Di che giardino sei?

Di che giardino sei?

Conoscersi attraverso un simbolo

Duccio Demetrio

Mimesis, 2016

 

Il giardino, nelle sue molteplici forme mediante le quali le donne e gli uomini lo hanno concepito, coltivato, fatto rinascere, ha rappresentato di volta in volta il riemergere di desideri, diritti, narrazioni, immagini della nostra umanità, ispirati alla ricerca del bello e della quiete, della laboriosità o dell’ozio, della lentezza e dell’attesa, del bisogno di silenzio. I giardini, nella loro grandiosità o nella insignificante modestia sono da sempre il nostro specchio: riflettono le nostre concezioni della vita, della nostra persona e del carattere, dei nostri stati d’animo e dell’età che, dinnanzi all’apparire di tali interessi, avanzata ci invoglia più di prima ad occuparcene con maggiore determinazione. A nostra immagine e somiglianza li abbiamo inventati, immaginati e realizzati. Ogni giardino il cui nome sia appropriato è portatore di una sua filosofia sofisticata o del tutto pop. In ragione del rapporto con la natura, con la nozione di bello o di sgraziato,con l’idea di ordine o di disarmonia i giardini hanno finito con l’assomigliarci o viceversa. Essi ci ricordano qualcosa di noi insomma, sia coltivandoli in prima persona, sia invidiando chi ne possiede uno ben tenuto , sono una metafora, nella varietà delle loro specie, del nostro agire ed essere nel mondo

Rilanci

Letture –  La religiosità della terra, Duccio Demetrio, Raffaello Cortina, 2013

Film – Oltre il giardino, Hal Ashby, 1979, Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone

Musica –  L’après midi d’un Faune – Preludio, Claude Debussy

 

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Giardini, simboli scrittura, autobiografia, manuali

Trama

Attraverso la ricomposizione delle immagini, dei ricordi, delle fantasie che costituiscono l’archetipo del nostro giardino intimo ognuno di noi può imparare a conoscere più in profondità se stesso e gli altri. Questo saggio restituisce il giardino alla sua funzione di luogo e produzione del mito. Un mito personale, liberato dalle convenzioni uniformanti della dimensione sociale, per accogliere lo spazio interno e privato della memoria, dell’attenzione amorevole a quel che si è stati, a quello che si sceglie di essere

Autore

Già professore ordinario di Filosofia dell’educazione e di Teorie e pratiche della narrazione, è ora direttore scientifico della Libera università dell’ Autobiografia di Anghiari, da lui fondata nel 1998 con Saverio Tutino e di “Accademia del silenzio”. Si occupa di pedagogia sociale, educazione permanente, educazione interculturale ed epistemologia della conoscenza in età adulta. Tra le numerose pubblicazioni ricordiamo: Le solitudini degli uomini. L’interiorità maschile (2010),  Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione(2011) e La religiosità delIa terra. Una fede civile per la cura del mondo(2013). L’ultimo suo libro si intitola L’ingratitudine – la memoria breve della riconoscenza, Raffaello Cortina, 2016

Bibliografia

Tutti i libri di Duccio Demetrio si possono consultare o richiedere in prestito nelle biblioteche, sul sito della Rete Bibliotecaria bergamasca

 

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore, disponibile anche in e-book

Una presentazione fatta a Fahreneit – i libri e le idee – Rai Radio tre

 

Altro

Fato e furia

 

Fato e Furia

Lauren Groff

Bompiani, 2016 (Narratori stranieri)

 

Due persone risalivano la spiaggia . Lei era bionda ed elegante nel suo bikini verde, malgrado fosse maggio nel Maine e facesse freddo. Lui era alto, vivido, emanava uno sfarfallio luminoso che saltava all’occhio e lo teneva avvinto. Si chiamavano Lotto e Mathilde.

Per qualche istante osservarono una pozza di marea piena di creature spinose che svanivano sollevando riccioli di sabbia. Poi lui prese il viso di lei tra le mani, la baciò sulle labbra pallide. Avrebbe potuto morire di felicità in quel preciso istante. Immaginò il mare gonfiarsi per risucchiarli, scarnificandoli con la sua lingua e rivoltare le loro ossa in un abisso di molari corallini. Se lei era al suo fianco, pensò, se ne sarebbe andato cantando.

Insomma era giovane, aveva ventidue anni e si erano sposati quella mattina, in segreto. L’eccesso, viste le circostanze, era perdonabile.

Rilanci

LettureLa donna giusta, Sandor Marai, Adelphi, 2004

Film Basta che funzioni, Woody Allen, 2009

Musica La cura di Franco Battiato

 

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Amore, matrimonio, identità, arte, teatro

Trama

“Per alcuni la vita è sogno. Lotto e Mathilde, il ragazzo d’oro e la principessa di ghiaccio, si conoscono alla fine dell’università e si sposano subito: giovani, bellissimi e innamorati, si avviano verso un destino di felicità. Lotto depone senza troppo dolore le ambizioni da attore per diventare celebre come autore teatrale, e Mathilde si rivela la moglie ideale, la musa silenziosa: lui ama le luci della ribalta e lei sceglie il riparo delle quinte, lui è fiducioso e aperto verso le persone e il futuro, lei è più oscura e sfuggente. Ventiquattro anni di matrimonio per una coppia perfetta, quella che vedono – a credono di vedere – tutti da fuori: ma basta cambiare punto di vista e la maschera cade. Il fato cala senza pietà; e Mathilde è la furia che libera un carico di rivelazioni. Con la sua scrittura intensa e luminosa Lauren Groff è riuscita a dare grande respiro narrativo a quella che si può leggere come una pièce teatrale, una tragedia animata da due personaggi folgoranti: perché ogni storia ha due facce, e la chiave di un matrimonio non è la verità, ma il segreto.” ( dal sito dell’editore Giunti-Bompiani )

Autore

Vive a Gainseville, in Florida. Scrive regolarmente per il “New York Times”, il New Yorker”, l'”Atlantic Monthly” e tutte le più importanti riviste letterarie americane e internazionali. I suoi racconti sono stati selezionati più volte per la prestigiosa raccolta Best American Short Stories.
Arcadia è stato nominato uno dei romanzi più belli del 2012 dal “New York Times”, dal “Washington Post”, da “Kirkus Reviews”, da “BookPage”, da “Vogue”, da “Salon”, da “Book Riot” e da molti altri giornali e blog di lettori. Tra gli altri suoi titoli ricordiamo: I mostri di Templeton (2008) e Fato e furia (2016). (notizie biografiche tratte da  wuz. it )

Bibliografia

Tutti i libri di Lauren Groff, anche in formato e-book, da leggere e prenotare sul portale di Rbbg, la Rete bibliotecaria bergamasca

 

Link

Una recensione di Christian Raimo dal sito web della rivista “Internazionale”

L’intervista all’autrice, Lauren Groff su Minima & MOralia, curata da Adriano Ercolani

Ancora un’interessante recensione di Annalisa de Simone apparsa su Il magazine de’ Il sole 24ore

 

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Primavere e autunni

 

Primavere e Autunni

Matteo DeMonte, Ciaj Rocchi

Becco Giallo, 2015

 

