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Aspettando Bojangles

 

Aspettando Bojangles

Olivier Bourdeaut

Neri Pozza, 2016 (Romanzi)

 

 

Ero dunque arrivato a quel momento così particolare in cui si può ancora scegliere, quel momento in cui si può scegliere il futuro dei propri sentimenti. Mi trovavo ormai in cima al toboga, potevo ancora decidere di scendere di nuovo per la scaletta, di andarmene, di fuggire lontano da lei con la scusa di un impegno urgente, tanto vitale quanto fittizio. Oppure potevo lasciarmi andare, mettermi seduto sulla rampa e lasciarmi scivolare con la dolce sensazione di non poter più decidere niente, di non poter più fermare niente, di affidare il destino ad un percorso del tutto nuovo e ancora tutto da scoprire, per sprofondare infine in una vasca di sabbie mobili, sia pure fragranti e dorate.

Rilanci

Letture – Betty Blue, Philippe Djian , De Agostini, 1986

Film – Jules e Jim, Francois Truffaut, Francia, 1962

Musica- Mr Bojangles, nella versione interpretata da Nina Simone.

 

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Amore, infanzia, follia, matrimonio

Trama

“Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou…
Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre…  Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo.
Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento . Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita…La realtà, però, è a volte molto banale e triste, così scioccamente triste che occorre più di una prodigiosa arte del mentire per continuare a gioire del mondo…” (Tratto dalla scheda del libro sul sito web dell’editore

Autore

Olivier Bourdeaut è nato nel 1980 in una casa affacciata sull’Oceano atlantico, rigorosamente priva di televisore. Ha potuto così leggere e fantasticare molto. Prima di scrivere Aspettando Bojangles è stato un disastroso agente immobiliare, factotum in una casa editrice di libri scolastici e molto altro. Questo è il suo primo romanzo che ha avuto un grande successo di pubblica e di critica in Francia

Bibliografia

Questo è il suo primo e unico romanzo. Potete prenotarne una copia a questo link

 

Link

Una recensione dal blog “Diario di una dipendenza”

 

Un’altra recensione dal blog “Uno scaffale di libri”

 

Altro

Dare valore alle storie di vita: la consulenza autobiografica come pratica di accompagnamento e di cura

Che cos’è la consulenza autobiografica? Quali sono gli obiettivi di questo percorso? Per chi è adatto? Queste le domande a  cui questo articolo della dottoressa Cristina Paruta – che collabora con il Centro Divenire in qualità di Consulente in Scrittura Autobiografica Individuale ed Esperta in Metodologie Biografiche e Autobiografiche – proverà a rispondere.

Dare valore alle storie di vita: la consulenza autobiografica come pratica di accompagnamento e di cura

di Cristina Paruta

 

 

A volte la pagina bianca offre molte possibilità

(Jim Jarmusch)

La consulenza autobiografica è prima di tutto un incontro tra due persone, il consulente e il narratore, colui o colei che desidera raccontare di sé. La relazione si costruisce attraverso un dialogo, fatto di parole e di ricordi reciproci, che poi si trasformano in scrittura. E’ proprio la scrittura l’aspetto peculiare di questo percorso perché è lo strumento principale e l’obiettivo finale del percorso. La scrittura cambia la relazione perché attiva dei processi diversi da quelli prodotti dall’oralità, infonde un ritmo particolare, un rallentamento che induce alla sosta, all’indugio e permette al soggetto di ascoltarsi e di provare a raccontarsi da un nuovo punto di vista.

La consulenza autobiografica è un accompagnamento clinico, nel senso antico ed etimologico del termine1. Indica una postura particolare del consulente, un suo accostarsi, uno stare con la storia dell’altro, con un atteggiamento empatico e non giudicante. E’ questo stare con che definisce l’ approccio fenomenologico e asseconda il desiderio del narratore, affinché egli si senta non solo il protagonista ma anche l’artefice principale del suo percorso. Il consulente ha il compito di guidare l’esplorazione dell’esistenza del narratore, aiutandolo a dare forma alle emozioni che emergono durante la narrazione. In questo modo, ogni singola storia riacquista valore e dignità e al contempo ritrova una matrice comune. Il narratore sarà infatti condotto a scoprire i nuclei tematici ricorrenti, (l’amore, la perdita, il gioco, il lavoro) e a far riaffiorare gli episodi più significativi di ogni esistenza.

L’obiettivo della consulenza autobiografica è quello di condurre il narratore a scrivere di sé, favorendo il passaggio dall’oralità alla scrittura, ossia dal pensiero alla pratica autobiografica. Il percorso, che ha una durata concordata di dieci, quindici incontri, si conclude infatti con la scrittura di un racconto autobiografico che potrà assumere le forme più diverse – memoriale, diario, epistolario, cronaca, romanzo dell’io, romanzo di figure…. – per adattarsi ai desideri dell’autore e del protagonista principale delle vicende narrate.

Tutti possono intraprendere questo percorso, in ogni stagione della vita, ma esso diventa diventa particolarmente efficace nei momenti di fragilità esistenziale. Esso non si occupa di disagio psicologico2 ma può essere un percorso di affiancamento al lavoro psicoterapeutico e diventare uno strumento di aiuto, rielaborando in modo creativo alcuni temi significativi. Può essere una porta di accesso al percorso di cura, perché per costruire il proprio testo è necessario prendere contatto con i propri desideri e fare emergere le latenze. Può essere infine una preziosa conclusione del tragitto terapeutico perché tiene traccia ed evidenzia gli apprendimenti, le svolte e le trasformazioni personali.

In questo approccio la scrittura non è solo uno strumento ma anche una “pratica di cura” perché la narrazione apre sempre nuove possibilità.

Dare valore alle storie di vita significa, di conseguenza, mettere al centro del percorso di cura l’immaginazione, sollecitare la memoria e l’emersione dei ricordi lontani o dimenticati, sostenere la riscoperta dei saperi perduti e fare spazio all’io narratore che ci abita senza dimenticare la dimensione estetica nella nostra esistenza. Ciò che è bello, diceva Platone, è anche buono.

1(Clinico, deriva dal greco Klinikos, che si fa presso il letto del malato)

2(Scrittura clinica – Consulenza autobiografica e fragilità esistenziali, Duccio Demetrio, Raffaello Cortina, 2008)

Altro

Bioenergetica: un sentiero profondo di guarigione e rinascita

Partendo dalla sua storia, formativa e professionale,  Francesca Scarano, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento bioenergetico del Centro Divenire, racconta di metodologia e pratica dell’ Analisi Bioenergetica. 

