Archivio Mensile: gennaio 2015

Diario

Diario – Edizione integrale

Etty Hillesum

Adelphi, 2012 (anche in altre edizioni)

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Debbo vincere quella paura indefinita che mi porto dentro. La vita è difficile davvero, è una lotta di minuto in minuto, ma è una lotta invitante. Una volta io mi immaginavo un futuro caotico perché mi rifiutavo di vivere l’istante più prossimo. Ero come un bambino molto viziato, volevo che tutto mi fosse regalato. A volte avevo la certezza – peraltro molto vaga – che in futuro sarei potuta diventare ‘qualcuno’ e che avrei realizzato qualcosa di ‘straordinario’, altre volte mi ripigliava quella paura confusa che ‘sarei andata in malora lo stesso’. Comincio a capire perché: mi rifiutavo di adempiere ai compiti che avevo sotto gli occhi, mi rifiutavo di salire verso quel futuro di gradino in gradino.

Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria, avevo la sensazione che ogni cosa che facevo non fosse ancora quella ‘vera’, ma una preparazione a qualcosa di diverso, di grande, di vero, appunto. Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena di viverla ora, oggi, in questo momento; e se sapessi di dover morire domani direi: mi dispiace molto, ma così com’è stato, è stato un bene .

Rilanci

Film – Il convoglio, André Bossuroy, 2010

Film – Hannah Arendt, Margarethe Von Trotta,  Nexo, 2012

Letture – Diario, Anna Frank. Einaudi (molte edizioni)

Musica –  I’ve seen it all, Bjork, 2001 colonna sonora del film Dancer in the dark e raccolte poi nell’album Selma songs

Genere

Diari e memorie

 Parole chiave

Scrittura –Memoria – Shoah

Trama

All’inizio di questo Diario, Etty è una giovane donna di Amsterdam, intensa e passionale. Legge Rilke, Dostoevskij, Jung. È ebrea, ma non osservante. I temi religiosi la attirano, e talvolta ne parla. Poi, a poco a poco, la realtà della persecuzione comincia a infiltrarsi fra le righe del diario. Etty registra le voci su amici scomparsi nei campi di concentramento, uccisi o imprigionati. Un giorno, davanti a un gruppo sparuto di alberi, trova il cartello: «Vietato agli ebrei». Un altro giorno, certi negozi vengono proibiti agli ebrei. Un altro giorno, gli ebrei non possono più usare la bicicletta. Etty annota: «La nostra distruzione si avvicina furtivamente da ogni parte, presto il cerchio sarà chiuso intorno a noi e nessuna persona buona che vorrà darci aiuto lo potrà oltrepassare». Ma, quanto più il cerchio si stringe, tanto più Etty sembra acquistare una straordinaria forza dell’anima. Non pensa un solo momento, anche se ne avrebbe l’occasione, a salvarsi. Pensa a come potrà essere d’aiuto ai tanti che stanno per condividere con lei il «destino di massa» della morte amministrata dalle autorità tedesche. Confinata a Westerbork, campo di transito da cui sarà mandata ad Auschwitz, Etty esalta persino in quel «pezzetto di brughiera recintato dal filo spinato» la sua capacità di essere un «cuore pensante». Se la tecnica nazista consisteva innanzitutto nel provocare l’avvilimento fisico e psichico delle vittime, si può dire che su Etty abbia provocato l’effetto contrario. A mano a mano che si avvicina la fine, la sua voce diventa sempre più limpida e sicura, senza incrinature. Anche nel pieno dell’orrore, riesce a respingere ogni atomo di odio, perché renderebbe il mondo ancor più «inospitale». La disposizione che ha Etty ad amare è invincibile. Sul diario aveva annotato: «“Temprato”: distinguerlo da “indurito”». E proprio la sua vita sta a mostrare quella differenza.

(Dalla presentazione dell’ultima edizione italiana dei diari curata da Adelphi

Autore

Etty Hillesum è stata una giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz nel 1943. La sua vita è diventata emblema del cammino di una donna che oltre tutti i fili spinati, interiori ed esteriori, ha voluto “pensare con il cuore”, alla ricerca di una sorgente molto profonda, il divino che è in noi, da riscoprire e liberare. Partendo da un proprio percorso di autoanalisi e di indagine spirituale Etty Hillesum scelse di confrontarsi con il dolore proprio e altrui, facendosi testimone delle miserie e delle ricchezze dell’esperienza del campo di concentramento.  Per questo motivo, pur potendo salvarsi, decide di seguire i suoi nel campo di sterminio. Si tratta di una scelta di resistenza esistenziale di fronte agli orrori del suo tempo, oltre l’odio alla ricerca di un senso “altro” di sé e della relazione con gli altri.