Questo lavoro vorrei poterlo mostrare a mia nonna, e non tanto a mio nonno che invece ne è il protagonista. Mio nonno non era un chiacchierone e quando sono nato io era già vecchio e forse anche malato. Mia nonna, invece, l’ho conosciuta bene, abbiamo vissuto nella stessa casa fino a quando ho avuto vent’anni ed lei che mi ha raccontato questa storia. Erano suoi questi ricordi prima di diventare miei: lei li ha mantenuti vivi per tanto tempo – perché era la sua storia – poi me li ha passati… e oggi vorrei poterle dare questo fumetto, “questo giornaletto” come avrebbe detto lei, per farle vedere che non mi sono dimenticato, anzi. Come aveva fatto lei prima di me, anch’io ho cercato di tenere vivi questi ricordi fissandoli su carta, con un linguaggio semplice, che possa prima di tutto restare per mio figlio, ma non solo. La storia di mio nonno è la storia delle origini della comunità cinese di Milano e di storie come la mia ce ne sono tante,talmente tante che questo libro potrebbe diventare simbolo di una memoria condivisa più ampia, quasi una biografia collettiva. (Matteo demonte, nipote di WU Li Shan)

Rilanci

Letture: S di Gipi, Coconino Press/ Fandango, ultima edizione 2013

Film: Al di là delle Montagne, Jia Zhan Ke, Cina, Francia, Giappone, 2015

 

Genere

Romanzi a fumetti

 

Parole chiave

Memoria – Biografie – Autobiografia

 

Trama

“Wu Li Shan è un giovane venditore ambulante di cravatte. Arriva a Milano nel 1931 da uno sperduto villaggio di montagna della Cina orientale. In città sono appena terminati i lavori della nuovaStazione Centrale e le vie sono piene di gente. Wu non conosce l’italiano ed ha a malapena una stanza dove stare, ma quella città gli piace: adora il rumore dei passi cadenzati sui marciapiedi , le carrozze sulle strade, le chiacchiere delle belle signore che tengono i figli per mano.

Prima di Milano Wu ha vissuto in altre grandi città, come Parigi e Amsterdam, eppure comprende che è l’Italia il luogo che il destino ha scelto per lui e per il futuro della sua famiglia.

Da venditore ambulante a titolare d’azienda, dal matrimonio con la sarta italiana Giulia alla Rivoluzione Maoista che lo allontanerà per sempre dal paese natale, pagina dopo pagina la vita e le imprese di Wu rinascono nella memoria del nipote per diventare finalmente una storia universale.” (tratta dal sito dell’editore BeccoGiallo )

Autori

Matteo Demonte è il nipote di Wu li Shan, il protagonista del racconto biografico. E’ nato a Milano nel 1973, è studioso di lingua e cultura cinese, è stato allievo di Gong Fu tradizionale cinese presso la Ba Ji Shen Quan Hui Guandel maestro Zu Yao Wu e presso la scuola Wu Shu Guandel maestro Chang Zu Yao. Diplomato presso l’IsIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente), ha studiato calligrafia presso la Yunnan University di Kunming e cinese moderno presso l’istituto di Lingua e Cultura dell’Università di Pechino. Nel 2005, insieme a Ciaj Rocchi, ha fondato la GLK Film, un collettivo di videomaker e attori, con cui continua a collaborare a pieno ritmo.

Ciaj Rocchi, (Milano, 1976), dopo aver lavorato per anni nel mondo della comunicazione, nel 2005 ha fondato la Gurukula Film, e da allora è impegnata nella produzione di fiction, documentari, animazioni, in un processo creativo che va dalla scrittura alle riprese, dai costumi al montaggio. Per il resto del tempo è mamma e precaria nel mondo dell’editing video.

(Le notizie biografiche sono tratte dal sito di Fandango Editore )

Bibliografia

Primavere e autunni è la loro opera prima.

 

Link

Una recensione apparsa sul sito on line della rivista “Internazionale”

Un’altra recensione apparsa sul blog “Lo Spazio Bianco”

L’intervista all’autore trasmessa da Radio Popolare e ripresa dal blog dell’editore BeccoGiallo

 

Altro

Dare valore alle storie di vita: la consulenza autobiografica come pratica di accompagnamento e di cura

Che cos’è la consulenza autobiografica? Quali sono gli obiettivi di questo percorso? Per chi è adatto? Queste le domande a  cui questo articolo della dottoressa Cristina Paruta – che collabora con il Centro Divenire in qualità di Consulente in Scrittura Autobiografica Individuale ed Esperta in Metodologie Biografiche e Autobiografiche – proverà a rispondere.

Dare valore alle storie di vita: la consulenza autobiografica come pratica di accompagnamento e di cura

di Cristina Paruta

 

 

A volte la pagina bianca offre molte possibilità

(Jim Jarmusch)

La consulenza autobiografica è prima di tutto un incontro tra due persone, il consulente e il narratore, colui o colei che desidera raccontare di sé. La relazione si costruisce attraverso un dialogo, fatto di parole e di ricordi reciproci, che poi si trasformano in scrittura. E’ proprio la scrittura l’aspetto peculiare di questo percorso perché è lo strumento principale e l’obiettivo finale del percorso. La scrittura cambia la relazione perché attiva dei processi diversi da quelli prodotti dall’oralità, infonde un ritmo particolare, un rallentamento che induce alla sosta, all’indugio e permette al soggetto di ascoltarsi e di provare a raccontarsi da un nuovo punto di vista.

La consulenza autobiografica è un accompagnamento clinico, nel senso antico ed etimologico del termine1. Indica una postura particolare del consulente, un suo accostarsi, uno stare con la storia dell’altro, con un atteggiamento empatico e non giudicante. E’ questo stare con che definisce l’ approccio fenomenologico e asseconda il desiderio del narratore, affinché egli si senta non solo il protagonista ma anche l’artefice principale del suo percorso. Il consulente ha il compito di guidare l’esplorazione dell’esistenza del narratore, aiutandolo a dare forma alle emozioni che emergono durante la narrazione. In questo modo, ogni singola storia riacquista valore e dignità e al contempo ritrova una matrice comune. Il narratore sarà infatti condotto a scoprire i nuclei tematici ricorrenti, (l’amore, la perdita, il gioco, il lavoro) e a far riaffiorare gli episodi più significativi di ogni esistenza.

L’obiettivo della consulenza autobiografica è quello di condurre il narratore a scrivere di sé, favorendo il passaggio dall’oralità alla scrittura, ossia dal pensiero alla pratica autobiografica. Il percorso, che ha una durata concordata di dieci, quindici incontri, si conclude infatti con la scrittura di un racconto autobiografico che potrà assumere le forme più diverse – memoriale, diario, epistolario, cronaca, romanzo dell’io, romanzo di figure…. – per adattarsi ai desideri dell’autore e del protagonista principale delle vicende narrate.