Di seguito il testo dell’articolo:

Bioenergetica: un sentiero profondo di guarigione e rinascita

di Francesca Scarano

 

 

 

Come ho scoperto la Bioenergetica

Intrapresi la mia formazione in psicoterapia Bioenergetica, circa tredici anni fa. Fui attratta da questo approccio a seguito della lettura del libro “Il corpo non mente”, scritto dal prof. Luciano Marchino (analista bioenergetico e fondatore dell’approccio somato-relazionale) che poi divenne il mio maestro. Con la Bioenergetica fu amore a prima vista, anche se ai tempi, giovane e acerba, ero mossa dall’ideale di fare la psicoterapeuta molto più che dalla seria intenzione di guardare le mie illusioni, far cadere le mie maschere, mettermi realmente a nudo e ricominciare a sentire sul serio…paura, vuoto, gioia, rabbia, dolore, piacere e dispiacere e chi più ne ha più ne metta. Ci ha pensato il mio terapeuta, con tanta indulgenza, accoglimento e pazienza a portarmi ogni volta laddove io opponevo resistenza ad andare, lentamente, dolcemente, profondamente…per citare uno dei suoi motti. MI sentivo ogni volta tirata giù, con i piedi in terra e dentro la verità presente al mio interno, qualunque essa fosse. Spesso era difficile da accettare, faticosa da attraversare. Ma poi mi accorgevo che dopo ogni riattraversamento profondo diminuiva la paura di sentire e aumentava la fiducia che questo era possibile senza che accadesse nulla di catastrofico. Più toccavo questioni “calde” al mio interno più sgorgava una nuova energia, una nuova visione di me e degli altri, germogli di una strana gioia, di un piacere nuovo. Sentivo che per quanto la strada da percorrere fosse frastagliata, per quanto ogni tanto dicessi a me stessa: “ Ma chi me lo ha fatto fare?”, oppure “ Non c’è un modo per tornare indietro o scappare?”, (interrogativi che tra l’altro sento presenti oggi nei miei pazienti … e come non comprenderli!), valeva la pena fare tutta quella fatica. Il premio era di volta in volta sentirmi più viva e presente a me stessa, più connessa e aperta realmente agli altri ( e dico realmente perché ho toccato con mano la differenza tra fare “quella aperta” ed esserlo davvero) e man mano, pezzo più difficile, più autentica, nonostante credessi di esserlo già prima ( altra illusione). Insomma, quell’inverno di tredici anni fa, quando approdai alla Bioenergetica non potevo sapere quanta fatica avrebbe richiesto riattraversare i più oscuri e bui luoghi dell’anima ma non potevo nemmeno lontanamente immaginare lo straordinario percorso di rinascita e di crescita che mi avrebbe donato. E’ stato davvero un po’ come ripartorire me stessa. Il processo di ricerca e di scoperta di me, seppur non più con la guida di un terapeuta ma con il mio terapeuta interno che mi fa da guida è a tutt’oggi in corso e credo lo sarà finché avrò vita. L’insaziabile ricerca della mia verità credo mi dia la possibilità di guidare i miei pazienti con fiducia alla ricerca della loro. Posso portarli solo dove io sono già stata.

Che cosa è l’Analisi Bioenergetica?

Ma cos’è l’ Analisi Bioenergetica e soprattutto cosa accade nella stanza di terapia, quel luogo in cui il paziente avvia il suo coraggioso cammino nei suoi più profondi sentieri interiori guidato dal suo terapeuta?(Terapeuta che, ci tengo a specificarlo, non ha nessuno degli idealizzati poteri che a volte gli vengono erroneamente attribuiti, ma semplicemente ha percorso quei sentieri prima del suo paziente e sa, o dovrebbe, sapere molto bene dove e come condurlo nel suo percorso di esplorazione interiore.)

La psicoterapia Bioenergetica affonda le sue radici in un fondamentale principio: il corpo rivela molto di noi, della nostra storia passata e del nostro modo di stare al mondo. E soprattutto il corpo non mente ed è uno stupefacente disvelatore di verità sul nostro conto. Nelle parole di Alexander Lowen, fondatore di questo approccio: “L’analisi bioenergetica è un approccio che integra il corpo nel processo analitico, perché il corpo è la persona. Qualunque problema presente nella personalità quindi si manifesta sia nell’espressione corporea che nell’espressione psicologica. Questi problemi posso essere individuati in modo accurato a partire proprio dalla motilità del corpo se si è in grado di leggerne il linguaggio. Il corpo inoltre contiene la memoria di ogni esperienza che la persona abbia attraversato, pertanto è possibile leggere la biografia di una persona a partire dalla struttura dinamica del suo corpo. Da un punto di vista teorico possiamo affermare che ogni esperienza vissuta si struttura nel corpo delle persone così come nella loro mente.”

Dunque questo grande maestro ci ha insegnato che la nostra biografia, così come i nostri traumi e le ferite che ci portiamo dentro sono scritte nelle nostre mappe psico-corporee. Di conseguenza in quelle stesse mappe è presente un enorme potenziale di guarigione.

Possiamo guarire nel momento in cui riprendiamo un contatto profondo con i luoghi interiori in cui ci siamo “ammalati” e consentiamo a noi stessi di portare una piena consapevolezza a ciò che accade nel nostro corpo e nelle nostre emozioni. Questo richiede una disponibilità da parte nostra a diventare più intimi con il nostro mondo interno e ad entrarci in relazione con un atteggiamento di amorevole accoglienza, scevro di giudizio, pretesa, forzature. E poi richiede un altro ingrediente fondamentale: il coraggio di ritornare a sentire, il coraggio di riaprire le porte all’ascolto della propria vulnerabilità e il poter trasformare quest’ultima da luogo di minaccia ad oceano infinito di risorse e potenzialità. Tali risorse sono naturalmente presenti in ciascuno di noi, ma spesso soffocate dai muri che abbiamo eretto per difenderci da antiche emozioni intollerabili per noi o non accolte, accettate e sostenute dall’ambiente circostante. Queste strategie di difesa che in passato ci sono state utili e forse ci hanno salvato la vita hanno una serie di effetti limitanti sulla nostra vita: riducono le nostre possibilità di incontrare davvero gli altri e di amare, riducono la nostra capacità di cambiamento perché ci irrigidiscono in visioni cristallizzate di noi stessi, degli altri e della realtà circostante, distorcono la nostra percezione. Le nostre difese ci proteggono ma al contempo ci opprimono e ci rendono schiavi di automatismi poco funzionali che guidano i nostri pensieri, il nostro sentire e il nostro comportamento precludendoci ogni possibilità di scelta. “ Non riesco Mai a dire quello che penso”, Non riesco MAI a dire di no “ Mi sento SEMPRE inadeguata e giudicata da chiunque”, “ Mi arrabbio SEMPRE anche quando non vorrei”, “ La amo ma non riesco a dimostrare ciò che ho dentro” , “ Non lo amo più ma non riesco a stare né con lui né senza di lui”, “ Vorrei lavorare di meno ma non riesco, sono risucchiato in un vortice, è più forte di me”, sono solo alcuni degli esempi di frasi riportate dai miei pazienti, che raccontano di quanto il “pilota automatico” contenuto nei muri difensivi abbia preso il sopravvento nelle loro vite. Questi muri, nella visione dell’Analisi Bioenergetica, hanno una precisa identità psico-corporea e ad ogni muscolo cronicamente contratto corrispondono antiche emozioni intrappolate che finché permangono nel regno dell’inconscio e non vengono riportate in coscienza continueranno a derubarci di energia ( devo utilizzare molta energia per tenere le mie spalle cronicamente tese verso l’alto in modo da difendermi dall’accedere ad una intensa e antica rabbia e ne investirò altrettanta per intrappolare in uno stato di contrazione cronica il mio diaframma in modo da non sentire vecchie e insopportabili paure, o la zona del torace per non entrare in contatto con il dolore del cuore, etc ) e a limitare la nostra possibilità di muoverci nel mondo in maniera funzionale, autentica e spontanea.