Bibliografia

La breve vita di Etty Hillesum non le ha consentito di curare la sua passione di scrittrice come avrebbe voluto. Questi i titoli pubblicati

Link

Il sito curato dal Centro studi Etty Hillesum

La puntata dedicate da Rai Storia ad Etty Hillesum

 

Altro

Qui e là. Visioni dai luoghi

Qui e là. Visioni dai luoghi

Anna Fabbrini

Archinto,  2006

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Fotografo per spalancare il tempo e per fare una stregoneria. Non certo per imbalsamare la vita, ma al contrario per esorcizzare il limite. Fotografo per liberare la mente e i sogni che contiene, per sciogliere i lacci di una storia che, qualunque essa sia, è sempre una e solo quella e quando ti volti  ti chiedi se c’è stata davvero e vuoi sapere dove tutto, il tuo riso, il tuo pianto, le tue fatiche, i denti stretti e  le tue gioie, dove tutto quanto, ora, sia andato a finire.

Fotografo perché mi commuovono i luoghi cari, i visi composti, i legami e le anime. E mi commuove lo sforzo dell’uomo ad addomesticare il mondo, ad arare il mare e i campi, a prevedere i moti del cielo, a domare gli umori della pelle per trasformarli in sentimenti che durano: bisogno di abitudini e confini che mai si pacifica con la passione e il caos che tutto sovverte.

Chi dice che la fotografia sia degli ossessivi non ha colto il punto. La fotografia come ogni graffito è sei sognatori indomabili, è la traccia dell’utopia che afferma che non basta vivere per vivere.

Fotografo per produrre segni di luce e sogni e per dire ai compagni di viaggio: “Guardate amici tutto lo sforzo umano per costruire la dignità e non smettere di cercare. C’è sempre altro ai bordi, c’è sempre un altro punto di vista, ci sono altre meraviglie oltre a quelle che ci concediamo di vedere. Il mondo non finisce dove sembra”.

Rilanci

Film Il sale della terra, Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado, 2014

Letture –  Fotografia come terapia: attraverso le immagini di Luigi Ghirri, Anna d’Elia, Meltemi, 1999

Musica –  Time after time, Cyndi Lauper. Brano contenuto nell’album She so unusual, 1984

 

Genere

Diari e memorie

 Parole chiave

Fotografia – Memoria

 Trama

“Non è un romanzo, non è un saggio, non sono racconti e neppure poesie. Sono fotografie della mente, immagini, flash, scatti, panoramiche, zoomate dello sguardo nei luoghi dell’interno e del mondo. Sono frammenti di presente e di memoria, un modo di cogliere la vita, di immagazzinare volti e cose venendo a patti con le parole che sempre filtrano ogni ingombro, aggiustano l’accumulo e trasformano in esperienza la vaghezza degli stati emotivi, addomesticandoli”. (Dalla presentazione editoriale dell’autrice)

Autore

Anna Fabbrini è psicologa e psicoterapeuta, docente di Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano e delle Scuole di  specializzazione post universitarie in Psicoterapia della Gestalt. E’ supervisore e Didatta ordinario della Federazione Italiana Scuole e Istituti di Gestalt (F.I.S.I.G.) di cui è membro-fondatore.
Dopo diversi anni di lavoro istituzionale presso servizi pubblici per l’età evolutiva, ha fondato a Milano nel 1979, assieme ad Alberto Melucci il Centro Alia – psicoterapia e formazione.
Ha coordinato e condotto numerosi programmi formativi per Enti pubblici ed Istituzioni e ha diretto la Scuola di Formazione in Psicoterapia della Gestalt e il corso biennale sulla relazione di aiuto. E’ stata promotrice e coordinatrice di importanti progetti di ricerca-intervento per l’IRRSAE Lombardia e molti altri enti e istituzioni. E’ stata membro della Commissione Ministeriale del diritto allo studio presso il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica.
Attualmente svolge attività di psicoterapia con adulti, adolescenti, terapia di coppia e gruppi di supervisione per psicoterapeuti. Presso il Centro Alia conduce uno spazio di confronto e di ricerca, il Cantiere della conoscenza clinica  (CCC) che riflette sulle forme emergenti di patologia, sul rapporto tra società contemporanea e disagio psichico e sulle innovazioni della metodologia clinica applicate alle problematiche dell’identità personale, del rapporto mente-corpo nei disturbi psicosomatici e nel trauma.

Dagli anni ’80 svolge l’attività di fotografa. Ha esposto i suoi lavori in diverse mostre personali e collettive. Oltre all’opera qui presentata, ha pubblicato il volume di foto in bianco e nero “I giorni della quiete”, Editore Pazzini, Verucchio 2001, con introduzione di Roberto Mutti e il CD  TERRAMADRE. Impressioni d’Islanda, Comune di Rimini – Museo degli Sguardi.

Bibliografia

I libri disponibili su ibs.com

La bibliografia completa curata dall’autrice

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