Tutti possono intraprendere questo percorso, in ogni stagione della vita, ma esso diventa diventa particolarmente efficace nei momenti di fragilità esistenziale. Esso non si occupa di disagio psicologico2 ma può essere un percorso di affiancamento al lavoro psicoterapeutico e diventare uno strumento di aiuto, rielaborando in modo creativo alcuni temi significativi. Può essere una porta di accesso al percorso di cura, perché per costruire il proprio testo è necessario prendere contatto con i propri desideri e fare emergere le latenze. Può essere infine una preziosa conclusione del tragitto terapeutico perché tiene traccia ed evidenzia gli apprendimenti, le svolte e le trasformazioni personali.

In questo approccio la scrittura non è solo uno strumento ma anche una “pratica di cura” perché la narrazione apre sempre nuove possibilità.

Dare valore alle storie di vita significa, di conseguenza, mettere al centro del percorso di cura l’immaginazione, sollecitare la memoria e l’emersione dei ricordi lontani o dimenticati, sostenere la riscoperta dei saperi perduti e fare spazio all’io narratore che ci abita senza dimenticare la dimensione estetica nella nostra esistenza. Ciò che è bello, diceva Platone, è anche buono.

1(Clinico, deriva dal greco Klinikos, che si fa presso il letto del malato)

2(Scrittura clinica – Consulenza autobiografica e fragilità esistenziali, Duccio Demetrio, Raffaello Cortina, 2008)

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Bioenergetica: un sentiero profondo di guarigione e rinascita

Partendo dalla sua storia, formativa e professionale,  Francesca Scarano, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento bioenergetico del Centro Divenire, racconta di metodologia e pratica dell’ Analisi Bioenergetica. 

Di seguito il testo dell’articolo:

Bioenergetica: un sentiero profondo di guarigione e rinascita

di Francesca Scarano

 

 

 

Come ho scoperto la Bioenergetica

Intrapresi la mia formazione in psicoterapia Bioenergetica, circa tredici anni fa. Fui attratta da questo approccio a seguito della lettura del libro “Il corpo non mente”, scritto dal prof. Luciano Marchino (analista bioenergetico e fondatore dell’approccio somato-relazionale) che poi divenne il mio maestro. Con la Bioenergetica fu amore a prima vista, anche se ai tempi, giovane e acerba, ero mossa dall’ideale di fare la psicoterapeuta molto più che dalla seria intenzione di guardare le mie illusioni, far cadere le mie maschere, mettermi realmente a nudo e ricominciare a sentire sul serio…paura, vuoto, gioia, rabbia, dolore, piacere e dispiacere e chi più ne ha più ne metta. Ci ha pensato il mio terapeuta, con tanta indulgenza, accoglimento e pazienza a portarmi ogni volta laddove io opponevo resistenza ad andare, lentamente, dolcemente, profondamente…per citare uno dei suoi motti. MI sentivo ogni volta tirata giù, con i piedi in terra e dentro la verità presente al mio interno, qualunque essa fosse. Spesso era difficile da accettare, faticosa da attraversare. Ma poi mi accorgevo che dopo ogni riattraversamento profondo diminuiva la paura di sentire e aumentava la fiducia che questo era possibile senza che accadesse nulla di catastrofico. Più toccavo questioni “calde” al mio interno più sgorgava una nuova energia, una nuova visione di me e degli altri, germogli di una strana gioia, di un piacere nuovo. Sentivo che per quanto la strada da percorrere fosse frastagliata, per quanto ogni tanto dicessi a me stessa: “ Ma chi me lo ha fatto fare?”, oppure “ Non c’è un modo per tornare indietro o scappare?”, (interrogativi che tra l’altro sento presenti oggi nei miei pazienti … e come non comprenderli!), valeva la pena fare tutta quella fatica. Il premio era di volta in volta sentirmi più viva e presente a me stessa, più connessa e aperta realmente agli altri ( e dico realmente perché ho toccato con mano la differenza tra fare “quella aperta” ed esserlo davvero) e man mano, pezzo più difficile, più autentica, nonostante credessi di esserlo già prima ( altra illusione). Insomma, quell’inverno di tredici anni fa, quando approdai alla Bioenergetica non potevo sapere quanta fatica avrebbe richiesto riattraversare i più oscuri e bui luoghi dell’anima ma non potevo nemmeno lontanamente immaginare lo straordinario percorso di rinascita e di crescita che mi avrebbe donato. E’ stato davvero un po’ come ripartorire me stessa. Il processo di ricerca e di scoperta di me, seppur non più con la guida di un terapeuta ma con il mio terapeuta interno che mi fa da guida è a tutt’oggi in corso e credo lo sarà finché avrò vita. L’insaziabile ricerca della mia verità credo mi dia la possibilità di guidare i miei pazienti con fiducia alla ricerca della loro. Posso portarli solo dove io sono già stata.

Che cosa è l’Analisi Bioenergetica?

Ma cos’è l’ Analisi Bioenergetica e soprattutto cosa accade nella stanza di terapia, quel luogo in cui il paziente avvia il suo coraggioso cammino nei suoi più profondi sentieri interiori guidato dal suo terapeuta?(Terapeuta che, ci tengo a specificarlo, non ha nessuno degli idealizzati poteri che a volte gli vengono erroneamente attribuiti, ma semplicemente ha percorso quei sentieri prima del suo paziente e sa, o dovrebbe, sapere molto bene dove e come condurlo nel suo percorso di esplorazione interiore.)

La psicoterapia Bioenergetica affonda le sue radici in un fondamentale principio: il corpo rivela molto di noi, della nostra storia passata e del nostro modo di stare al mondo. E soprattutto il corpo non mente ed è uno stupefacente disvelatore di verità sul nostro conto. Nelle parole di Alexander Lowen, fondatore di questo approccio: “L’analisi bioenergetica è un approccio che integra il corpo nel processo analitico, perché il corpo è la persona. Qualunque problema presente nella personalità quindi si manifesta sia nell’espressione corporea che nell’espressione psicologica. Questi problemi posso essere individuati in modo accurato a partire proprio dalla motilità del corpo se si è in grado di leggerne il linguaggio. Il corpo inoltre contiene la memoria di ogni esperienza che la persona abbia attraversato, pertanto è possibile leggere la biografia di una persona a partire dalla struttura dinamica del suo corpo. Da un punto di vista teorico possiamo affermare che ogni esperienza vissuta si struttura nel corpo delle persone così come nella loro mente.”

Dunque questo grande maestro ci ha insegnato che la nostra biografia, così come i nostri traumi e le ferite che ci portiamo dentro sono scritte nelle nostre mappe psico-corporee. Di conseguenza in quelle stesse mappe è presente un enorme potenziale di guarigione.