La Bioenergetica in pratica

Nella terapia bioenergetica è proprio dal lavoro sul corpo che si parte per lasciare pian piano cadere questi muri, sciogliere i propri blocchi e avviare un processo di decondizionamento da vecchie abitudini psico-neuro-muscolari che abbiamo fatto nostre tanto tempo fa e che si sono poi radicate in noi attraverso la ripetizione e l’abitudine. Man mano i blocchi si dissolvono è possibile sperimentare un nuovo sentire, il nostro sistema si riorganizza e diventa in grado di trovare nuove soluzioni a vecchi problemi! La mobilizzazione corporea e del respiro, cosi’ come l’utilizzo della voce e dell’espressività emotiva, strumenti cari all’Analisi Bioenergetica, vanno a schiudere le casseforti corporee in cui sono rimaste intrappolate antiche emozioni rimosse. Le emozioni emergenti, accompagnate dalla consapevolezza del processo in corso e dalla ricerca di senso della relazione tra ciò che sta accadendo nella stanza di terapia e la storia del paziente consentono la creazione di rinnovate connessioni tra mente, corpo ed emozioni. Si creano così nuovi sentieri nel nostro cervello che inevitabilmente portano ad un cambiamento nel nostro modo di “abitare” noi stessi e il mondo esterno. Sciogliere un conflitto somatizzato in una tensione psico-neuro-muscolare implica l’affrontare una sofferenza, che può manifestarsi a livello corporeo, psicologico o a entrambi i livelli. Per andare oltre questo dolore e riapprodare ad un’area di benessere interno, di pacificazione, non possiamo far altro che, in primis accettare ciò che arriva ed accoglierlo così com’è senza giudicare o opporre resistenza a ciò che sta riaffiorando, lasciarlo accadere. In secondo luogo affrontarlo, “entrarci dentro”. Lasciandolo fluire al nostro interno quel vissuto di rabbia o angoscia o dolore o paura si dissolverà e con esso il conflitto che quelle emozioni negate si portavano dietro (con tutte le annesse conseguenze nei nostri pensieri, emozioni e nel nostro comportamento)

Man mano questo processo va avanti, la persona che ne è protagonista, può sperimentare la sensazione di riappropriarsi di parti di sé che erano “congelate”, di pezzi della propria identità che erano come scissi dalla personalità. Sente di respirare in modo più ampio e fluido, si sente più “intera” e inizia a ricontattare una vitalità, una gioia ed un potenziale energetico smarrito tanto tempo fa. Malessere e benessere, dolore e gioia si palesano come due lati di una stessa medaglia. Direttamente annodati ai fili del nostro vissuto negativo ci sono la grazia, la gioia e la vitalità che in origine erano presenti al nostro interno prima di sperimentare condizionamenti ambientali negativi e/o traumatizzanti. Se ci diamo il coraggioso permesso di incontrare quelle zone d’ombre ritroveremo anche la luce, in una fluida danza in cui ci concediamo di stare di volta in volta con quello che c’è dentro di noi. Kahlil Gibran ci offre questa perla che io trovo molto vera: “Quando siete felici guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia”.

In sintesi più sperimentiamo la possibilità di accogliere l’intera gamma dei nostri sentimenti più acquistiamo “grounding”, principio fondante dell’Analisi Bioenergetica loweniana. Il termine grounding, che significa radicamento, sta ad indicare, oltre che una precisa postura del corpo che favorisce un maggiore contatto con il proprio sentire e l’approfondimento di un appoggio saldo e sensibile dei piedi al suolo, una posizione esistenziale di presenza consapevole e di connessione energetica profonda con se stessi e con il mondo circostante. Nel lavoro con i suoi pazienti Lowen si accorse che tanto più le persone avevano un appoggio poco solido al terreno, tanto più erano abitate da insicurezza e sfiducia nel poter ricevere sostegno dalla vita e dagli altri. Si rese conto che l’origine di tali vissuti era direttamente correlata ad una mancanza di sostegno, nutrimento affettivo, supporto al proprio Sé autentico sperimentata nei primi anni di vita, nella relazione con le proprie figure affettive di riferimento. Dice Lowen: “ La propria casa è il proprio corpo. Non essere connessi in modo sensibile con il proprio corpo vuol dire essere uno spirito disconnesso che fluttua attraverso la vita senza alcun senso di appartenenza. Tutti i pazienti con cui ho lavorato, sentono in misura maggiore o minore, questa separazione e solitudine, è un modo di essere tragico. L’obiettivo del mio lavoro terapeutico è aiutare le persone a ritrovare il loro senso di connessione con la vita e con gli altri, e radicarsi è l’unico modo per farlo. “

Cosa succede nella stanza della terapia?

