questi legami quando uno dei due vive un’altra esperienza affettiva nel segreto e nello spergiuro? Cosa accade poi se chi tradisce chiede perdono e, dopo aver decretato che non era più come prima, vuole che tutto torni come prima? Dobbiamo ridicolizzare gli amanti nel loro sforzo di far durare l’amore? Oppure possiamo confrontarci con l’esperienza del tradimento, con l’offesa subita, con il dolore inflitto da chi per noi è sempre stato una ragione di vita? Questo libro elogia il perdono come lavoro lento e faticoso che non rinuncia alla promessa di eternità che accompagna ogni amore vero.” (Dalla prefazione dell’autore, riportata sul sito di Raffaello Cortina)

Autore

Massimo Recalcati, tra i più noti psicoanalisti lacaniani in Italia, è membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi. Le sue numerose pubblicazioni sono tradotte in diverse lingue.  Negli ultimi anni, ha pubblicato con successo con successo L’uomo senza inconscio (2010), Cosa resta del padre? (2011) e Ritratti del desiderio (2012).  L’ultimo suo libro si intitola: Le mani della madre, Feltrinelli, 2015.

Bibliografia

Una buona selezione dei libri di Recalcati potete trovarla su ibs.com

 

Link

Una recensione pubblicata sul sito State of Mind, il giornale delle Scienze Psicologiche

Un’altra recensione pubblicata da Tuttolibri – La Stampa

Per approfondire, visitate il sito dell’autore

 

Altro

La paternità oggi. Tra fragilità e testimonianza

La paternità oggi. Tra fragilità e testimonianza

Ivo Lizzola

Pazzini Editore, 2013 (Al di là del detto)

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Nei padri i figli cercano uomini di parola. Gli uomini di parola sono presenti in chi li ha conosciuti come segno di fiducia e di fedeltà. Reggono l’affidamento nelle decisioni e nelle direzioni di vita indicate dalle responsabilità assunte nei confronti della famiglia, delle persone incontrate nelle esperienze, nelle organizzazioni. Responsabilità particolare nei confronti di chi è più fragile. I padri cercati sono uomini che si fan vicini, accolgono chiamate, lanciano ponti, vivono le svolte che avvengono nella vita perché ascoltano le necessità, avvertono i bisogni. Fedeli, e col senso della cura e dell’attenzione alla realtà. Hanno l’attenzione dell’educatore, la discrezione del “passatore”, colgono il cambiamento quando ancora non si riesce bene a prevederne la forma e l’ora. Occorrono oggi buoni adulti “passatori”, padri che conducono all’altra riva. I padri “passatori” non trattengono, non attirano nella loro rete educativa; non dicono “vieni verso di me” e non considerano come fosse pericolosa trasgressione il disagio di chi si distrae, di chi cerca oltre e guarda ad altro, di chi prova una sua via di trascendimento. In questi tragitti che possono essere di incertezza e fatica, di tensione e passione, il padre-passatore resta lì “in vista”, non si fa indifferente. E’ presente a quello che il figlio diventerà, ne è testimone, specchio fedele e anche esigente.

Rilanci

Film Il ritorno – Andrei Zvyagintsev, Russia, 2003 (Leone d’oro a Venezia, 2003)

Letture –  I frutti dimenticati, Cristiano Cavina, Marcos y Marcos, 2008 (Gli Alianti)

Letture –S, Gipi, Coconino press, 2014 (Coconino Cult)

Musica –  E un giorno, Francesco Guccini

 

Genere

Saggistica

 

 Parole chiave

Paternità – Maschile – Esodo

 

 Trama

Che ne è della figura del padre in questo tempo di “evaporazione”? Se lo chiede Ivo Lizzola, In questo breve e denso saggio. Il padre oggi, secondo l’autore, è colui che parte consapevolmente dalla propria identità di figlio: “Un uomo che si trova ad essere padre” scrive Lizzola “si ritrova ad essere figlio”. Riannodando dunque una storia che lo ha visto affidarsi a qualcun altro, questo padre riscopre la propria fragilità: una condizione che non va nascosta, e nemmeno esibita, semmai resa esplicita e consapevole nelle relazioni con gli altri, figli per primi.
Questa dimensione non deve produrre sconcerto, men che meno sconfortare i padri. Scrive Lizzola: “La crisi della paternità è, per molti aspetti, provvidenziale, perché fa sì che un uomo chiamato ad essere padre possa ritrovare se stesso nella percezione lucida della sua fragilità”. Il padre non è infallibile, giudice supremo, capace di ogni risposta e direzione. No, anche un padre fatica, arranca, non ha certezze in tasca, men che meno deve limitarsi a provvedere al bisogno di beni dei propri figli. Deve semmai sapientemente mettersi in gioco, dando spazio e valore alle attese dei figli: i giovani, per loro stessa condizione, vivono la vita come possibilità; ed è di questa possibilità che i padri devono farsi custodi, all’altezza delle speranze  dei figli. Un padre senza speranza, dice Lizzola, un padre cinico,  rende l’infanzia dei figli un paradiso perduto, incapace di sogni ed affetti. Ed ecco allora delinearsi il nuovo codice paterno cui Lizzola allude, un codice  costituito attorno al binomio lealtà-giustizia. Un binomio da valorizzare di fronte all’altro, da intendersi  quale semplice accettazione delle regole: non basta obbedire alle leggi per essere uomini, non basta insegnare le regole per essere padri.

Dalla presentazione del libro sul sito della libreria Buonastampa di Bergamo
 

Autore

Ivo Lizzola è docente di Pedagogia Sociale e Pedagogia della Marginalità all’Università degli Studi di Bergamo. Si occupa da anni di relazioni tra le generazioni, delle condizioni di difficoltà esistenziali e delle relazioni di cura. e autore di diverse pubblicazioni tra cui La paternità oggi, tra fragilità e testimonianza (2014), Incerti legami. Orizzonti di convivenza tra uomini e donne vulnerabili (2014), Di generazione in generazione – l’esperienza educativa tra consegna e nuovo inizio (2013)

 

Bibliografia

Tutte le pubblicazioni di Ivo Lizzola sul catalogo on line delle Biblioteche della Rete bibliotecaria bergamasca

Link

Una recensione di Pietro Barbetta su doppiozero

Una breve intervista a Ivo Lizzola su Bergamotv

 

 

 

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