Possiamo guarire nel momento in cui riprendiamo un contatto profondo con i luoghi interiori in cui ci siamo “ammalati” e consentiamo a noi stessi di portare una piena consapevolezza a ciò che accade nel nostro corpo e nelle nostre emozioni. Questo richiede una disponibilità da parte nostra a diventare più intimi con il nostro mondo interno e ad entrarci in relazione con un atteggiamento di amorevole accoglienza, scevro di giudizio, pretesa, forzature. E poi richiede un altro ingrediente fondamentale: il coraggio di ritornare a sentire, il coraggio di riaprire le porte all’ascolto della propria vulnerabilità e il poter trasformare quest’ultima da luogo di minaccia ad oceano infinito di risorse e potenzialità. Tali risorse sono naturalmente presenti in ciascuno di noi, ma spesso soffocate dai muri che abbiamo eretto per difenderci da antiche emozioni intollerabili per noi o non accolte, accettate e sostenute dall’ambiente circostante. Queste strategie di difesa che in passato ci sono state utili e forse ci hanno salvato la vita hanno una serie di effetti limitanti sulla nostra vita: riducono le nostre possibilità di incontrare davvero gli altri e di amare, riducono la nostra capacità di cambiamento perché ci irrigidiscono in visioni cristallizzate di noi stessi, degli altri e della realtà circostante, distorcono la nostra percezione. Le nostre difese ci proteggono ma al contempo ci opprimono e ci rendono schiavi di automatismi poco funzionali che guidano i nostri pensieri, il nostro sentire e il nostro comportamento precludendoci ogni possibilità di scelta. “ Non riesco Mai a dire quello che penso”, Non riesco MAI a dire di no “ Mi sento SEMPRE inadeguata e giudicata da chiunque”, “ Mi arrabbio SEMPRE anche quando non vorrei”, “ La amo ma non riesco a dimostrare ciò che ho dentro” , “ Non lo amo più ma non riesco a stare né con lui né senza di lui”, “ Vorrei lavorare di meno ma non riesco, sono risucchiato in un vortice, è più forte di me”, sono solo alcuni degli esempi di frasi riportate dai miei pazienti, che raccontano di quanto il “pilota automatico” contenuto nei muri difensivi abbia preso il sopravvento nelle loro vite. Questi muri, nella visione dell’Analisi Bioenergetica, hanno una precisa identità psico-corporea e ad ogni muscolo cronicamente contratto corrispondono antiche emozioni intrappolate che finché permangono nel regno dell’inconscio e non vengono riportate in coscienza continueranno a derubarci di energia ( devo utilizzare molta energia per tenere le mie spalle cronicamente tese verso l’alto in modo da difendermi dall’accedere ad una intensa e antica rabbia e ne investirò altrettanta per intrappolare in uno stato di contrazione cronica il mio diaframma in modo da non sentire vecchie e insopportabili paure, o la zona del torace per non entrare in contatto con il dolore del cuore, etc ) e a limitare la nostra possibilità di muoverci nel mondo in maniera funzionale, autentica e spontanea.

La Bioenergetica in pratica

Nella terapia bioenergetica è proprio dal lavoro sul corpo che si parte per lasciare pian piano cadere questi muri, sciogliere i propri blocchi e avviare un processo di decondizionamento da vecchie abitudini psico-neuro-muscolari che abbiamo fatto nostre tanto tempo fa e che si sono poi radicate in noi attraverso la ripetizione e l’abitudine. Man mano i blocchi si dissolvono è possibile sperimentare un nuovo sentire, il nostro sistema si riorganizza e diventa in grado di trovare nuove soluzioni a vecchi problemi! La mobilizzazione corporea e del respiro, cosi’ come l’utilizzo della voce e dell’espressività emotiva, strumenti cari all’Analisi Bioenergetica, vanno a schiudere le casseforti corporee in cui sono rimaste intrappolate antiche emozioni rimosse. Le emozioni emergenti, accompagnate dalla consapevolezza del processo in corso e dalla ricerca di senso della relazione tra ciò che sta accadendo nella stanza di terapia e la storia del paziente consentono la creazione di rinnovate connessioni tra mente, corpo ed emozioni. Si creano così nuovi sentieri nel nostro cervello che inevitabilmente portano ad un cambiamento nel nostro modo di “abitare” noi stessi e il mondo esterno. Sciogliere un conflitto somatizzato in una tensione psico-neuro-muscolare implica l’affrontare una sofferenza, che può manifestarsi a livello corporeo, psicologico o a entrambi i livelli. Per andare oltre questo dolore e riapprodare ad un’area di benessere interno, di pacificazione, non possiamo far altro che, in primis accettare ciò che arriva ed accoglierlo così com’è senza giudicare o opporre resistenza a ciò che sta riaffiorando, lasciarlo accadere. In secondo luogo affrontarlo, “entrarci dentro”. Lasciandolo fluire al nostro interno quel vissuto di rabbia o angoscia o dolore o paura si dissolverà e con esso il conflitto che quelle emozioni negate si portavano dietro (con tutte le annesse conseguenze nei nostri pensieri, emozioni e nel nostro comportamento)

Man mano questo processo va avanti, la persona che ne è protagonista, può sperimentare la sensazione di riappropriarsi di parti di sé che erano “congelate”, di pezzi della propria identità che erano come scissi dalla personalità. Sente di respirare in modo più ampio e fluido, si sente più “intera” e inizia a ricontattare una vitalità, una gioia ed un potenziale energetico smarrito tanto tempo fa. Malessere e benessere, dolore e gioia si palesano come due lati di una stessa medaglia. Direttamente annodati ai fili del nostro vissuto negativo ci sono la grazia, la gioia e la vitalità che in origine erano presenti al nostro interno prima di sperimentare condizionamenti ambientali negativi e/o traumatizzanti. Se ci diamo il coraggioso permesso di incontrare quelle zone d’ombre ritroveremo anche la luce, in una fluida danza in cui ci concediamo di stare di volta in volta con quello che c’è dentro di noi. Kahlil Gibran ci offre questa perla che io trovo molto vera: “Quando siete felici guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia”.

In sintesi più sperimentiamo la possibilità di accogliere l’intera gamma dei nostri sentimenti più acquistiamo “grounding”, principio fondante dell’Analisi Bioenergetica loweniana. Il termine grounding, che significa radicamento, sta ad indicare, oltre che una precisa postura del corpo che favorisce un maggiore contatto con il proprio sentire e l’approfondimento di un appoggio saldo e sensibile dei piedi al suolo, una posizione esistenziale di presenza consapevole e di connessione energetica profonda con se stessi e con il mondo circostante. Nel lavoro con i suoi pazienti Lowen si accorse che tanto più le persone avevano un appoggio poco solido al terreno, tanto più erano abitate da insicurezza e sfiducia nel poter ricevere sostegno dalla vita e dagli altri. Si rese conto che l’origine di tali vissuti era direttamente correlata ad una mancanza di sostegno, nutrimento affettivo, supporto al proprio Sé autentico sperimentata nei primi anni di vita, nella relazione con le proprie figure affettive di riferimento. Dice Lowen: “ La propria casa è il proprio corpo. Non essere connessi in modo sensibile con il proprio corpo vuol dire essere uno spirito disconnesso che fluttua attraverso la vita senza alcun senso di appartenenza. Tutti i pazienti con cui ho lavorato, sentono in misura maggiore o minore, questa separazione e solitudine, è un modo di essere tragico. L’obiettivo del mio lavoro terapeutico è aiutare le persone a ritrovare il loro senso di connessione con la vita e con gli altri, e radicarsi è l’unico modo per farlo. “

Cosa succede nella stanza della terapia?