Prima di ricevere un paziente che arriva in studio da me per chiedermi aiuto su qualsivoglia problematica, mi occupo di me. Lavoro sul corpo e sul respiro attraverso la pratica Bioenergetica, cerco di approfondire il più possibile il mio radicamento e di sciogliere eventuali tensioni interne che potrebbero interferire nella mia sintonizzazione con lui o lei. Infine mi occupo di lavorare sull’apertura del torace in modo da poter accogliere chi sta per entrare con un cuore il più possibile aperto. Sento questo rituale preparatorio particolarmente importante, perché in ogni seduta, il mio corpo e le mie emozioni diventano una cassa di risonanza di ciò che succede a chi sta seduto di fronte a me. Più mi sento, più riesco a sentire l’altro. Più lo sento e rimando ciò che dall’altro mi arriva, più lui si sente profondamente colto e riconosciuto nei suoi vissuti…e un primo livello di cura ha già inizio. Molte problematiche psichiche sono frutto di mancate sintonizzazioni, di fratture nella connessione relazionale e dell’interiorizzazione di tali modelli relazionali patologici. Gli studi dell’Infant Research e in particolare dello psicoanalista Daniel Stern ci ricordano infatti che sulla base delle sue primissime interazioni il bambino costruira’ i modelli di esperienza soggettiva interna e di relazione che costituiscono le rappresentazioni mentali di se’ e dell’altro.In tal senso so quanto la relazione che intercorre momento per momento tra me e il mio paziente, al di là di qualsiasi tecnica utilizzata, sia fondamentale nel processo di guarigione e me ne prendo cura. Sperimentare una relazione più sintonica e funzionale, rispetto a quelle esperite nella propria infanzia, ha un potente effetto riparatore. Questa nuova relazione, per essere efficace e realmente terapeutica, deve essere in primis autentica perché come ci ricorda Erich Fromm “la relazione psicoterapeutica non deve essere un’educata conversazione o una chiacchiera da salotto ma deve avere il carattere dell’immediatezza: lo psicoterapeuta non deve mai mentire, né cercare di compiacere o impressionare. Deve restare se stesso, il che significa che deve avere lavorato con se stesso”. Quando parlo di autenticità mi riferisco ad una qualità essenziale che è necessario che il terapeuta coltivi per far si che l’incontro con il paziente avvenga in una dimensione di verità e per fungere da modello per il paziente stesso: l’arte della congruenza.Sono congruente se quello che sento, quello che penso e ciò che dico e faccio sono in armonia tra loro. Quindi ciò significa che non fingo di ascoltare, ma che per quanto possibile mi sintonizzo davvero a livello emotivo e corporeo con chi ho di fronte. E’ come se io diventassi una cassa di risonanza che mi permette di vibrare in relazione a ciò che accade dentro al mio paziente. Ciò che io sento nel corpo e a livello emotivo di fronte a quella persona, sono una preziosa bussola per empatizzare con il suo stato interno. Quindi non solo vedo ciò che fai, ma sento ciò che tu senti e se necessario e utile al processo ti rimando il tipo di pulsione, ritmo, attivazione corporea ed energetica, vissuto emotivo che percepisci internamente o ti guido nell’osservarlo più da vicino. Le più recenti scoperte neuroscientifiche, attraverso la teoria dei “neuroni specchio” hanno tra l’altro ormai legittimato l’esistenza di meccanismi fisiologici sottostanti l’empatia. I neuroni-specchio sono situati nella corteccia premotoria, che è l’area deputata al movimento e sono correlati al sistema limbico, area del cervello correlata alle emozioni. Secondo tali teorie esistono dei neuroni che non solo si attivano quando vediamo qualcuno compiere un determinato comportamento ma anche quando osserviamo una persona provare emozioni. Quindi permettono di portare l’esperienza dell’altro al nostro interno come se ciò che lui vive stesse accadendo a noi. Pertanto, ciò che sento nel mio corpo e ciò che provo di fronte al mio paziente rappresentano utili indicatori ai fini della diagnosi ma anche della cura. Lui sente che io sento. Ogni volta che questo accade vedo gli occhi della persona che ho di fronte riempirsi di lacrime e alla mia domanda: “Cosa ti commuove in questo momento?”, la riposta molto spesso è la stessa: “Quando ero piccolo nessuno mi ha mai guardato così, nessuno si accorgeva o si preoccupava di ciò che io provavo. Il fatto che tu cogli ciò che sto sentendo, che te ne prendi carico e cura, che ti emozioni insieme a me…ecco, si, i tuoi occhi lucidi in questo momento… da una parte mi turbano, perché è un’esperienza totalmente nuova, si ecco, forse mi spaventa anche un po’, ma dall’altra sento che qualcosa si scioglie profondamente dentro di me”. La presenza apre il vuoto dell’assenza. La possibilità di esplorarlo e al contempo di ricevere nella stanza di terapia risposte diverse, più empatiche, funzionali e sintoniche rispetto a quelle ricevute in passato fa si che accadano cose nuove. L’emozione spiacevole che riaffiora all’inizio fa molto male ma il poterla rivivere e il poter accedere ad un diverso sguardo che offre presenza, attenzione e partecipazione agisce da balsamo cicatrizzante che man mano lenisce e cura la ferita.Ma facciamo un passo indietro e torniamo un attimo a quando il paziente arriva. Uno dei grandi supporti clinici e diagnostici per noi terapeuti bioenergetici è la lettura del corpo. Una co-lettura oserei definirla, che prende spunto non solo da ciò che io osservo ma anche e soprattutto da ciò che il paziente legge di sé e dentro di sé attraverso la mia guida. Mentre la persona condivide con me il suo problema, cerco di tenere in ascolto entrambi i miei emisferi cerebrali, e quindi di comprendere ciò che mi dice e avviare una riflessione su ciò che mi porta, di osservare dove il suo respiro si blocca, quali parti del corpo sono contratte e bloccate, tenute in su o in dentro, espanse in fuori , cosa comunicano i suoi occhi ma cerco anche di sentire ciò che più in generale mi arriva da quella persona. Provo ad ascoltarlo con il cuore e a sintonizzarmi con il messaggio contenuto nell’emozione intrappolata nelle sue tensioni corporee e nelle costrizioni del suo respiro. Spesso colgo delle frasi che affiorano intuitivamente al mio interno come se percepissi la voce di quell’emozione: ad esempio, “ Perché sei andata via?” , “ Dov’eri quando avevo bisogno di te?”, “ Mi vedi? Guardami per favore! Guardami!!!”, “Perché mi accetti solo se sono come tu mi vuoi? Perché mi soffochi?” e così via. Frasi che raccontano del bagaglio di ferite emotive con il quale il paziente si presenta in studio e alle quali ha un estremo bisogno di ridare voce e diritto di esistenza. Capita spesso che lui non ne abbia consapevolezza e il mio lavoro è quello di aiutarlo a far riemergere questo materiale emotivo sommerso e poi sostenere un’elaborazione di senso e un’integrazione di ciò che accade in relazione alla sua biografia. Osservando come si muove la pulsazione vitale al suo interno e in quale parte del corpo si crea un blocco posso in modo delicato accompagnare il paziente a dirigere la sua attenzione consapevole verso ciò che gli sta accadendo e domandargli: “ Cosa stai sentendo? In quale parte del corpo lo senti?”. Già portare attenzione avvia un primo cambiamento di stato. “Te la senti di provare ad entrare più in profondità in questo vissuto?”. A questo punto posso proporre al paziente un’attivazione corporeo-esperienziale che gli consenta di “scendere” e calarsi maggiormente nella sua esperienza interna. A tal proposito L’Analisi Bioenergetica offre un esteso repertorio di tecniche corporee, che utilizzano il movimento, il respiro, l’espressività emotiva, la voce, il lavoro di mobilizzazione oculare che se grazie all’intuito e alla sensibilità del terapeuta vengono utilizzate in modo appropriato, al momento opportuno e in una buona cornice relazionale, possono contribuire ad esplorare e far ritornare in coscienza antiche “storie emotivo-corporeo-relazionali”. Quando queste “riaperture” si verificano oltre che potenziare la connessione tra terapeuta e paziente consentono man mano di “ri-scrivere” vecchie connessioni neuronali o crearne di nuove. La guarigione procede dunque attraverso la riscoperta della percezione corporea ed emotiva e non attraverso uno sforzo di volontà. Lasciando parlare ancora Lowen: “C’è un processo di cambiamento che avviene dall’interno e non richiede sforzi coscienti. E’ chiamato crescita e migliora l’essere. Non è qualcosa che si può fare: quindi non è una funzione dell’Io ma del corpo”. Ritengo che tale risveglio emotivo e corporeo possa accadere solo nella cornice di una relazione terapeutica in cui il paziente possa sentirsi visto con uno sguardo autenticamente presente, affettuoso, accogliente e non giudicante. La mera applicazione di tecniche non cura, ma cura l’utilizzo delle tecniche a supporto del processo psico-corporeo in atto dentro una relazione correttiva “sufficientemente buona”, per dirla alla Winnicott ( psicoanalista inglese che approfondì tra le altre cose il tema della relazione madre-bambino) in cui il paziente senta il diritto di poter esistere davvero per quello che è e in cui circoli una comunicazione che viaggia da cuore a cuore.