Prima di ricevere un paziente che arriva in studio da me per chiedermi aiuto su qualsivoglia problematica, mi occupo di me. Lavoro sul corpo e sul respiro attraverso la pratica Bioenergetica, cerco di approfondire il più possibile il mio radicamento e di sciogliere eventuali tensioni interne che potrebbero interferire nella mia sintonizzazione con lui o lei. Infine mi occupo di lavorare sull’apertura del torace in modo da poter accogliere chi sta per entrare con un cuore il più possibile aperto. Sento questo rituale preparatorio particolarmente importante, perché in ogni seduta, il mio corpo e le mie emozioni diventano una cassa di risonanza di ciò che succede a chi sta seduto di fronte a me. Più mi sento, più riesco a sentire l’altro. Più lo sento e rimando ciò che dall’altro mi arriva, più lui si sente profondamente colto e riconosciuto nei suoi vissuti…e un primo livello di cura ha già inizio. Molte problematiche psichiche sono frutto di mancate sintonizzazioni, di fratture nella connessione relazionale e dell’interiorizzazione di tali modelli relazionali patologici. Gli studi dell’Infant Research e in particolare dello psicoanalista Daniel Stern ci ricordano infatti che sulla base delle sue primissime interazioni il bambino costruira’ i modelli di esperienza soggettiva interna e di relazione che costituiscono le rappresentazioni mentali di se’ e dell’altro.In tal senso so quanto la relazione che intercorre momento per momento tra me e il mio paziente, al di là di qualsiasi tecnica utilizzata, sia fondamentale nel processo di guarigione e me ne prendo cura. Sperimentare una relazione più sintonica e funzionale, rispetto a quelle esperite nella propria infanzia, ha un potente effetto riparatore. Questa nuova relazione, per essere efficace e realmente terapeutica, deve essere in primis autentica perché come ci ricorda Erich Fromm “la relazione psicoterapeutica non deve essere un’educata conversazione o una chiacchiera da salotto ma deve avere il carattere dell’immediatezza: lo psicoterapeuta non deve mai mentire, né cercare di compiacere o impressionare. Deve restare se stesso, il che significa che deve avere lavorato con se stesso”. Quando parlo di autenticità mi riferisco ad una qualità essenziale che è necessario che il terapeuta coltivi per far si che l’incontro con il paziente avvenga in una dimensione di verità e per fungere da modello per il paziente stesso: l’arte della congruenza.Sono congruente se quello che sento, quello che penso e ciò che dico e faccio sono in armonia tra loro. Quindi ciò significa che non fingo di ascoltare, ma che per quanto possibile mi sintonizzo davvero a livello emotivo e corporeo con chi ho di fronte. E’ come se io diventassi una cassa di risonanza che mi permette di vibrare in relazione a ciò che accade dentro al mio paziente. Ciò che io sento nel corpo e a livello emotivo di fronte a quella persona, sono una preziosa bussola per empatizzare con il suo stato interno. Quindi non solo vedo ciò che fai, ma sento ciò che tu senti e se necessario e utile al processo ti rimando il tipo di pulsione, ritmo, attivazione corporea ed energetica, vissuto emotivo che percepisci internamente o ti guido nell’osservarlo più da vicino. Le più recenti scoperte neuroscientifiche, attraverso la teoria dei “neuroni specchio” hanno tra l’altro ormai legittimato l’esistenza di meccanismi fisiologici sottostanti l’empatia. I neuroni-specchio sono situati nella corteccia premotoria, che è l’area deputata al movimento e sono correlati al sistema limbico, area del cervello correlata alle emozioni. Secondo tali teorie esistono dei neuroni che non solo si attivano quando vediamo qualcuno compiere un determinato comportamento ma anche quando osserviamo una persona provare emozioni. Quindi permettono di portare l’esperienza dell’altro al nostro interno come se ciò che lui vive stesse accadendo a noi. Pertanto, ciò che sento nel mio corpo e ciò che provo di fronte al mio paziente rappresentano utili indicatori ai fini della diagnosi ma anche della cura. Lui sente che io sento. Ogni volta che questo accade vedo gli occhi della persona che ho di fronte riempirsi di lacrime e alla mia domanda: “Cosa ti commuove in questo momento?”, la riposta molto spesso è la stessa: “Quando ero piccolo nessuno mi ha mai guardato così, nessuno si accorgeva o si preoccupava di ciò che io provavo. Il fatto che tu cogli ciò che sto sentendo, che te ne prendi carico e cura, che ti emozioni insieme a me…ecco, si, i tuoi occhi lucidi in questo momento… da una parte mi turbano, perché è un’esperienza totalmente nuova, si ecco, forse mi spaventa anche un po’, ma dall’altra sento che qualcosa si scioglie profondamente dentro di me”. La presenza apre il vuoto dell’assenza. La possibilità di esplorarlo e al contempo di ricevere nella stanza di terapia risposte diverse, più empatiche, funzionali e sintoniche rispetto a quelle ricevute in passato fa si che accadano cose nuove. L’emozione spiacevole che riaffiora all’inizio fa molto male ma il poterla rivivere e il poter accedere ad un diverso sguardo che offre presenza, attenzione e partecipazione agisce da balsamo cicatrizzante che man mano lenisce e cura la ferita.Ma facciamo un passo indietro e torniamo un attimo a quando il paziente arriva. Uno dei grandi supporti clinici e diagnostici per noi terapeuti bioenergetici è la lettura del corpo. Una co-lettura oserei definirla, che prende spunto non solo da ciò che io osservo ma anche e soprattutto da ciò che il paziente legge di sé e dentro di sé attraverso la mia guida. Mentre la persona condivide con me il suo problema, cerco di tenere in ascolto entrambi i miei emisferi cerebrali, e quindi di comprendere ciò che mi dice e avviare una riflessione su ciò che mi porta, di osservare dove il suo respiro si blocca, quali parti del corpo sono contratte e bloccate, tenute in su o in dentro, espanse in fuori , cosa comunicano i suoi occhi ma cerco anche di sentire ciò che più in generale mi arriva da quella persona. Provo ad ascoltarlo con il cuore e a sintonizzarmi con il messaggio contenuto nell’emozione intrappolata nelle sue tensioni corporee e nelle costrizioni del suo respiro. Spesso colgo delle frasi che affiorano intuitivamente al mio interno come se percepissi la voce di quell’emozione: ad esempio, “ Perché sei andata via?” , “ Dov’eri quando avevo bisogno di te?”, “ Mi vedi? Guardami per favore! Guardami!!!”, “Perché mi accetti solo se sono come tu mi vuoi? Perché mi soffochi?” e così via. Frasi che raccontano del bagaglio di ferite emotive con il quale il paziente si presenta in studio e alle quali ha un estremo bisogno di ridare voce e diritto di esistenza. Capita spesso che lui non ne abbia consapevolezza e il mio lavoro è quello di aiutarlo a far riemergere questo materiale emotivo sommerso e poi sostenere un’elaborazione di senso e un’integrazione di ciò che accade in relazione alla sua biografia. Osservando come si muove la pulsazione vitale al suo interno e in quale parte del corpo si crea un blocco posso in modo delicato accompagnare il paziente a dirigere la sua attenzione consapevole verso ciò che gli sta accadendo e domandargli: “ Cosa stai sentendo? In quale parte del corpo lo senti?”. Già portare attenzione avvia un primo cambiamento di stato. “Te la senti di provare ad entrare più in profondità in questo vissuto?”. A questo punto posso proporre al paziente un’attivazione corporeo-esperienziale che gli consenta di “scendere” e calarsi maggiormente nella sua esperienza interna. A tal proposito L’Analisi Bioenergetica offre un esteso repertorio di tecniche corporee, che utilizzano il movimento, il respiro, l’espressività emotiva, la voce, il lavoro di mobilizzazione oculare che se grazie all’intuito e alla sensibilità del terapeuta vengono utilizzate in modo appropriato, al momento opportuno e in una buona cornice relazionale, possono contribuire ad esplorare e far ritornare in coscienza antiche “storie emotivo-corporeo-relazionali”. Quando queste “riaperture” si verificano oltre che potenziare la connessione tra terapeuta e paziente consentono man mano di “ri-scrivere” vecchie connessioni neuronali o crearne di nuove. La guarigione procede dunque attraverso la riscoperta della percezione corporea ed emotiva e non attraverso uno sforzo di volontà. Lasciando parlare ancora Lowen: “C’è un processo di cambiamento che avviene dall’interno e non richiede sforzi coscienti. E’ chiamato crescita e migliora l’essere. Non è qualcosa che si può fare: quindi non è una funzione dell’Io ma del corpo”. Ritengo che tale risveglio emotivo e corporeo possa accadere solo nella cornice di una relazione terapeutica in cui il paziente possa sentirsi visto con uno sguardo autenticamente presente, affettuoso, accogliente e non giudicante. La mera applicazione di tecniche non cura, ma cura l’utilizzo delle tecniche a supporto del processo psico-corporeo in atto dentro una relazione correttiva “sufficientemente buona”, per dirla alla Winnicott ( psicoanalista inglese che approfondì tra le altre cose il tema della relazione madre-bambino) in cui il paziente senta il diritto di poter esistere davvero per quello che è e in cui circoli una comunicazione che viaggia da cuore a cuore.