Se io ti vedo tu ti senti esistere, se ti senti esistere ti liberi, ti sciogli e ti illumini. E la tua energia che si libera nutre la mia.

Grazie a tutti i miei pazienti che mi danno il privilegio di essere testimone della riscoperta della loro luce, di commuovermi davanti ad ogni momento di rinascita della loro bellezza e di nutrirmi ogni volta con stupore del sacro splendore di questo processo.

Bibliografia

Cinotti N., Zaccagnini C., Analisi bioenergetica in dialogo, Franco Angeli Editore, 2009.

Goleman Tara Bennet, Alchimia emotiva, come la mente può curare il cuore, BUR; 2013 (Best BUR).

Klopstech Angela, Analisi bioenergetica e psicoterapia contemporanea: considerazioni

dialogando con altri approcci e con le neuroscienze, http://www.siab-online.it/pubblicazioni/articoli.

Krishnannanda, Amana, A tu per tu con la paura, vincere le proprie paure per imparare ad amare, Feltrinelli, 2013.

Lowen Alexander, Onorare il corpo, la nascita della bioenergetica nella autobiografia del suo fondatore, Xenia, 2011.

Lowen Alexander, Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica, Astrolabio, 1979.

Lowen Alexander, Bioenergetica, Feltrinelli, 2004, 2013

Marchino Luciano e Monique Mizrahil, La Forza e la Grazia, Commento alla pratica bioenergetica, Bollati Boringhieri, 2012.

Marchino Luciano e Monique Mizhrail, Il corpo non mente, Pickwick Libri, 2014.

Miller Alice, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, Bollati Boringhieri, 2008.

Pert Candace, Molecole di emozioni: perché sentiamo quel che sentiamo, Tea Edizioni, 2016.

Siegel Daniel, Mindfulness e cervello, Raffaello Cortina Editore, 2009.

Vita Heinrich-Clauer, Manuale di Analisi Bioenergetica (Ed. It. A cura di Nicoletta Cinotti e Rosaria Filoni) Franco Angeli, 2013.

Altro

Atti osceni in luogo privato

Atti osceni in luogo privato

Marco Missiroli

Feltrinelli, 2015 (I narratori)

attiosceniinluogoprivato

 

Tra le faccende che avevano preso una brutta piega c’erano le insufficienze in matematica e la sfioritura completa delle mie compagne che un tempo promettavano. Ma la disfatta era un’altra: a sedici anni finiti ero vergine anche di baci, al contrario di Antoine che aveva fatto progressi con una turista americana affascinata dalla erre moscia.

Comunque durante quell’anno: John McEnroe aveva vinto Wimbledon; riuscivo a fare puzzle da mille pezzi, avevo smesso di leggere il futuro con le carte; Antoine mi teneva lontano da sua sorella Lunette; l’estate eravamo tornati in Italia per una settimana e avevo rivisto Lorenzo e Mario. Entrambi avevano amoreggiato con due tedesche a Forte dei Marmi; Parigi mi piaceva.

In tutto questo la mia voce si era fatta scura, e anche il mio cuore: presagiva violente rivoluzioni

Rilanci

Letture – Lo Straniero, Albert Camus, Bompiani, 2001 (I Grandi Tascabili)

Il deserto dei Tartari, Dino Buzzati

Il filo del rasoio, Somerset Maughan

Diario del Corpo, Daniel Pennac (link interno)

FilmIl Grande Freddo, Lawrence Kasdan, USA, 1983.

Baci Rubati, Francois Truffaut, Francia, 1968

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Crescita, identità, sessualità, amore

Trama

“Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna.
Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere”. Tratto dal sito di Feltrinelli, l’editore del romanzo 

 

Autore

Marco Missiroli è nato a Rimini nel 1981 e vive e lavora a Milano. Con il suo primo romanzo, Senza coda (Fanucci,2005), ha vinto il Premio Campiello Opera Prima.  L’editore Guanda ha pubblicato
ha pubblicato i romanzi Il buio addosso (2007), Bianco (2009) e Il senso dell’elefante che lo rende famoso e guadagna diversi premi (2012; premio Selezione Campiello 2012, premio Vigevano e premio Bergamo). Per Feltrineli ha pubblicato Atti osceni in luogo privato (2015; Premio Mondello 2015). Scrive per le pagine della Cultura de’ Il «Corriere della Sera».

Bibliografia

Tutti i libri di Marco Missiroli raccolti nel catalogo on line della Rete Bibliotecaria Bergamasca

 

Link

Il Book Trailer del romanzo

L’incontro con Marco Missiroli raccontato in un articolo di Annalisa Veraldi sul sito web wuz.it

L’intervista di La Daga su leultime20.it

La recensione di Gad Lerner sul suo blog

La recensione sul sito web de’ Il fatto Quotidiano

Il profilo facebook dell’autore

 

Altro

I cento libri

I cento libri che rendono più ricca la nostra vita

Piero Dorfles

Garzanti, 2014 (Saggi)

centolibri

Più letture in comune si hanno, più grande è il sistema di riferimenti e di esperienza, più vari sono i tipi umani a cui fare riferimento, più estesa è la gamma di sentimenti che si possono citare; più ampia la zona di sapere condiviso che è quella che permette di vivere, se non in sintonia, almeno in compagnia degli altri.

Forse esagero, ma penso che senza lettura sia difficile comprendere quanto ci arricchisce il rapporto con chi è diverso da noi: che senza lettura non si abbia lo stimolo a pensare su come potrebbe essere migliorato il mondo in cui viviamo; che senza lettura è improbabile che si riesca a pensare al futuro come a qualcosa il cui andamento dipende da noi.

Rilanci

Letture La metamorfosi, Franz Kafka, Principi & Principi, 2010 (Piccola Biblioteca dell’Immaginario)

LettureCosa guardo stasera? Dvd per tutte le occasioni (anche le più strane), Il Castoro, 2009

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Lettura, letteratura, condivisione

Trama

Leggere ha ancora un senso? Cosa può insegnarci e come può cambiarci la vita? In questo libro Piero Dorfles ci accompagna in un viaggio nel magico mondo della letteratura attraverso i cento capolavori che meglio rappresentano il nostro immaginario letterario condiviso e ineludibile, e traccia un itinerario che appassionerà quanti si rivolgono ai libri per studiare, insegnare e cercare di capire meglio il mondo. Raccontandoci di utopie, di desideri, di mondi fantastici e di avventure emozionanti, ci fa rivivere la lettura come un’avventura dello spirito, un’esperienza della vita e un passaggio di maturazione. Con la consapevolezza costante che più libri si hanno in comune, più grande è il sistema di riferimenti, di esperienza e di sapere condiviso che ci permette di vivere in armonia con gli altri. Da 1984 di Orwell a Se questo è un uomo di Levi, dal Conte di Montecristo di Dumas a Delitto e castigo di Dostoevskij, la lettura diventa così un’esperienza in grado di arricchire le nostre vite attraverso ponti di emozioni e saperi condivisi, capace di avvicinarci al prossimo e di renderci sensibili al mondo e al destino dell’uomo. (Tratto da Garzantilibri.it)

 

Autore

Piero Dorfles è giornalista e critico letterario, per la Rai ha curato diversi programmi radiofonici e televisivi tra cui Il baco del millennio e La banda. Ha affiancato Patrizio Roversi, Neri Marcorè e Veronica Pivetti nella conduzione della fortunata trasmissione televisiva Per un pugno di libri. È autore di saggi dedicati al mondo della comunicazione come Carosello e l’Atlante della radio e della televisione.

Bibliografia

Tra i suoi libri, sempre di argomenti legati al mondo della comunicazione radiotelevisiva, si segnalano Atlante della radio e della televisione (Nuova ERI, 1988), “Guardando all’Italia”, Nuova ERI, 1991, e Carosello (Il Mulino, 1998) e Il Ritorno del Dinosauro, una difesa della cultura, pubblicato da Garzanti Libri, 2010.

Link

Una recensione tratta dal blog asinochinolegge

Un’altra recensione tratta da “Il Piccolo” di Trieste

 

Altro

Prendere il volo

Prendere il volo

Adrien Bosc

 Ugo Guanda Editore, 2015 (Narratori della Fenice)

prendereilvolo

Ultimo giorno nell’arcipelago, vado a vedere le balene al di là delle montagne inclinate dove belano le pecore dei contadini dell’isola. A Lajes do Pico, dove i capitani Achab dalle reti sottili, gli emigrati incagliati sui moli dell’oceano, gli agricoltori che hanno scambiato i forconi con arpioni di fortuna sono stati rimpiazzati da navette che, a orari fissi, solcano le acque territoriali di Pico al servizio di tour operator che promettono l’avvistamento di cetacei. Al largo, lontano dalle coste, la pelle blu argentea di una balena, striata di linee chiare, affiora dall’acqua portando con sé canti di ultrasuoni. Vorrei parlarvi di Antonio Tabucchi e di Donna di Porto Pim , raccolta di storie delle Azzorre. Nel prologo il romanziere avverte che i racconti di naufraghi e baleniere sono  simboli dell’ infinito e dell’assoluto. Sul pontile il cuore stretto dalla solitudine e dall’assenza, penso allo schianto, a quell’aereo e ai suoi passeggeri come a immagini mosse dal caso e dalle coincidenze.

Ogni storia è un pretesto. Negli ultimi due anni ho creduto troppo ai segni, alla buona stella, mi sono perso, soltanto il racconto  nei queste vite chiuse dal destino nella carlinga di un Constellation poteva rispondere alle mie domande.

Rilanci

Film – Casablanca, Michael Curtiz, Usa, 1942

Letture – Antologia di Spoon River, Edgar Lee Masters, Rizzoli, Biblioteca Universale Rizzoli, 2014  – Libro in formato digitale)