Se io ti vedo tu ti senti esistere, se ti senti esistere ti liberi, ti sciogli e ti illumini. E la tua energia che si libera nutre la mia.

Grazie a tutti i miei pazienti che mi danno il privilegio di essere testimone della riscoperta della loro luce, di commuovermi davanti ad ogni momento di rinascita della loro bellezza e di nutrirmi ogni volta con stupore del sacro splendore di questo processo.

Bibliografia

Cinotti N., Zaccagnini C., Analisi bioenergetica in dialogo, Franco Angeli Editore, 2009.

Goleman Tara Bennet, Alchimia emotiva, come la mente può curare il cuore, BUR; 2013 (Best BUR).

Klopstech Angela, Analisi bioenergetica e psicoterapia contemporanea: considerazioni

dialogando con altri approcci e con le neuroscienze, http://www.siab-online.it/pubblicazioni/articoli.

Krishnannanda, Amana, A tu per tu con la paura, vincere le proprie paure per imparare ad amare, Feltrinelli, 2013.

Lowen Alexander, Onorare il corpo, la nascita della bioenergetica nella autobiografia del suo fondatore, Xenia, 2011.

Lowen Alexander, Espansione e integrazione del corpo in Bioenergetica, Astrolabio, 1979.

Lowen Alexander, Bioenergetica, Feltrinelli, 2004, 2013

Marchino Luciano e Monique Mizrahil, La Forza e la Grazia, Commento alla pratica bioenergetica, Bollati Boringhieri, 2012.

Marchino Luciano e Monique Mizhrail, Il corpo non mente, Pickwick Libri, 2014.

Miller Alice, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, Bollati Boringhieri, 2008.

Pert Candace, Molecole di emozioni: perché sentiamo quel che sentiamo, Tea Edizioni, 2016.

Siegel Daniel, Mindfulness e cervello, Raffaello Cortina Editore, 2009.

Vita Heinrich-Clauer, Manuale di Analisi Bioenergetica (Ed. It. A cura di Nicoletta Cinotti e Rosaria Filoni) Franco Angeli, 2013.

Altro

I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé

I significati pedagogici della scrittura e del racconto di sé

Raffaella Biagioli

Liguori editore, 2016 (Riletture, 3 – Tracce e memorie pedagogiche)

 

Saper scrivere e parlare di sé è storia delle conquiste delle libertà personali ed è anche la storia di una diffusione della cultura del sé e del bisogno umano di sentirsi protagonisti della propria storia e delle forme più adatte per raccontarla, un modello pedagogico autoermeneutico diretto a dar senso ed a comprendere da multiple angolazioni, l’esperienza interiore, psicologica, estetica e professionale dei soggetti in formazione, siano essi bambini, adolescenti o adulti…E’ scegliendo la via dello scrivere di sé, come attività consueta, non per ambizioni letterarie, ma per autoconoscenza che la fatica di darsi un volto si presenta sotto forma di attività di autoformazione che non conosce arresti né età, non c’è infatti un’età per imparare a parlare e a scrivere di sé.

Rilanci

Letture – Philippe Lejeune Una vita per l’autobiografia, Caterina Benelli, Unicopli, 2006

Film – Boyhood, Richard Linklater, Stati Uniti, 2014. Il Film ha vinto l’Orso d’argento per la miglior regia al Festival di Berlino del 2014 e Patricia Arquette ha vinto l’oscar come miglior attrice non protagonista nel 2015.

Musica – “Hero”, Family of the year,  2014, la canzone che fa da colonna sonora al film.

 

Genere

Saggistica

Parole Chiave

Pedagogia, scrittura di sé, autobiografia

Trama

Il volume pone a tema le scritture autobiografiche nei loro significati, problematicità, risorse, e si propone come stimolo ad una riflessione densa di possibilità di crescita educativa. Si costituisce attorno ad alcune scelte epistemologiche ben definite: centralità della narrazione e della ricerca ermeneutica, intreccio di riflessione cognitiva e di ricerca-azione come prassi pedagogica e didattica. Propone percorsi narrativi che riguardano i significati della scrittura in ambito pedagogico e vengono presentate alcune metodologie per scrivere e per raccontarsi.

Autore

Raffaella Biagioli è  Professore Associato di Pedagogia Generale e Sociale, presso l’ Universita d Firenze. Si interessa di Pedagogia della Scuola con riferimento alle figure marginali o con difficoltà  di apprendimento. In particolare si è occupata di Pedagogia della Marginalità, di Pedagogia di Genere e di Pedagogia Interculturale con ricadute sulla Didattica e sui Processi Formativi.

Bibliografia

Tutti i libri e gli articoli di Raffella Biagioli sono elencati nella pagina apposita del suo blog personale

 

Link

La scheda del libro sul sito web dell’editore,disponibile anche in e-book

 

Una presentazione fatta a Fahreneit – i libri e le idee – Rai Radio tre

 

Altro

Cleopatra va in prigione

Cleopatra va in prigione

Claudia Durastanti

Minimum Fax, 2016 (Nichel, 74)

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Sono nata dopo un’operazione di otto ore che ha rischiato di uccidere mia madre. Mio padre le aveva attaccato una malattia venerea durante la gravidanza, un’infezione maligna e offensiva di cui le infermiere parlavano nei corridoi compatendola, I medici invece erano eccitati perché potevano salvare la vita a qualcuno in modo nuovo.