Donna di Porto Pim, Antonio Tabucchi, Sellerio, 2013

Musica – La belle Historire d’amour, Edith Piaf, 1959

Genere

Romanzo

Parole chiave

Memoria, coincidenze, ricerca

Trama

“È la notte tra il 27 e il 28 ottobre 1949. Un aereo Constellation, modello di punta dell’Air France lanciato dall’eccentrico imprenditore Howard Hughes, decolla dall’aeroporto di Orly, diretto a New York. Non arriverà mai a destinazione. Durante la discesa per fare rifornimento, l’aereo precipita sul monte Redondo, in un’isola delle Azzorre. Nessuno dei trentasette passeggeri e degli undici membri dell’equipaggio sopravvive allo schianto. Adrien Bosc prende avvio da un fatto reale per raccontare quelle vite spezzate a partire da ciò che le unisce: la morte nello stesso istante, per una inesorabile concatenazione di piccoli eventi. Una scelta di prospettiva sorprendente, a dimostrazione che “il destino è sempre una questione di punti di vista”. Ciascuna di quelle vite è un romanzo: ci sono i ricchi e gli umili, i famosi e gli sconosciuti. C’è il pugile Marcel Cerdan, che andava a New York per strappare il titolo di campione del mondo dei pesi medi a Jake LaMotta, il Toro del Bronx. Ad attenderlo Édith Piaf, impaziente di stringere tra le braccia il suo amante: non si sarebbero più rivisti. Tra le altre vittime, un industriale cubano, un commerciante messicano, un autista iracheno, cinque pastori baschi in cerca di fortuna, un’operaia alsaziana che incredibilmente aveva ereditato un’azienda negli Stati Uniti… e una star come la violinista Ginette Neveu, pronta a conquistare la Carnegie Hall. Sono quarantotto naufraghi del cielo di cui viene ricostruito e rivissuto l’ultimo volo, ma anche “quarantotto frammenti di storie che formano un mondo”, destini rievocati come in una moderna Spoon River, con sommesso rammarico e sincera, sobria pietà umana, da un giovane scrittore di grande talento” (Abstract tratto da Rete Bibliotecaria Bergamasca.

Autore

Adrien Bosc è nato ad Avignone nel 1986. Ha fondato la casa editrice Sous Sol, che pubblica le riviste Feuilleton e Desports. Questo è il suo primo romanzo. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: è stato finalista al Goncourt des Lycéens e al Prix Interallié, e ha vinto il Grand Prix du Roman de l’Académie française.

Bibliografia

Questo è il suo primo e unico romanzo.

Link

Una recensione dal blog doppiozero

La presentazione del libro dal portale web de’ Il fatto Quotidiano

Altro

Il silenzio delle vittime

Il silenzio delle vittime

Robert Wilson

Longanesi, 2004 (La Gaja Scienza, 874)

silenziodellevittime

 

Mentre tornava Falcon aveva tre pensieri che gli ronzavano nella testa. Perché Ignacio Ortega lo inquietava tanto? Era chiaro che non avesse ucciso suo fratello, ma quell’uomo si teneva ben chiuso nella testa qualcosa e questo faceva pensare che avesse qualche responsabilità. Come si rompeva una noce dura come Ignacio Ortega? E come si poteva scoprire ciò che un morto aveva nascosto dentro di sé? Come sarebbe stato più facile il lavoro dei poliziotti se si fosse potuto e scaricare e leggere sullo schermo il contenuto della mente altrui! Il software della vita. Che aspetto avrebbe avuto? I fatti distorti dalle emozioni. La realtà trasformata dall’illusione. La verità ricoperta dal rifiuto della verità. Sviluppare un programma per sbrogliare quell’intrico non sarebbe stata cosa da poco

Rilanci

Film – Mystic River, Clint Eastwood, Usa, 2003

Letture – Una piccola morte a Lisbona, Robert Wilson, 2001

 

Genere

Narrativa

Parole chiave

Siviglia, psicopterapia, pedofilia

Trama

Un mattino di una torrida estate sivigliana i coniugi Vega vengono trovati morti nella loro casa di Santa Clara, la città-giardino costruita nei primi anni Cinquanta dagli americani . Gli indizi sembrano indicare un patto suicida, ma l’ispettore Falcón non è convinto. Dalle indagini sull’ attività di Rafael Vega, emergono ambigui legami con la mafia russa e un probabile caso di doppia identità. I primi interrogatori ai ricchi vicini, lasciano il protagonista con molti dubbi e diverse piste di indagine aperte. Javier Falcon, rientrato al lavoro dopo un periodo di forte disagio, indaga avvalendosi del suo percorso di psicoterapia, chiedendo aiuto alla sua terapeuta per far luce su un delitto del passato che ha inquietanti legami con quelli del presente.

Autore

“Robert Wilson non è il tipico autore di gialli all’inglese. Nato nel 1957 e laureatosi a Oxford nel 1979, ha cominciato giovanissimo a viaggiare per il mondo lavorando presso società di trasporto marittimo, pubblicità e commercio in Africa, in Asia e in Grecia. Nel corso della sua esistenza ha dunque assorbito culture e visioni differenti che lo distaccano dalla scuola del giallo britannico. Ha sempre coltivato la passione per la scrittura, alla quale si è dedicato a tempo pieno dopo essersi stabilito in Portogallo. Da molti critici paragonato a Raymond Chandler per il virile romanticismo dei suoi protagonisti, si è assicurato il premio Gold Dagger per Piccola Morte a Lisbona” (notizia tratta dal sito di Longanesi, il suo editore italiano)

Bibliografia

Alcuni libri dell’autore sul sito di Meridiano Zero

Altri libri in italiano di Robert Wilson dal sito di Longanesi

Link

 

La scheda del libro 

 

Una recensione apparsa sul blog mangialibri.com

 

 

Altro

Il gatto venuto dal cielo

Il gatto venuto dal cielo

Hiraide Takashi

Einaudi, 2015 (Il contesto, 53)

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Ci ricordiamo spesso di quando la gatta Chibi comparve, e di quando entrò nella nostra casetta in affitto. Era il tardo autunno del 1988… In un luminoso pomeriggio, chissà quando, si era infilata nello spiraglio la sciato dalla porta socchiusa. Le zampe di un bianco splendente, calpestavano con circospezione la pedana di legno, per metà investita dal sole, su cui era posata la lavatrice. Lei osservava in silenzio la povera stanza, esprimendo con tutto il corpicino un’educata curiosità… Una volta capito come si accedeva alla nostra casetta, Chibi aveva preso l’abitudine di entrare silenziosa, se solo le si lasciava uno spiraglio. Non è che venisse a fare danni: passeggiava piano piano per la casa. Spesso il suo flessuoso corpicino sembrava sparire tra un oggetto e l’altro…

Rilanci

Film – Gli Aristogatti, Wolfgang Reitherman Walt Disney Production, 1970
Letture – Storia di una gabbanella e di un gatto che le insegnò a volare. Luis Sepulveda, Salani editore, 1996

Musica – C’era una volta una gatta, Gino Paoli, 1961

Genere

Narrativa

Parole chiave

Gatti, amore, riconciliazione

Trama

“Un gatto entrò nella loro vita. E la cambiò per sempre. Chibi si autoinvita nella cucina di una coppia che sembrava non avere piú nulla da dirsi, e come una brezza dolce e scatenata spazza via i silenzi che dividevano marito e moglie. Giorno dopo giorno, le visite della piccola ospite – Chibi rifiuterà sempre di farsi adottare: è uno spirito libero lei! – regalano gioie nuove, scoperte continue, un modo diverso di prendersi cura l’uno dell’altro. Hiraide Takashi ha saputo raccontare con il passo enigmatico e saggio dei gatti la splendida storia di un amore ritrovato. “ (Notizia tratta dal sito dell’editore Einaudi)

Autore

Hiraide Takashi è nato nel 1950 nella prefettura di Fukuoka. Si trasferisce a Tokyo per studiare all’università e dalla fine degli anni Settanta inizia a lavorare in una casa editrice. Fin da giovanissimo inizia a pubblicare poesie e racconti e oggi è considerato uno dei piú importanti e raffinati poeti giapponesi. Il gatto venuto dal cielo (Einaudi 2015) in patria è oggetto di culto da molti anni, ed è diventato un autentico best seller in Francia, Inghilterra e Stati Uniti.