Così dice mia madre: che i dottori le ronzavano attorno con gli occhi febbrili e commossi, spaventandola. Però erano stati onesti con lei: le avevano spiegato che forse era meglio rimuovere il feto e rinunciare ad avere una figlia. Che moriva lei, o morivo io , o morivamo entrambe…

Solo che io sono testarda e sono nata. Quando ho raccontato questa storia a Aurelio per farlo innamorare di me, lui ha detto che lo inondavo di tenerezza.

La sera in cui compio trentun anni Aurelio mi porta a cena fuori.

Rilanci

Letture-  Simona Vinci, In tutti i sensi come l’amore, Einaudi, 1999 (Stile Libero)

Film – Le Meraviglie, Alice Rohrwacher, Italia, Svizzera, germania 2014, Grand Prox della Giuria al Festival di Cannes, 2014

Musica-  Afterhours, Quello che non c’è

 

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Amore, identità, carcere, Roma

Trama

“Ogni giovedì Caterina va a trovare Aurelio, il suo ragazzo, nel carcere di Rebibbia. Sono entrambi figli dell’estrema periferia romana, e in passato hanno provato a costruire un sogno insieme: gestire un night club. Ma le cose sono andate diversamente dai loro progetti e Caterina, ex ballerina di danza classica, si è ritrovata a lavorare come spogliarellista proprio nel locale di Aurelio. Adesso lui è in prigione, ed è convinto che lo abbiano incastrato. Come reagirebbe se sapesse che, una volta uscita di lì, la sua ragazza si infila tra le lenzuola del poliziotto che lo ha arrestato?

Cleopatra va in prigione è un romanzo struggente, duro, pieno di colpi di scena, ambientato in una Roma molto più vasta e sconosciuta di ciò che si potrebbe immaginare. Claudia Durastanti scatta una fotografia vivida e accorata della periferia urbana, il vero luogo dove in questi anni nascono le storie, e soprattutto racconta chi, nonostante le delusioni e i sogni infranti, continua a vivere e ad amare” ( la trama è presa dalla scheda del libro pubblicata sul sito dell’editore, Minimum Fax)

Autore

Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice e traduttrice. Ha pubblicato per Marsilio due romanzi, Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (2010) e A Chloe, per le ragioni sbagliate (2013). Si occupa di libri per diverse testate. Vive a Londra.

Bibliografia

Tutti i libri di Claudia Durastante, da leggere e prenotare sul portale di Rbbg, la Rete bibliotecaria bergamasca

Link

Una recensione di Frederika Randall dal sito web della rivista “Internazionale”

L’intervista a Claudia Durastanti, curata da Francesca del Vecchio e apparsa sull’inserto D di La Repubblica

Ancora una recensione di Matteo Fontanone apparsa su L’indiceonline

 

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I nomi che diamo alle cose

I nomi che diamo alle cose

Beatrice Masini

Bompiani, 2016 (I Narratori)

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Scorsa la lettera, l’aveva subito ripiegata – strano, come ci spaventino certe chiamate o convocazioni ufficiali o pubbliche, come se avessimo sempre qualche colpa nascosta o da nascondere – per aprirla subito dopo e di nuovo rileggere le curiose righe centrali. Voleva saperne di più . Una delle poche volte in cui ha riconosciuto il momento giusto, la spinta assoluta, lei che di solito le cose le lascia passare con distacco, come tram fuori orario che se hanno voglia ti aspetteranno, e alla fine non sali perché è troppo tardi, o troppo presto. Vero che non poter dire di no, è diverso dal volere dire di sì, ma al momento le era parsa una sfumatura.

Rilanci

Letture – Bambini nel bosco, Fanucci, 2014

Film – La sedia della felicità, Carlo Mazzacurati, 2013, Italia

 

Genere

Narrativa

Parole Chiave

Casa, segreti, dono, memoria, scrittura

Trama

“Spesso quando si desidera distrattamente qualcosa si finisce per ottenerlo senza sapere che farsene. È quello che scopre Anna, quarant’anni, quando Iride Bandini, celebre autrice per ragazzi conosciuta anni prima, le lascia in eredità una piccola casa, la portineria della sua proprietà: un curioso, eccessivo gesto di gratitudine che invita Anna a cambiare vita senza rifletterci troppo. Dalla città alla campagna, passato un primo periodo in solitario nuovi legami s’impongono, si rendono necessari: un capomastro gentile e devoto, l’ex segretaria e il figlio irrequieto della scrittrice, uno sceicco che non è uno sceicco, una coppia di contadini con bambine, tutti sembrano volere qualcosa da Anna, come se la sua presenza in quel luogo non fosse quasi casuale ma richiesta. “ ( tratto da ibs.com)

Autore

Beatrice Masini è nata a Milano, dove vive e lavora. Scrittrice, giornalista editor della narrativa per ragazzi traduttrice – ha tradotto dall’inglese la saga di Harry Potter, pubblicato in Italia da Salani.

Ha scritto moltissimi libri per bambini e ragazzi, dagli album illustrati per i più piccoli a romanzi per adolescenti. Le sue storie sono tradotte in tutto il mondo. Nel 2004 ha vinto il “Premio Pippi”  per Signore e signorine – Corale greca, il “Premio Elsa Morante Ragazzi” per La spada e il cuore – Donne della Bibbia e il “Premio Andersen – Il mondo dell’infanzia” come miglior autore. Nei suoi testi affronta con impegno e passione i più diversi generi letterari e le più diverse tematiche: storie di scuola, conversazioni tra nonni e bambini che appagano il bisogno di evadere con la fantasia, ma soprattutto riesce a rappresentare con straordinaria sensibilità il mondo dei ragazzi di oggi, i loro dubbi ed i conflitti come quello vissuto da Olga.  Per la EL ha dato voce alle eroine della classicità greca, protagoniste di commedie e tragedie e dell’epica omerica come Alcesti, Cassandra, Circe, Penelope Nausica, Medea, e alle donne della Bibbia. Bambini nel bosco, è stato finalista al “Premio Strega” del 2010. Con Tentativi di botanica degli affetti, la Masini ha fatto parte dei finalisti del “Premio Campiello” – edizione 2013.

I nomi che diamo alle cose è il suo ultimo romanzo.

Bibliografia

Tutti i libri della Masini, compresa la sua produzione per ragazzi, sul sito di Rete Bibliotecaria Bergamasca

 

Link

Michela Murgia racconta del libro nella trasmissione “Quante storie”

Una recensione di Ida Bozzi apparsa su Corriere della sera/Cultura

Ancora una recensione sul blog Letteratitudine

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Il museo del mondo

Il museo del mondo

Melania Gaia Mazzucco

Einaudi, 2014 (Frontiere)

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Ne ho scelte cinquantadue – una alla settimana, per un anno…Il desiderio di un’opera è l’unico criterio veramente fondamentale della mia selezione. Non perché abbia mai desiderato possederla o collezionarla…Ma perché ho il desiderio di ascoltarla ancora, consapevole che essa ha tutto da insegnarmi, e non smetterà mai di parlarmi. Ne scrivo appunto per ritrovarla e rivivere l’esperienza di quell’incontro. Se dopo aver letto questi testi, o qualcuno di essi, sentirete anche voi voglia di vedere (o rivedere) questa o quell’opera coi vostri occhi, allora questo museo esisterà davvero e sarà nostro

 

Rilanci

Letture –  La lunga attesa dell’angelo, Melania Gaia Mazzucco, Rizzoli, 2008

Film – Mr. Turner, Mike Leigh, Gran Bretagna, 2014

Musica – Il senso delle cose, Cristina Donà, 2015

Genere

Saggistica, Memorie e diari

 

Parole Chiave

Museo, pittura, scrittura, autobiografia passione, arte,

Trama

“Cinquantadue capolavori per cinquantadue storie. Da Ad Parnassum di Paul Klee a Giove e Io di Correggio, da Black Iris di Georgia O’Keeffe al Cane di Francisco Goya, dalla Lattaia di Vermeer alle Cattive madri di Segantini, e via via attraverso Beato Angelico, Burne-Jones, Bacon, Van Gogh, Caravaggio, e altri. Fino ad arrivare ai piedi della scala, dai gradini luccicanti d’oro, della Presentazione di Maria al Tempio di Tintoretto. Un museo sempre aperto, pronto ad accogliere il lettore e a fargli incontrare quelle opere che diventano presenza, specchio di un pensiero, indelebile emozione, scintilla di significato del mondo” (presentazione tratta dal sito web dell’editore).

 

Autore

Melania G. Mazzucco è laureata in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e in Cinema al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha scritto per anni soggetti e sceneggiature per il cinema.
Dal 1995 collabora all’Enciclopedia Italiana Treccani, per la quale ha curato il settore letteratura e spettacolo di varie opere dell’Istituto.  Nella narrativa ha esordito nel 1992 con il racconto Seval e altri suoi racconti sono stati pubblicati successivamente da varie testate.  I romanzi Il bacio della Medusa (1996) e La camera di Baltus (1998) sono stati ben accolti dal pubblico e sono stati finalisti al Premio Strega.
Con il terzo romanzo, Lei così amata (2000), la Mazzucco ha vinto il SuperPremio Vittorini, il Premio Bari Costa del Levante, il Premio Chianciano e il Premio Napoli.
Ha scritto inoltre numerose storie per la radio e articoli e recensioni sul teatro. Proprio per il teatro, insieme con Luigi Guarnieri ha scritto, a metà degli anni ’90, “Una pallida felicità – Un anno nella vita di Giovanni Pascoli” vincitore della Medaglia d’oro per la drammaturgia italiana nel 1996.
Nel 2003 con Vita Melania Mazzucco ha vinto il Premio Strega.
Del 2012 è  il suo romanzo sulla guerra in Afghanistan Limbo (Einaudi) e Il bassotto e la regina(Einaudi). Nel 2016 pubblica Io sono con te. Storia di Brigitte (Einaudi), vincitore del premio Libro dell’Anno 2016 di Radio3 Fahrenheit  (Le notizie biografiche sono tratte da wuz.it – il social dei libri)

 

Bibliografia

Tutti i libri di Melania G. Mazzucco si trovano nelle biblioteche e si possono prenotare sul sito della Rete Bibliotecaria bergamasca

 

Link

L’intervista all’autrice che presenta la sua opera sul sito di Rai News 24

Una recensione apparsa sul sito Cultura&Culture

 

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Un cigno selvatico

 

Un cigno selvatico

Michael Cunnigham

La nave di Teseo, 2016 (Oceani)

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La gran parte di noi non corre rischi. Se no siete in un sogno delirante del sonno degli dei, se la vostra bellezza non turba le costellazioni, nessuno vi lancerà un incantesimo. A nessuno verrà in mente di trasformarvi in una bestia o di mettervi a dormire per cent’anni. L’apparizione camuffata da spiritello non ci pensa nemmeno a offrirvi tre desideri con la catastrofe nascosta dentro come una lametta in una torta… La gran parte di noi può stare tranquilla: riusciremo a rovinarci con le nostre stesse mani. Le entità vendicative ambiscono a devastare soltanto i rari, coloro che chissà come hanno ricevuto in dono non soltanto giardini incantati e fasti principeschi ma una leggiadria che fa sussultare gli uccelli posati tra i rami, per giunta completata da un’eleganza, una generosità e un fascino talmente naturali da sembrare qualità umane banalissime. A chi non piacerebbe fare lo sgambetto a questa gente?

Rilanci

LettureLa Camera di sangue e altre storie, Angela Carter, Feltrinelli, 1984

FilmIn compagnia dei lupi, Neil Jordan, 1984

Genere

Narrativa

 Parole Chiave

Fiabe, Mito, Interpretazione

Trama

“Da Cenerentola a Biancaneve, una rivisitazione moderna con un occhio di riguardo al disgraziato non-protagonista – Le storie della buonanotte non sono mai state così dark, perverse, e reali. La Bestia è di fronte a voi in fila al supermercato, compra uno snack, il suo sorriso divorante fisso sul cassiere. Un ometto malformato con un talento per le piccole magie non si ferma davanti a nulla per procurarsi un bambino. Jack, pigro e rozzo, preferisce vivere nel seminterrato di sua madre che ottenere un lavoro, fino al giorno in cui scambia una mucca con una manciata di fagioli magici. E ancora, il matrimonio di Raperonzolo entra in crisi quando comincia a perdere i capelli, Hansel e Gretel diventano due teppisti violenti e senza freni. In Un cigno selvatico, Michael Cunningham trasforma i personaggi di terre molto molto lontane – le figure mitiche della nostra infanzia che tanto ci hanno incantato – in protagonisti che rivelano molto del nostro presente”

Autore

È cresciuto a Los Angeles e vive a New York. Per Bompiani sono usciti: Le ore (1999), tradotto in ventisette lingue e vincitore del Premio Pulitzer per la Narrativa, del Pen/Faulkner Award e del Premio Grinzane Cavour 2000 per la Sezione Narrativa Straniera, Carne e sangue (2000), per il quale ha ricevuto il Whiting Writer’s Award, Una casa alla fine del mondo (2001), Mr Brother (2002), Dove la terra finisce (2003), Giorni memorabili (2005), Al limite della notte (2010), La regina delle nevi (2014).
Dal romanzo Le ore è stato tratto il celebre film interpretato da Meryl Streep, Nicole Kidman e Julianne Moore, mentre da Una casa alla fine del mondo è stata realizzata una versione cinematografica diretta da Michael Meyers.
Nel 2016 pubblica con La nave di Teseo Un cigno selvatico (illustrazioni di Yuko Shimizu).
(note biografiche curate da Wuz.it)

Bibliografia

Tutti i libri pubblicati da Michael Cunnigham sul sito di e-commerce ibs.com

Link

L’articolo di Chiara Gamberale apparso su Tuttolibri de’ La Stampa

La recensione di Andrea Chiari su leggereacolori.com

Un articolo dedicato al romanzo dal blog di Huffingtonpost.it

 

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