Bibliografia

Questo è l’unico libro tradotto in italiano

Link

La recensione di Ernesto Ferrero pubblicata da La Stampa/Tuttolibri

La recensione di Silvia Pelizzari pubblicata sul blog Finzioni

La recensione pubblicata da L’Huffington Post

Altro

Non è più come prima-Elogio del perdono nella vita amorosa

“Non è più come prima” – Elogio del perdono nella vita amorosa

Massimo Recalcati

Raffaello Cortina, 2014 (Temi)

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Nessun amore, nemmeno quello che vive nella promessa del “per sempre”, è al riparo dal rischio della fine, perché ogni amore umano implica sempre l’esposizione assoluta all’ Altro che non esclude mai la possibilità del suo ritiro e della sua scomparsa. In tutte quelle situazioni dove l’impatto traumatico del tradimento ha messo l’amore in ginocchio, è davvero possibile che il lavoro del perdono restituisca la vita a ciò che sembrava ormai irrimediabilmente morto? E’ la più autentica posta in gioco di questo libro.

Rilanci

FilmAlabama Monroe – Una storia d’amore, Felix Van Groeningen, Belgio, 2012 (In Italia, 2014)

LettureDona Flor e i suoi due mariti, George Amado, Garzanti, 2003 (Nuova Biblioteca Garzanti)

Musica –  Perdono, Caterina Caselli, 1968

 

Genere

Saggistica

Parole chiave

Amore, perdono, cambiamento

Trama

“Questo libro si interessa dell’amore che dura, delle sue pene e della sua possibile redenzione. Non si occupa degli innamoramenti che si esauriscono nel tempo di una notte senza lasciare tracce. Indaga gli amori che lasciano il segno, che non vogliono morire nemmeno di fronte all’esperienza traumatica del tradimento e dell’abbandono. Cosa accade in questi legami quando uno dei due vive un’altra esperienza affettiva nel segreto e nello spergiuro? Cosa accade poi se chi tradisce chiede perdono e, dopo aver decretato che non era più come prima, vuole che tutto torni come prima? Dobbiamo ridicolizzare gli amanti nel loro sforzo di far durare l’amore? Oppure possiamo confrontarci con l’esperienza del tradimento, con l’offesa subita, con il dolore inflitto da chi per noi è sempre stato una ragione di vita? Questo libro elogia il perdono come lavoro lento e faticoso che non rinuncia alla promessa di eternità che accompagna ogni amore vero.” (Dalla prefazione dell’autore, riportata sul sito di Raffaello Cortina)

Autore

Massimo Recalcati, tra i più noti psicoanalisti lacaniani in Italia, è membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi. Le sue numerose pubblicazioni sono tradotte in diverse lingue.  Negli ultimi anni, ha pubblicato con successo con successo L’uomo senza inconscio (2010), Cosa resta del padre? (2011) e Ritratti del desiderio (2012).  L’ultimo suo libro si intitola: Le mani della madre, Feltrinelli, 2015.

Bibliografia

Una buona selezione dei libri di Recalcati potete trovarla su ibs.com

 

Link

Una recensione pubblicata sul sito State of Mind, il giornale delle Scienze Psicologiche

Un’altra recensione pubblicata da Tuttolibri – La Stampa

Per approfondire, visitate il sito dell’autore

 

Altro

La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore

La bambina pugile

 ovvero

 La precisione dell’amore

Chandra Livia Candiani

Giulio Einaudi Editore, 2014 (Collezione di Poesia, 419)

bambinapugile

Mappa per l’ascolto

Dunque, per ascoltare

avvicina all’orecchio

la conchiglia della mano

che ti trasmetta le linee sonore

del passato, le morbide voci

e quelle ghiacciate,

e la colonna audace del futuro

fino alla sabbia lenta

del presente, allora prediligi

il silenzio che segue la nota

e la rende sconosciuta

e lesta nello sfuggire

ogni via domestica del senso.

 

Accosta all’orecchio il vuoto

fecondo della mano,

vuoto con vuoto.

Ripiega i pensieri

fino a riceverle in pieno

petto risonante

le parole in boccio.

 

Per ascoltare bisogna avere fame

e anche sete,

sete che sia tutt’uno col deserto,

fame che è pezzetto di pane in tasca

e briciole per chiamare i voli,

perché è in volo che arriva il senso

e non rifacendo il cammino a ritroso,

visto che il sentiero,

anche quando è il medesimo,

non è mai lo stesso

dell’andata.

 

Dunque, abbraccia le parole

come fanno le rondini col cielo,

tuffandosi, aperte all’infinito,

abisso del senso.

Rilanci

Film –  Il giovane favoloso, Mario Martone, 2014

Letture – Poesie – 1972-2002, Vivian Lamarque, Arnoldo Mondadori Editore, 2002

Musica –   Isiaki, Sigur Ros

 

Genere

Poesia

 

 Autore

Chandra Livia Candiani è nata a Milano nel 1952. È traduttrice di testi buddhisti e tiene corsi di meditazione. Conduce seminari di poesia nella scuola primaria.

Ha pubblicato le raccolte di poesie Io con vestito leggero (Campanotto 2005),La nave di nebbia. Ninnananne per il mondo (La biblioteca di Vivarium 2005),La porta (La biblioteca di Vivarium 2006), Bevendo il tè con i morti(Viennepierre 2007) e La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore (Einaudi 2014). È presente nell’antologia Nuovi poeti italiani 6, curata da Giovanna Rosadini (Einaudi 2012).

Bibliografia

Tutti i libri pubblicati sono disponibili sul catalogo amazon

Link

La scheda del libro sul sito dell’editore

Una recensione di Giorgio Morale su Nazione Indiana

Una recensione di Andrea Cirolla dal blog minima&moralia

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